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mercoledì, ottobre 31, 2012

PROBLEMI PER LA MIA IMMIGRAZIONE


anonimo Età:   23
Vorrei solo sapere cosa ne pensa e come posso migliorare
la mia vita.Non faccia caso agli errori grammaticali.
Sono un Indiano nato in India.Appena nato mi sono trovato pieno di cugini
coetanei e alcuni piu grandi.Ovviamente ero molto felice e trascorrevo le
giornate con loro a divertirmi,pero i miei genitori non erano mai presenti.Mia
madre era preside di una scuola. Trascorreva solo 2 ore al giorno con me
difficilmente,ma mi amava e per questo lavorava e voleva mandarmi in una buona scuola.Lo stesso posso dire di mio padre che pero non trascorreva neanche un ora con me perche impegnatissimo con il suo lavoro(tornava tardi e partiva mattina presto) in un negozio di attrezzi elettrici(che non andava bene) poi qnd avevo 3 anni si trasferi in Italia da solo per cercare un lavoro.Entrambi mi amavano moltissimo ma mia madre era molto severa con me per lo studio.Noi non parlavamo d\'altro che di studio dopo di che si metteva a correggere i compiti di altri ragazzi perchè in India anche i presidi insegnano.Mi picchiava ogni giorno per lo studio. Appena scendeva dal bus mi chiedeva se avevo fatto i compiti di scuola e altri compiti che lei mi aveva assegnato altrimenti Baaaam!.Avevo cominciato ad evitarla e mi avvicinavo solo quando era di buon umore.Cmq la amavo un po. Lunica persona che mi coccolava era la nonna.La mamma,di fine settimana mi preparava molte cose buone da mangiare.Andavo a scuola ma ero un tipo solitario anche perche avevo gia molti cugini in casa e amici nella via in cui abitavo.Poi cmq a scuola cera molta competizione per lo studio tra i ragazzi quindi erano tutti nemici un contro l\'altro.Cmq,non avevo un riferimento per il futuro,non sapevo cosa fare e perche stavo studiando ,i grandi dicevano solo che se studi diventi ricco da grande e sarai contento altrimenti un mendicante e dovrai soffrire molto.Pero nessuno mi diceva cosa e come studiare.Cosi studiavo altrimenti gli insegnanti picchiavno di brutto e cera sempre una paura continua.All\'eta di 8 anni mia madre si trasferi in Italia e mi aveva lasciato indietro perche continuassi a studiare in una prestigiosa scuola privata(inglese,cattolica e solo per maschi).Ma appena mia madre sene ando non ero piu vincolato a studiare e a scuola le prendevo ma studiavo solo materie matematica,scienze,geografia che mi piacevano molto.Passavo il mio tempo a giocare e in altri hobby come studiare la piante (soppratutto quello di mango) e crescerle.Mi piacevano anche gli animali ma i miei non ne volevano uno.Vedevo la povertà ogni giorno quando andavo a scuola e
mi dispiaceva moltissimo non poterli aiutare soppratutto quelli vecchi.Visitai
i miei per un mese in italia.Il mio interesse erano i giocattoli che in india
non potevo avere.Io sapevo che dovevo far contento i miei genitori studiando ma non riuscivo,ero troppo accecato dai giocattoli,cosi
resi la vita difficile a coloro con cui stavo in india,facevo finta che mi
mancavano i genitori spesso facendo finta da piangere,ero uno stupido.La nonna vedendo mi piangere piangeva pure lei e questo non mi piaceva per niente,e cmq Lei voleva che io andassi a vivere con i miei per il mio bene.Insomma non
capivo piu niente,i miei zii mi crescevano solo perche cosi ricevevano i soldi
dai miei.Ma non mi aiutavano neanche per una virgola e quando volevo mangiare un po di piu ,si arrabiavano.Avevo cominciato a scappare
dalla scuola e non ero piu fra i piu  bravi della classe anzi...Poi un giorno
la nonna mori.Sentivo spesso un peso enorme su di me e per questo scappavo
dalle mie responsabilità e ciò mi aiutava a dimenticare.Cosi all\'eta di 11
anni mi trasferi in Italia.Adesso ero contento perche avevo giocattoli e tanto
cibo ma avevo molta nostalgia della casa in cui ero cresciuto e mi dispiaceva
aver lascito le mie cugine che erano molto legate a me e io un po meno.Cmq
iniziai la scuola qui nelle medie ed tutte le materie erano facilissime
rispetto a quelle in india .Il mio livello di matematica ed inglese era
pargonabile a quello delle superiori e i ragazzi mi ammiravano ma molti mi
invidiavano.Poi essendo diverso loro si tenevano a distanza da me e non
volevano a che fare con me.Cosi ero solo ma felice con i miei genitori e
gicattoli e videogames.Fini medie e cominciai Il liceo Scientifico.I miei
genitori erano operai in una conceria e lavoravano duro,ma io non mi rendevo
conto.Ovviamente avevo molte difficolta di lingua ma un po le superai.Venivo da una realta molto diversa.Qui al liceo la discriminazione comincio a farsi
sentirsi piu forte.
A scuola nessuno mi voleva come amico anzi mi odiavano perche ero straniero,e se andavo a fare amicizia mi respingevano subito a suon di parolacce.Durante educazione fisica mi prendevano a pallonate se mi mettevo a giocare con loro.Cosi imparai a prendere le distanze ma loro erano piu numerosi e non volevano lasciarmi in pace.Forse cosi ho peggiorato la situazione perche hanno cominciato a pensare che fossi arrogante.Avevo cominciato ad odiare la scuola,anche se decidevo di impegnarmi ,e per un certo periodo prendevo dei buonissimi voti,soffrivo questo loro modo di comportarsi e non capivo il perche.Tornavo a casa ma non potevo raccontare niente ai miei genitori perche non avrebbero potuto fare niente e anche perche non volevo farli preoccupare,è poi erano cosi stanchi.In qualche modo fini il liceo.Ma nessuno mi guidava o diceva cosa dovevo fare.Avevo anche una serie di principi morali che mi impedivano di essere violento ed ero anche  cordiale ai \"nemici\",non dicevo neanche una di parolaccia perche era una questione morale,anche per questo a scuola mi consideravano stupido,ma io continuavo a stare zitto per guadagnare la  fiducia degli insegnanti ed evitare i problemi.Mi dicevano \"come puoi prendere un voto migliore del mio\" e contestavano con gli insegnanti e  altre affermazioni assurde.A casa per dimenticare tutto ciò giocavo ai videogiochi,e altro,e i miei genitori non capivano perche non avessi bei voti.Ormai odiavo la scuola  ci andavo solo perchè mi obbligavano i miei e anche perche non avrei trovato un buon lavoro.Cmq avevo cominciato ad amare i miei genitori perche
l\'uniche persone che avevo.Tutta quella strada l\'avevo fatto da solo senza il
sostegno dei genitori(anche loro erano persi in questo nuovo ambiente) e senza neanche un amico,giorno dopo giorno per 5 anni.Cercavo cmq di essere contento,e ci riuscivo quando stavo da solo,dopo tutto sono sempre stato un po introverso.Non c\'erano molti indiani della mia età,la maggior parte erano
molto piccoli per cui...I miei volevano che almeno mi laureassi e non volevano
che io mi metessi a lavorare come loro in un posto dove la dignita è negata.
Cosi senza una guida intrapresi ingegneria ,passai facilmente i test
d\'ingressso,ma anche qui la gente non voleva  a che fare con me e mi lanciava di quei sguardi che...Pero io ignoravo tutto.Ho notato che molti italiani hanno una strana tendenza a considerare stupidi gli stranieri,almeno dove vivo io ,nel veneto,ovviamente loro non conoscono la realta da cui veniamo,anzi hanno una visione tutta loro.Ormai sono passati 4 anni dall\'inizio della triennale e non sono riuscito a finirlo anzi vado molto male anche perche spesso sono molto depresso e sono senza energie,a scuola non riesco a concentrarmi e mi addormento,e poi fare il pendolare...Non ho piu alcuna motivazione e non so cosa fare della mia vita...Sto pure invecchiando e sono diventato anche molto debole fisicamente anche se sono alto 1.80 ed ero molto robusto,ora sembro un barbone di strada,alcuni credono che io sia un delinquente o meglio mi guardano in quel modo ogni volta che entro in qualsiasi negozio.Sembro un 30enne.Ho cercato di trovare lavoro soppratutto quelli umili ma niente e cosi per passare il tempo faccio qualche passegiata qua e la nel parco a filosofare sulla vita.Avrei dovuto mettermi a lavorare,quando non cera la crisi, subito dopo le medie o fare un corso professionalizzante.Adesso mio padre è un dissocupato da
piu di 2 anni ,mia madre ha avuto una malattia invalidante e non lavora,per la
pensione ci vuole ancora molto e non si sa se l\'avranno anche se hanno
lavorato tantissimi anni e pagato le tasse...Ho dei sensi di colpa giganteschi
e non me ne frega un cavolo degli italiani,voglio solo un lavoro e fare soldi e
migliorare la salute dei miei e quello mio.Certo poi gli Italiani dicono che
dovete essere grati al paese che vi ha accolto altrimenti andatevene.Ho sempre riscontrato un alto grado di maleducazione degli italiani,ma gli ho sempre ignorati.Spesso dimenticano la loro di immigrazione.Io sono qui per fare soldi,e integrazione loro non la vogliono perche hanno paura del diverso, anche se io l\'ho cercato spesso.I miei genitori stanno invecchiando e hanno
moltissime preoccupazioni,quali la mutua della casa e le bollette varie ,poi
soppratutto il mio di futuro.Che cosa devo fare?Mi sento un idiota ad aver
trascorso la mia gioventu in questo modo.Ogni tanto vorrei finirla con la vita
e ...ma non posso perche mi preoccupo per i miei genitori e li ho  gia delusi
moltissimo e tutti i loro sforzi sono andati sprecati.Ho parlato dei miei
problemi ma cosa mai possono fare apparte sostenermi.Ho sempre vissuto in un mondo tutto mio.In italia i miei genitori mi hanno dato tanto affetto e hanno soddisfatto ogni mia richiesta.Non posso immigrare per alcuni motivi...
La colpa è solo mia che non ho studiato ma come potevo?????

venerdì, febbraio 24, 2017

QUANDO VADO A SCUOLA SOFFRO DI ATTACCHI DI ANSIA E DI PANICO

Manuela Età: 18

Ciao a tutti.. è l\'ennesimo giorno che passo a casa perchè non riesco a concludere nulla a scuola. Sono al quinto anno e sono quasi agli sgoccioli e sono disperatissima, per questo leggendo qualche messaggio ho deciso di scrivervi qui...
E\' da inizio anno che soffro di attacchi d\'ansia e di panico passando intere giornate e intere notti a piangere. Nonostante ciò non mi sono voluta abbattere e ho continuato ad andare a scuola anche se non riuscivo a togliermi nessuna interrogazione e ciò mi ha sempre più abbattuta aggiungendo all\'ansia sensi di colpa di interrogazioni non fatte. Finchè un giorno, distrutta emotivamente, psicologicamente e fisicamente(perchè non riuscivo a mandare giù un boccone) ho deciso di non andare più a scuola, proprio perchè mi ero stancata di vedermi ridotta in quel modo e di soffrire. Ma la conseguenza è stata che tutto è peggiorato, poichè pensavo a tutte le conseguenze di quella scelta e sopratutto al mio futuro.
Il fatto è che personalmente problemi con la scuola non ne ho! Questo mi fa arrabbiare! Mi piace ciò che devo studiare, non ho affatto paura degli esami di stato, anzi non vedo l\'ora di affrontarli.. non vado male.. prendo anche dei 7.. Non so proprio cosa mi sia preso. Tutto ciò che riguarda la scuola mi fa venire l\'ansia.. i prof.. quegli imbecilli dei miei compagni.. gli amici che non ci sono.. e ogni volta che provo a studiare mi viene quel brutto mal di pancia e quel nodo alla gola insopportabili.. non riesco a concentrarmi e non riesco a superare quest\'ostacolo. Ho provato di tutto.. Ho provato ad andare ad un doposcuola per studiare insieme a qualcuno ma nulla!!! Ho parlato con le mie prof ma nulla! Nessun segno di aiuto da parte degli altri mi ha fatto del bene e sembra che io sia diventata allergica alle persone, tutti mi danno fastidio, nessuno mi capisce ed ogni parola che mi dicono mi fa stare ancora più male e mi appesantisce sempre più. Il solo pensiero che domani devo tornare a scuola mi fa star male.. Non so da cosa si sia potuta scaturire quest\'ansia.. mi sento chiusa in una morsa senza alcuna via di scampo! Mi hanno consigliato di andare da uno psicoterapeuta ma non ne voglio sentir proprio parlare. Tutti mi attaccano.. credono che stia facendo solo i capricci.. ma non capiscono che la cosa è davvero seria.. Magari stessi facendo un capriccio, almeno non avevo quest\'ansia addosso! Non so perchè ho deciso di scrivere qui.. sono sicura che chi risponderà mi dirà cose che ho già sentito e mi sminuirà.. perciò prendetelo come una sorta di sfogo e se dovete giudicarmi non fatelo.. ne ho davvero abbastanza.

sabato, febbraio 20, 2010

HA SOSTITUITO IL SESSO CON LA DIPENDENZA DAI VIDEOGIOCHI

pietro Età: 22
Salve, la mia ragazza, di 19 anni è stata adottata all'età di 7 anni. Lei è ucraina, e viva qui in italia da ormai 12 anni.
Appena è arrivata qui, la madre adottiva le ha fatto imparare la lingua italiana da una signora che le ha fatto da insegnante, facendole dimenticare la sua lingua di origine. A circa 8 anni parlava bene l'italiano ed ha cominciato a frequentare la scuola pubblica. A scuola però non ha mai concluso più di tanto, sa leggere e scrivere bene senza difficoltà, ma non ha mai studiato, ed ora si ritrova con una scarsa conoscenza. All'età di 16 anni quando si iscrisse alla scuola superiore decise di abbandonare gli studi.
I suoi genitori, la hanno sempre viziata molto, e lei non ha mai detto grazie, non li ha mai rispettati veramente i genitori, li ha sempre visti come dei suoi servitori per lo più. I genitori sono persone buone come il pane, sono i migliori suoceri che potevo avere, gente gentile ed onesta, il padre manovale e la madre signora delle pulizie. Lei quando ha lasciato la scuola aveva ancora amicize maschili e femminili con cui usciva e socializzava. Io mi sono fidanzato con lei dopo che già aveva abbandonato la scuola. Pian piano lei ha abbandonato le amicizie, poichè non le ha mai curate, e si ci è litigata facilmente, e voleva che acnhe io abbandonavo le mie amicizie, ma senza successo da parte sua, visto che io le amicizie non le abbandono e sono un ragazzo molto responsabile che non si lascia trascinare da una relazione.
All'inizio lei però era molto eccitata sessualmente, e di fatto lei ha avuto le iniziative sessuali fin da subito, anche sesso orale, e di sesso se ne faceva, fino a quando raggiunse circa i 18 anni di età, che però andava sempre meno, e che era necessario bere un pò per essere più disinibita, e questo tutto per causa del suo totale interesse alle amicizie e all'inizio del cimentarsi nei videogiochi che la hanno completamente cambiata. Da quando con il suo 18 anni ha acqusitato la play station 3 le cose sono peggiorate a vista d'occhio.
Lei non vuole più fare sesso, il sesso orale lo evita e non gli piace, e per fare sesso certe volte passa anche un mese. E lo facciamo solo perchè io cerco di eccitarla. Non le piace essere toccata alle gambe o altro. Una votla appena la toccavo si eccitava, ora no. Pensa solo ai videogiochi, non le importa altro. A me ci tiene molto e quando ho cercato di lasciarla ha anche cercato di tagliarsi le vene più volte, e piangeva di dolore. Tiene a me non mi desidera.
Tempo fa ero riuscito a mandarla in palestra, e dopo poco tempo uno voleva portarsela a letto mi diceva. Io ho lasciato che facesse, per vedere se il problema ero io. Questo ragazzo era un bel giovane piacente, con cui lei è andata a letto. Ma nonostante ciò non lo ha più voluto rivedere nonsotante lui insisteva parecchio, e in lei non ho notato nessun desiderio o eccitazione nel tradimento. La ha lasciata completamente uguale, non è cambiato niente e anzi si è avvicinata a me sentimentalmente più di prima. Questo mi porta non pochi disagi. Quando la vado a trovare è assente, la sua mente è sempre ai videogiochi. Sta ai videogiochi fino alle 4-5 di mattina. Dorme fino alle 12- 13 del giorno. Mangia ad orari sbagliati, non fa colazione, pranzo e cena normale. Fortunatamente ha un ottimo metabolismo e lei pesa 44 kg, molto bella, snella e bionda. Ma lei non è più la ragazza con cui mi ero fidanzato, molto eccitata sessualmente, con voglie semrpe diverse. L'allontamento dagli amici,
e il vizio dei videogiochi la ha totalmente cambiata.
Non so più cosa fare.

lunedì, novembre 20, 2006

NON RIESCO AD ANDARE A SCUOLA

Rocco N° di riferimento: 606368869 Età: 17 Salve dotto, le scrivo perchè ho un problema, serio!!! Cioè no riesco a studiare, no riesco a mettermi con la testa sui libri, spesso non vado a scuola!!! La cosa grave è questa, cioè che sento il bisogno di interessarmi allo studio, cioè mi piacerebbe avere una bella carriera da studente, e ogni giorno dico: " dalla prossima settimana inizio a studiare", ma all'atto pratico, niente!!!( c'è da dire anche che il rapporto con la classe non è del tutto positivo, ma non penso sia questa la causa prinicipale!!! Non riesco, preferisco fare altro, la cosa ancora più strana, è che quando marino la scuola, dico: " oggi non vado, ma da domani inizio a studiare sul serio", e invece il giorno dopo, niente!!! Come mai dico queste cose? forse quando marino la scuola mi sento in colpa, e per consolare il mio incoscio dico: "da domani inizio a studiare"??, la ringrazio della sua risposta, che credo mi aiuterà certamente!!! Ma lei come ha fatto a diventare psicologo? lo sa che è il mio sogno?? Ma se continuo così addio con lo studio addio!!! Invidio il suo lavoro, siete dei grandi, soprattutto lei lo è, che sfrutta il suo tempo per aiutare persone che hanno bisogno!!! Grazie dicuore!!!
Rocco probabilmente oltre a non essere motivato sufficientemente allo studio, come hai già individuato, ci sono anche problematiche relazionali colla classe. Questo connubbio può essere molto forte da superare. Devi trovare altre motivazioni. Inizia, ad esempio, a studiare le materie che più t'interessano. Quelle umanistiche, ad esempio, che potrebbero essere vicine al tuo modo d'essere. Parla di questo tuo disagio con qualche professore con cui hai un rapporto migliore. Potrebbe aiutarti ad riavvicinarti alla scuola. Saluti.

domenica, febbraio 26, 2017

NON FATE COME ME: I BULLI DEVONO ESSERE DENUNCIATI

Veronica Età: 21

Salve a tutti, quando avevo 14 anni al primo anno di scuola superiore sono stata vittima di bullismo, i miei genitori avevano divorziato da poco e avevo tutto il peso del mondo sulle spalle, i miei compagni di scuola erano spavaldi, estroversi, le ragazze si vestivano bene, capelli sempre in ordine e in faccia avevano 40 chili di trucco, mi vedevano debole, riservata, avevo la faccia ricoperta di brufoli ed ero ingrassata di parecchi chili, così quasi tutti i giorni si divertivano a spegnermi le sigarette addosso, tirarmi i capelli, umiliarmi con parole pesanti fuori dalla scuola...sono arrivata al punto di buttarmi dalla finestra del bagno della scuola al primo piano, sapevo che non sarei morta ma in qualche modo volevo punire me stessa per essere così orrenda e fallita, adesso a 21 anni sto facendo della psicoterapia e prendo farmaci perchè soffro del disturbo di personalità borderline e di depressione, detto questo vorrei lanciare un messaggio a coloro che sono vittime di queste cose inaccettabili, voi non siete soli, non fate come me, non permettete loro di vincere, trovate il coraggio di parlarne con qualcuno, i genitori spesso non ascoltano e allora voi denunciate! non possono passarla liscia!

martedì, aprile 10, 2012

PER COLPA DI UNA STORIA STO' MALE

Sono una ragazza di 17 anni, ho avuto sempre una vita abbastanza tranquilla ma da tre anni a questa parte molte cose mi vanno male, i miei genitori sempre a litigare, la scuola mi va male, la mia testa sta scoppiando vi giuro. Un anno e mezzo fa mi sono messa con un ragazzo che mi ha lasciata da 6 mesi senza darmi nessuna spiegazione questo ragazzo ha 22 anni e viene nella mia scuola, mi attacca sempre, mi insulta come se avessi fatto io qualcosa di male, un mese fa si è messo a parlare con dei miei compagni dicendo che non è mai stato con me e che la sera stessa in cui ci siamo conosciuti io mi sono presentata da lui volendo fare sesso e che lui si è rifiutato, la cosa che mi fa più male è che io la mia prima volta l'ho fatta con lui dopo due mesi che stavamo insieme, una ragazza come si deve sentire? non vi sembra un "uomo" squallido questo?
mi sta facendo passare per pazza e per puttana (scusate il termine) a scuola, io non ce la faccio davvero più, per colpa di sta storia ho preso del veleno, ma fortunatamente mia madre è riuscita a soccorrermi in tempo portando in ospedale... i medici dicono che c'è una fragilità enorme dietro sto gesto... poi da una settimana che sono uscita dall'ospedale ma niente i pensieri sono sempre gli stessi trovare un modo per farla finita e sta volta definitivamente, perchè davvero non reggo più, la scuola mi fa paura. non voglio più tornarci per me è davvero difficile sopportare le chiacchere della gente, ho paura di tutto, mentre scrivo sto piangendo, non so davvero come far finire tutto sto dolore che ho dentro, grazie ragazzi per avermi ascoltata.

domenica, marzo 05, 2017

COSA DEVE FARE LA SCUOLA IN CASO DI BULLISMO?

Candy Età: 40

Sono una mamma il cui figlio è vittima di bullismo verbale e anche fisico poiché è stato picchiato.
Anch\'io sono stata aggredita dalla mamma della bulla...
Voglio sapere la scuola cosa deve fare poiché il fatto è successo tra i cancelli della scuola a tradimento per mio figlio picchiato dal fidanzatino della bulla e io in strada dalla mamma della bulla.
I provvedimenti che la scuola deve prendere quali sono?io cosa posso ottenere???

domenica, gennaio 23, 2011

LA PORNODIPENDENZA MI DISTRUGGE COME L'EROINA O LA COCAINA

Egregio Dott. Cavaliere,

mi chiamo Rosario, ho 24 anni e da troppo tempo ormai guardo molto spesso video, film e altro materiale pornografico, più o meno da quando ho attivato la connessione ad Internet.

Ma vorrei descrivermi un po: come detto, ho 24 anni, studio Biologia presso l'Ateneo di Palermo, abito in un paesino di circa 6000 abitanti, in provincia di Palermo. Sono un ragazzo generoso, studioso, timido, fragile, sensibile, con poca fiducia in sè stesso e che la cerca nelle parole e negli apprezzamenti delle altre persone. Mi occupo di politica nel mio paesino e fino a qualche mese fa ero fidanzato da quasi 8 anni con una ragazza della quale sono ancora innamorato e credo che la mia pornodipendenza abbia molto contribuito a rovinare la mia relazione amorosa.

Come detto, ho cominciato a vedere materiale erotico e pornografico nell'adolescenza, un po per curiosità .

In realtà secondo me tutto comincia una sera, all'età di 12 anni, sul mio letto, quando per gioco cominciai a simulare un rapporto sessuale, cosa che non avevo mai fatto prima. Dopo un po di movimenti su e giùcon il mio pene sul materasso, sentii come un improvviso stimolo di minzione, ma ovviamente non era minzione bensìa mia prima eiaculazione. La vergogna, inizialmente, fu enorme e ovviamente non avevo il coraggio di dirlo a nessuno, ricordo che vissi quella situazione con notevole imbarazzo, perchè entivo che quell'pisodio era il primo vero segreto intimo che non avevo il coraggio di rivelare ad alcuno.

Però ualche giorno dopo, ricominciai questo gioco, che, tutto sommato, mi dicevo, era piacevole e gratificante; quasi ogni sera per circa due settimane facevo questo gioco che, puntualmente, finiva con un'iaculazione imbrattando le mutandine per evitare di lasciare tracce. Dopo qualche tempo, però venni assalito da profondi sensi di colpa cosicchècercavo di fermare questi giochi, interrompendo il coito virtuale o proprio trattenendo i muscoli pubici per impedire l'iaculazione, ma i risultati erano ampiamente mediocri.

Successivamente, continuai a simulare questi rapporti sessuali, quasi sempre la notte, poco prima di addormentarmi, ma cominciavo a rendermi conto che non era più n gioco bensì una necessità, un rito di cui avevo bisogno altrimenti non riuscivo a prendere sonno. Ebbene - questo sempre a 12, 13 anni - per mantenere l'erezione e dare seguito a questi amplessi virtuali immaginavo di fare sesso con le mie compagne di scuola più carine o con donne famose, di toccarle i seni, i glutei, di baciarle finchè arrivava l'eiaculazione nelle mie mutande.

Io vivevo abbastanza male questa situazione, ma spesso capitava di parlare con i miei amici o compagni di sesso perchè forse a quell'età  la curiosità di sapere qualcosa di più sul sesso, e arrivavo alla conclusione, ogni volta che ero assalito dai sensi di colpa, che fosse comunque normale, che non stessi facendo nulla di male; però sovente si ripeteva questo circolo vizioso di colpa, rassegnazione ed accettazione. Poco dopo scoprii che durante la notte le tv locali pubblicizzavano i servizi erotici annessi ai numeri a pagamento 166 o 899 facendo vedere donne che si spogliavano, si toccavano, si eccitavano e facevano eccitare, così mi ritrovavo a masturbarmi guardando quelle immagini stando attento che nessuno, mio fratello o i miei genitori, mi scoprisse. Ovviamente quando arrivava il massimo piacere (mediamente dopo un’ora o due), spegnevo tutto e andavo a letto e a volte continuavo a letto con i miei rapporti sessuali virtuali fino a giungere ad un’ulteriore eiaculazione. Questo “rito notturno” a letto continuò all’incirca fino all’età di 15 anni, quando, finalmente mi decisi a non fare più questi “stupidi giochi da bambino” che mi facevano sentire sempre più in colpa, ma a questo punto cominciai ad “usare le mani” masturbandomi quando mi capitava, durante la giornata, sempre continuando a pensare di fare sesso con belle donne famose o con le belle compagne di liceo; la cosa strana è che, comunque, pur desiderando di avere una ragazza, non la volevo solo per fare sesso e quindi realizzare quei sogni erotici, perchè questo lo consideravo una cosa meschina, che non avrei mai fatto, ma la volevo per amarla e coccolarla. Mi dicevo che nel momento in cui avrei avuto una ragazza avrei smesso di masturbarmi o di simulare i rapporti sessuali a letto. Quindi continuavo a masturbarmi, a guardare nel weekend gli spettacolini promozionali delle tv locali e ad immaginare i rapporti sessuali durante la masturbazione. Ricordo che arrivavo persino a scrivermi delle liste di donne dello spettacolo e di ragazze reali (compagne di scuola, conoscenti, amiche, sconosciute) che avrei voluto portarmi a letto e che quei pensieri mi eccitavano: ma quando finalmente arrivavo al pieno godimento, il mio umore crollava e venivo travolto dal senso di colpa, di vergogna, di sfiducia. Nonostante questi continui sensi di colpa per i miei vizietti, a scuola andavo benissimo e non avevo alcun problema, anzi ero il più bravo della classe (tant'è vero che mi sono diplomato con 100/100 e menzione): cominciavo a rassegnarmi all’idea che forse non sarei mai guarito e cominciavo a capire che forse era una malattia quella che avevo. Finalmente a 16 anni e mezzo mi fidanzai con la ragazza di cui ho detto nell’introduzione, l’unica che abbia mai avuto, colei che mi ha fatto diventare uomo e che mi ha dato l'affetto che nessuno è riuscito a darmi in 24 anni di vita, colei di cui sono ancora perdutamente innamorato... non appena cominciai a conoscerla, come d'incanto smisi di masturbarmi e di pensare ad altre donne in termini di oggetto del desiderio, insomma stavo mantenendo la promessa che mi ero fatto, cioè di farla finita con questi giochi sporchi appena mi sarei fidanzato. E così fu in effetti, per un anno abbondante e forse anche di più... perché, pur non avendo rapporti sessuali, io e la mia ragazza simulavamo dei rapporti senza far venire a contatto i genitali. Ogni tanto, quando pensavo alla mia ragazza, capitava di masturbarmi e anche di simulare un rapporto sessuale a letto, ma questo lo vedevo come una cosa permessa perchè stavo comunque pensando a lei. Solo che non mi piaceva associare la mia ragazza con quei riti e un minimo di senso di colpa lo avvertivo anche in quelle occasioni.

Le cose precipitarono nel 2004 quando la mia famiglia fece il primo abbonamento ad Internet; così spinto dalla curiosità dei racconti dei miei compagni di scuola, cominciai a cercare i siti di materiale pornografico, ma la lentezza della connessione 56k mi portava a cercare in maniera ossessiva del materiale quando mi rendevo conto che non riuscivo a scaricare il video che volevo vedere: questa ricerca spasmodica dei video porno continua per un lungo periodo di tempo e per molte ore al giorno fino all'esplosione nelle mie mutande e all’implosione del mio umore; ma non riuscendo a vedere un video come si deve ogni giorno cercavo e ricercavo, finchè un giorno arriva la chiamata della Telecom che segnalava un consumo abnorme dell’utenza di casa: fu il campanello d’allarme che mi fece fermare in quanto i dialer che ogni volta installavo inconsapevolmente ci facevano spendere cifre elevatissime. Mi sentivo profondamente in colpa, non tanto per aver visto i video porno ma per aver fatto arrivare la bolletta del telefono a cifre elevatissime; decisi che era arrivato il momento di smettere di vedere quelle che cominciavo a definire porcate. E così fu per qualche mese, addirittura non mi connettevo più se non per necessità ; pian piano, però, mi ritornò il desiderio di vedere quei maledetti video e così ricominciai, con una frequenza di una volta a settimana, facendo attenzione a non farmi installare dialer e virus, per poche ore al giorno, mi dedicavo alla ricerca del piacere illusorio, pur avendo una ragazza che soddisfaceva i miei desideri, visto che avevamo anche cominciato ad avere rapporti sessuali. Quando le bollette, però, tornarono ad essere salate allora decisi che dovevo assolutamente smettere di vedere quei video perché stavano distruggendo me e la mia famiglia. Devo comunque sottolineare che questi video cercavo di vederli di nascosto e soprattutto quando ero solo a casa, anzi spesso con una scusa rimanevo a casa così potevo “gustarmi” da solo i video porno. E di nuovo per un po’ di tempo, adducendo come scusa le bollette e la lentezza della connessione, non volli più vedere i video porno, ma non volli neanche più masturbarmi o altro, anche se in realtà capitava qualche volta che mi lasciassi andare... non mi rendevo conto che così stavo meglio, che i rapporti sessuali con la mia ragazza erano fantastici, che la mia relazione con lei e con gli altri ne traevano giovamento: nonostante i miglioramenti continuavo a masturbarmi.

La situazione tornò a precipitare quando passai alla connessione ADSL e per lunghissimi 5 anni, grazie alla velocità della connessione potevo vedere tutti i video che desideravo, navigare in lungo e in largo per tutti i siti porno che volevo, masturbarmi per ore ed ore fino ad eiaculare; questo accadeva a fasi alterne, cioè c’erano periodi nei quali ogni giorno, per ore, rimanevo ore ed ore a vedere quei video e periodi nei quali erano occasionali le mie sedute pornografiche; sono stati 5 anni brutti, disastrosi per il mio umore, per la mia fede cattolica, per il mio rapporto con la mia ragazza, nello studio e nei rapporti interpersonali: notavo un aumento del nervosismo, delle distrazioni, faticavo e fatico a concentrarmi, la mia ragazza non riusciva più ad appagarmi pur sentendo da un lato il dovere di starle accanto e il sentimento di amore vero e forte per lei e dall’altro il bisogno di un affetto che solo lei sapeva darmi; di conseguenza i nostri rapporti sessuali cominciavano ad essere problematici, capitava frequentemente che non riuscissi a mantenere l’erezione, o che raggiungessi subito l’orgasmo e solo il riportare lo schema pornografico alla realtà riusciva a stimolarmi adeguatamente; solo che, preso dall’eccitazione di imitare l’attore porno e di trattare la mia ragazza come un’attrice porno, finivo per raggiungere subito l’orgasmo e non farlo raggiungere alla mia ragazza con conseguenti litigi, crisi di pianti sa parte mia, ma non osavo parlare dei miei vizi che non ho mai rivelato a nessuno ancora oggi. E in quei 5 anni è stato come fare una lotta tra il desiderio di vedere i film porno e il desiderio di avere rapporti sessuali belli ed appaganti con la mia ragazza, però lei era sempre al mio fianco, nonostante la vergogna che nella mia stanza, nel mio letto, nel mio isolamento provavo e le bugie che le dicevo riguardo la visione del porno; lei era sempre lì ad accettarmi anche se ero triste, pessimista, non avevo fiducia in me stesso, anche se la ingannavo dicendole che studiavo ed invece mi masturbavo guardando il porno. La situazione migliorò quando tra la fine del 2007 e la fine del 2008 si ruppe il computer e purtroppo (ma per fortuna se lo mettiamo in relazione al mio disturbo) i miei genitori non potevano provvedere a comprarne un altro, cosicché non potevo più guardare film porno e stavo molto meglio, la vita con la mia ragazza migliorava e davvero mi sentivo infinitamente innamorato di lei; solo che accadeva che ogni tanto, su un computer di riserva un video decidevo di vederlo, ma diciamo che lo consideravo come una piccola licenza, anche se alla fine mi sentivo come quando li vedevo ogni giorno. Finalmente (ma per me disgraziatamente) alla fine del 2008 riusciamo a comprare un nuovo computer e la prima cosa che mi viene in mente di fare non è mica testare il pc, ma andare a vedere i film porno nel mio computer e così riprecipito nel baratro: mi rendo conto che sto tornando a rovinare ciò che stavo migliorando, ma non riesco a venirne fuori. Non solo, ad inizio 2009 compro, grazie a mia nonna, il pc portatile: è il colpo di grazia. Nell’aprile 2009, dopo l’ennesimo esame universitario fallito per aver dedicato più tempo al porno anziché allo studio, avevo deciso che dovevo smetterla una volta e per tutte: avevo sentito parlare di pornodipendenza qualche tempo prima e capii che dovevo porvi rimedio con le mie forze, senza farlo sapere a nessuno perché la vergogna, l’imbarazzo e la frustrazione erano davvero a livelli elevatissimi. Cercai notizie su Internet, mi ritrovai in tutti i sintomi descritti in quei siti, mi iscrissi al gruppo di aiuto “noallapornodipendenza” e per due settimane riuscii a non vedere più alcun video porno ponendomi almeno come obiettivo quello di vedere porno una volta a settimana per un’ora al massimo; purtroppo la dipendenza è una brutta bestia e difficilmente ne puoi uscire da solo, così tornai a cadere nella visione del porno ben oltre la cadenza prestabilita e già allora pensai di rivolgermi ad uno psicologo. Fortunatamente, in quel periodo, avevo molti impegni che mi riuscivano a distogliere dalla visione del porno anche se a volte mi capitava di fissarmi nella mente l’immagine di una bella ragazza del mio paese, di immaginare di portarmela a letto e di masturbarmi pensando a lei; così dopo l’eiaculazione, mi sentivo come un maniaco che guardava passare le ragazze e ne esaminava seni, cosce, glutei, viso, corpo, per giudicare se era meritevole dei miei sogni erotici e mi dicevo che quella era l’ultima volta, che non dovevo farlo più. Va da sé che tutti questi pensieri mi procuravano un fortissimo senso di colpa e di imbarazzo soprattutto nei confronti della mia fidanzata. Tutto sommato, però, il non vedere il porno mi faceva bene nonostante utilizzassi altri metodi di auto-erotismo; purtroppo capitava qualche volte durante i rapporti sessuali con la mia fidanzata che non riuscissi a mantenere l’erezione e che raggiungessi immediatamente l’eiaculazione e non riuscissi a trattenermi in qualche modo per consentire una maggiore durata del rapporto sessuale: ne seguivano litigi, minacce di troncare la relazione perché per la mia (ex) fidanzata il sesso ha un’importanza basilare e secondo lei non avere rapporti sessuali appaganti e soddisfacenti è indice di un malessere nella coppia: adesso le dò ragione perché il malessere era dentro me, ma non potevo dirglielo perché le avevo giurato che non vedevo porno da quando diventai maggiorenne, come facevo a dirle: “Sai, sono un pornodipendente?”. Comunque, riuscii a trovare un equilibrio andando a rileggere qualcosa da quei siti di aiuto per i porno-dipendenti, così riuscii a regolare in qualche modo la visione del porno al computer, e seppure a fatica fui capace di trovare un equilibrio nei rapporti sessuali con la mia ragazza, stando attento ad evitare di riportare gli schemi del film porno nel rapporto con la mia ragazza e facendo di tutto per farle raggiungere l’orgasmo anche a costo di non raggiungerlo io: mi rendo conto solo adesso che non riuscivo a rilassarmi durante quei rapporti, perché avevo paura di fallire e di non soddisfare la mia donna, anche se mi piaceva fare l’amore con lei. Insomma, non ero soddisfatto al 100% perché non mi lasciavo andare del tutto, non mi rilassavo, però ritenevo di non riuscire a dare di più. Nel 2010 la situazione è andata più o meno come le ho descritto da quando ho capito di avere un problema anche se effettivamente non ho fatto nulla per risolverlo: qualche video, qualche sogno erotico; ma la situazione è diventata più frustrante, perché la mia ragazza intanto è partita per lavoro, quindi mi è venuto a mancare il mio grande sostegno affettivo, l’unica donna che mi capisce, dà forza e fiducia e sopperivo alla sua mancanza aumentando le ore di visione del porno ed aumentando le ore di sogni erotici e quindi della masturbazione. La frustrazione è aumentata perché vedo il porno quando mi sento arrabbiato, quando le cose non vanno come vorresti, la mia valvola di sfogo è il porno, ma alla fine mi sento peggio di come mi sentivo prima, perché alla rabbia si aggiunge la vergogna, il sentirsi un fallito, la rassegnazione per il fatto che questo problema non riuscirò mai a risolverlo. E questo senso di sfiducia, di incapacità , di fallimento, più volte avvertito nella mia vita, mi ha portato ad aumentare il nervosismo, a prendermela in un certo senso con la mia ragazza per avermi “abbandonato”, per non essere qui al mio fianco a farmi distogliere l’attenzione dal maledetto porno. E così è diminuita la comunicazione tra noi, la comprensione che già la lontananza contribuiscono a far diminuire, a causa del mio senso di rassegnazione, del mio pessimismo, che secondo me ha la sua origine nella pornodipendenza, e che ha fatto in modo che la nostra relazione finisse, ovviamente anche per altri motivi. Però una cosa che la mia ragazza mi ha rinfacciato dopo aver troncato la nostra relazione è la mancanza di rapporti sessuali sempre soddisfacenti e io so a cosa è dovuto tutto ciò; non mi sono capacitato per tutto ciò e così da quando lei mi ha lasciato sono nuovamente caduto nel tunnel del porno, anche se, in realtà , mi rifugio nel porno solo quando mi sento triste, deluso ed arrabbiato. Se le cose vanno bene non sento il bisogno di vedere porno. E così io e la mia ragazza abbiamo provato a ricominciare la nostra storia quando lei è tornata per le vacanze di Natale: anche lì il fatto che lei ci fosse mi distoglieva dal bisogno di vedere il porno e mi sentivo bene; anche se un giorno per gioco le dissi: perchè non ci guardiamo un video porno? Lei accettA, poco dopo provammo a fare l’amore ma il risultato è stato un assoluto disastro per colpa mia, come sempre. E quello fu l’episodio che fece riaffiorare nella mente della mia ragazza tutte le sensazioni negative riguardo la nostra relazione e che le fecero decidere di lasciarmi. Anche se nei giorni successivi siamo stati alla grande assieme e ovviamente io nutrivo la speranza di tornare insieme a lei, ecco che tornata nella città dove vive adesso, appena una settimana dopo il nostro tentativo di ricominciare e tutti i discorsi che sembravano tendere verso un nostro riavvicinamento, mi comunica che non c'è posto per me nella sua vita, che l'amore è un'altra cosa ecc. ecc., anche se ho motivi di pensare che non è così. Ma io ho chiesto il Suo aiuto, egregio Dottore, per la pornodipendenza: se Lei vorrà e potrà Le racconterà della mia storia d'amore che vorrei tanto ricominciare ponendo rimedio innanzi tutto ai miei problemi, primo fra tutti la pornodipendenza.

Mi scusi per la lunghezza della lettera. Le chiedo di aiutarmi per favore. Voglio smettere di guardare il porno, so di essere malato di una malattia subdola, che si insinua come una cosa piacevole ed invece poco a poco ti distrugge, un po' come una droga, come la cocaina o l'eroina.

La prego di volermi aiutare: io vorrei cominciare una nuova vita, vorrei riprendere in mano la mia vita, riconquistare la mia donna, avere fiducia in me stesso e realizzare i miei desideri. Credo di aver bisogno di una psicoterapia, ma non ho il coraggio di dirlo ai miei anche perchè le condizioni economiche della mia famiglia non ce lo permetterebbero e non saprei a chi rivolgermi onestamente qui a Palermo. E per questo sento ancor prima di ricevere una risposta, il bisogno di ringraziarLa per il servizio che rende a noi poveri disgraziati che magari abbiamo tutto dalla vita e lo distruggiamo andando dietro ad un piacere illusorio, effimero, finto, siliconato.

Grazie ancora,

mercoledì, marzo 28, 2007

TESTIMONIANZA: IL PASSATO

alice Età: 33 Caro dottore, vorrei lasciare la mia testimonianza che tanto mi perseguita...sono una ragazza di 33 anni, felicemente sposata con 2 figli e sono siciliana. La mia storia comincia dalla mia nascita, sono l'ultima di tre fratelli, ci togliamo un anno ciascuno...( io sono la figlia indesiderata a detta di mio padre). Mia nonna morì di tumore quando mia madre aveva 15 anni, lei era la più grande di tre fratelli... e per loro fece da mamma e contemporaneamente cercava di tirare sù suo padre con un po d'allegria, anche se lei piangeva di nascosto per non far capire nulla. Mia madre è cresciuta con una durezza e una mancanza d'affetto incredibile, e l'ha riversata su di noi... il suo matrimonio è andato molto male, ma per una ragione cristiana non ha mai voluto divorziare, le liti a casa mia erano continue ed io ne risentivo, avevo bisogno d'attenzione ma lei non riusciva a darmene, un giorno mia madre volle aiutare mio nonno finanziariamente, dandogli tutti i suoi averi per estinguere un debito con le banche( per lui suo padre era tutto), ma questo mio padre non lo digerì, davanti a noi tentò di strangolarla, io potevo avere 4 anni. Così mia madre cominciò ad uscire dicasa, andava sempre in chiesa e ci lasciava soli. all'età di 5 anni mi mise in punizione fuori dalla porta di casa che dava sulla scala, io pensai che mi avesse abbandonata e quindi uscii e vagai sola per il paese in cerca di una casa nuova, fortunatamente feci un largo giro dell'isolato e da sola senza volerlo tornai a casa...poi non ricordo nulla, mia madre dopo anni disse che mi cercò ed era spaventata. A scuola non ero brava, avevo bisogno di essere seguita, mia madre cominciò ad insegnare e fare doposcuola... ma non con me,tornava la sera stanca e io così andavo sempre peggio. I miei fratelli andavano più che bene, per questo venivo derisa da mio padre davanti a tutti, e visto che loro erano bravi a scuola, io dovevo occuparmi delle faccende domenstiche, nonostante anch'io andassi a scuola. Per farla breve nell'età adolescenziale mi facevo atti di autolesionismo procurandomi piccole ferite sulle mani, ho tentato parecchie volte il suoicidio, mi son tagliata i polsi 2 volte, ma non ho avuto il coraggio di andare fino in fondo tagliarmi le vene, sono stata una fifona, di tutto questo nessuno si è mai accorto di nulla, facevo scioperi della fame (di nascosto)di 3/4 giorni, con la speranza di finire in ospedale...così magari l'infermiere si sarebbe accorto della mia presenza!!! Poi ho incontrato lui... l'attuale marito che per me è stato come un angelo venuto dal cielo, è splendido e mi vuole un bene dell'anima e anch'io gliene voglio, mi ha sostenuta e confortata, io vivo solo grazie a lui, però mi sento sempre una bambina incapace...tutti i parenti mi trattano da tale, solo mio marito mi tratta bene e cerca di darmi incoraggiarmi, solo che quando entro in stati depressivi continua a sentirmi sola, e mi sembra brutto dirgli che voglio una dose exstra di affetto e attenzioni, lui crede che ormai tutto è risolto... ma ogni tanto il passato ritorna e credo che a causa del mio passato di non riuscire a dare l'affetto ai miei figli come vorrei. Non nascondo ches pesso penso se dovesse succedere qualcosa a mio marito...la farei finita! ciao Alice

mercoledì, febbraio 18, 2009

HO PAURA CHE DIVENTI UN HIKIKOMORI

larosa Età: 46 Sono la madre di un ragazzo di 18 anni. Io e mio marito lavoriamo entrambi e abbiamo due figli: uno di 18 anni e l'altro di 12. Mio figlio di 18 anni è un ragazzo molto introverso che ha affrontato diverse difficolà sia nel corso della sua vita scolastica sia in quella familiare. Mi spiego: a scuola ha cambiato spesso compagni, non per sua volontà, ma perchè abbiamo dovuto trasferirci di città diverse volte. Mio marito è un militare dell'arma e in passato ha avuto atteggiamenti molto severi con i miei figli, soprattutto con il più grande. Io ho sempre cercato di proteggerlo, di consolarlo, ma credo di essere riuscita solo a peggiorare le cose, anche perchè pur essendo ancora sposata con lui, attualmente non abbiamo un buon rapporto affettivo. Adesso mio figlio di 18 anni sta cominciando a chiudersi sempre più in se stesso. Evita di uscire la sera con quei pochi amici che ha (sono per lo più compagni di scuola) e passa la maggior parte del suo tempo al computer guardando cartoni giapponesi, giornalini e chattando. Non ha il computer in camera e quindi per adesso posso controllarlo. Sta frequentando l'ultimo anno di scuola e l'anno prossimo vuole andare all'università lontano dalla città dove abitiamo, ma ho paura che una volta solo si isoli completamente e diventi anche lui un "hikikomori". Cosa posso fare per aiutarlo? Non ha nemmeno una ragazza con la quale passare un po' di tempo. Insomma è praticamente solo. Come posso essere di aiuto a mio figlio? Non ho il coraggio di portarlo ad uno psicologo perchè lui pensa che il suo isolamento sia assolutamente normale, ma io so che sto perdendo solo del tempo prezioso non rivolgendomi ad uno specialista. Aiutatemi! Ditemi quali sono le cose che devo fare per il bene del mio ragazzo!!
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Le chiedo: fino a che punto è preoccupata per suo figlio o piuttosto non teme un distacco da lui finiti gli studi superiori ?
Risponda innanzitutto a questa domanda e poi deciderà il da farsi.
Saluti
Dott. Roberto Cavaliere

martedì, luglio 08, 2008

LE FERITE DEL BULLISMO NON GUARIRANNO MAI

Età 18 La colpa dei fenomeni di bullismo è degli adulti, non del bullo o della vittima. Gli adulti etichettano la vittima come asociale, timida, con un carattere difficile, distratta e demotivata a scuola, mentre di solito il bullo si dimostra brillante, scherzoso, altruista. Ma la vittima sembra asociale e timida perchè l'isolamento e la derisione a cui è esposta la fanno chiudere in se stessa, e lo stress a cui è sottoposta la rendono irascibile e scontrosa, oltre che mediocre a scuola, mentre il bullo non è affatto altruista, usa la tattica dell'altruismo per circondarsi di "idioti sgherri"ed utilizzarli. A scuola, strano ma vero, anche gli insegnanti spesso sono incantati dal bullo, e non riconoscono le azioni del bullo che fa di tutto per danneggiare la psiche della vittima. Potrei scrivere pagine intere a questo proposito.Per fortuna ho avuto finora un rendimento scolastico eccellente ed una famiglia che mi ha sorretto, ma questo purtroppo ha solo limitato i danni dovuti alle sofferenze subite, anche per colpa dei docenti che non sono assolutamente all'altezza del compito di educatori e si schierano quasi sempre dalla parte del prepotente. Le ferite prodotte dalla mia "compagna carnefice" non guariranno mai!

domenica, febbraio 05, 2012

PROBLEMATICHE VARIE CON MIO PADRE


perla Età: 32
Sono una donna sposata con una bimba di 3 anni senza grossi problemi all\'interno del mio nuovo nucleo familiare (io, mio marito, mia figlia). Nella mia famiglia di origine, invece, sussistono situazioni molto tristi. Mio padre sempre stato un uomo mansueto, calmo, amante della musica, ma incapace di prendere decisioni importanti di fronte alle necessità. Si abbatte facilmente e si rifugia nella musica. E’ stato sempre un uomo debole che se la prendeva con mia madre per ogni problema con i suoi 5 figli senza mai prendersi la responsabilità e agire seriamente per educarli meglio. Tuttavia, non è stato mai violento, nè con mia madre nè con noi figli che ci ricordiamo di aver ricevuto in rari casi qualche schiaffo da lui. E\' molto educato con le persone e non alza mai la voce. Da piccola avevo molta stima in lui e adorazione: mi raccontava storie fantastiche, mi cantava canzoncine, mi aiutava con i compiti fino alle scuole medie (però spesso mi dava indicazioni sbagliate), parlava anche in casa in italiano e non in dialetto come invece facevano i genitori dei miei compagni di scuola. Voleva apparire perfetto e lo era per me e lui era contento di me, dei miei fratelli più piccoli. 
Finchè un giorno l\'ho visto rubare alcuni flaconi di bagnoschiuma in un supermercato. Lui si giustificò dicendo che lo aveva fatto a causa della nostra situazione economica critica (infatti sia lui che mia madre avevano lavoro precario e potevamo permetterci solo lo stretto necessario) Ma da allora la mia fiducia e stima in lui sono andate scemando perchè avevo forti ideali di giustizia e onestà che mi erano stati trasmessi da mia mamma, dalla scuola, dallo stesso papà che professava benissimo. Mia mamma mi raccontò che c’erano stati altri precedenti di piccoli furti nei supermercati e che lo aveva fatto spesso con sua mamma (mia nonna paterna) e che una volta, all’estero, dove sono stati per un periodo emigrati per lavoro, la polizia li aveva fermati insieme, ma pare, senza conseguenze.
Mio padre aveva ed ha la passione per la musica, scrive testi e compone melodie ed ha sempre sognato di fare successo e per lei ha lasciato molti lavori duri e meno duri, a nero o meno, a svolgere i quali si sentiva frustrato. Poi aiutò mia mamma ad avviare un’attività in proprio, a nero, ma spesso non collaborava, spesso con la scusa che mio fratello non collaborasse (aveva 15-16 anni e non aveva voluto continuare gli studi dopo la scuola dell’obbligo nonostante i nostri incoraggiamenti e spesso non voleva alzarsi alle 4/5 del mattino per andare ad aiutare la mamma) e lasciava tutto il lavoro a mia mamma che invece non rinunciava mai al lavoro mentre lui rimaneva a letto o scriveva canzoni o provava nuove melodie. 
Mio padre era sempre insoddisfatto di qualsiasi lavoro, era felice solo quando cantava. 
Mia madre morì a causa di un incidente stradale in cui c’erano anche i miei due fratelli che, invece, non riportarono grosse ferite (almeno esteriormente). Siamo rimasti soli con questo padre irresponsabile, debole, che si piangeva addosso invece di dare sostegno ai figli. Io, sorella maggiore, volevo invece stare sempre con i miei fratelli e occuparmi di tutti i loro bisogni mentre continuavo con successo da casa gli studi universitari . A me dispiaceva anche di lui che era rimasto solo e spesso lo aiutavo ed ero gentile, comprensiva del suo dolore e lo incitavo a farsi forza per amore dei suoi figli piccoli che avevano perso una mamma stupenda e avevano più che mai bisogno di lui. Proprio questa consapevolezza aveva aiutato me, e solo dopo essermi occupata dei miei fratelli, dopo aver preparato loro il pranzo, la cena, aver fatto il bucato, riordinato casa, averli aiutati a fare i compiti, accompagnati a fare acquisti, solo dopo aver fatto tutto questo mi occupavo di me, del mio studio e del mio fidanzato (che si lamentava per il poco tempo e inferiore priorità assegnatagli e avevamo spesso scontri duri). 
Ma altrettanto spesso c’erano scontri tra me e papà, pretendeva che cucinassi, che lo aiutassi nell’attività lavorativa, che mi occupassi della casa e dei miei fratelli piccoli oltre che a scrivere i testi delle sue canzoni. Io mi sentivo spesso sfinita, oberata, sobbissata dagli impegni, soprattutto quando iniziai a lavorare, e sola. Si lamentava della situazione economica e voleva che anch’io contribuissi al reddito, d’altra parte anch’io volevo cominciare a lavorare e ad essere indipendente (anche se percepivo una lauta borsa di studio universitaria con cui coprivo totalmente i costi universitari e anche molte altre spese). Dopo 2 anni dalla morte della mamma, avevo trovato lavoro così che potei aiutare mio padre al sostentamento della famiglia (lui percepiva anche la pensione di reversibilità della mamma). Spesso facevo la spesa, compravo vestiti ai miei fratelli e in più davo un contributo ogni mese in denaro a mio padre. Nel frattempo lui aveva lasciato l’attività in proprio e per un periodo rimase a casa senza lavoro, mentre andava sempre elemosinando un impiego al municipio che alla fine gli fece avere un part-time da un’azienda privata (presso cui lavora a tutt’oggi). Anche a molte persone esterne alla famiglia dava e da spesso fastidio il suo modo di parlare (spesso è presuntuoso, soprattutto riguardo alla musica, pretende che la gente acquisti i suoi cd, ascolti la sua musica, lo premi per come abbia svolto la sua vita e per le sue canzoni, insiste e spesso usa vocaboli non adatti e sconfina in discorsi non pertinenti).
Mio padre non usava mai violenza fisica, manteneva sempre la calma, solo che il suo comportamento scialbo e le sue parole spesso mi ferivano e mandavano in bestia soprattutto quando non riuscivo ad ultimare la tesi di laurea dopo aver sostenuto tutti gli esami del piano di studi nei tempi giusti (passarono 4 anni dall’ultimo esame alla discussione della tesi) e mio padre non mi voleva più in casa, mi diceva che doveva trovarsi una donna e che quindi dovevamo presto uscire tutti di casa. Invidiava me che avevo un fidanzato e mio fratello che era sposato. 
Io lavoravo ormai full time oltre continui straordinari fino al venerdì, avevo piano piano allentato l’attaccamento ai miei fratelli per dare una direzione al mio futuro: mi laureai e mi sposai dopo pochi mesi. Mi dispiaceva per i miei fratelli anche se una aveva trovato un ragazzo bravissimo e l’altro andava molto d’accordo con mio padre. Sembravano felici. 
Mentre mia mamma era viva il mio fidanzato si accorse, più volte, che mancavano dei soldi dal suo portafogli dopo essere stato a casa mia. Aveva sospettato di mio fratello di 17 anni ma tutti sapevamo che non poteva che essere stato mio padre (nessun altro della mia famiglia aveva mai avuto simili precedenti e mai fino adoggi). Ed io ho dovuto confessare al mio fidanzato e cercare di fargli capire che papà era malato e perciò di perdonarlo.
Con papà sono stata sempre sincera, parlandogli dei miei sospetti e certezze riguardo ai suoi comportamenti abbietti ed implorandolo di non perpetrare negli errori, che potevamo ricominciare da capo che confidavo in una sua redenzione. A volte confessava e si giustificava col bisogno, a volte per pagare il produttore di cd. 
E continuava, ugualmente, ogni tanto, a rubare qualche soldo dal mio portafogli. Mentre smise o ridusse di molto il vizio di rubacchiare nei supermercati (non trovavamo più saponi o dentifrici nelle sue tasche). 
A papà mancava molto la mamma, anche sessualmente, si confidava spesso con me e con gli altri della famiglia (es. le sorelle, cognati) del bisogno di una nuova donna, che non ce la faceva più a stare da solo. Tutti gli rispondevano che poteva trovarsela l’importante che non la portasse subito a casa ma fuori poteva fare ciò che voleva. 
Ma perse la consapevolezza dei ruoli e della natura delle relazioni padre-figli: Cominciai a trovare dei miei reggiseni sporchi di sperma nei cassetti del mio armadio, tra i panni sporchi, nelle tasche delle sue giacche. Cominciai ad essere spiata mentre facevo la doccia ed io me ne accorgevo ogni volta, ero sconvolta e gli chiedevo spiegazioni. Cercai di spiegargli che ci sono dei limiti al parlare di certe cose con i figli, che era assurdo, innaturale voler guardare una figlia nuda ed eccitarsi annusando i suoi indumenti intimi. Lui non lo ammise mai chiaramente ma ribadiva in continuazione il suo bisogno di una donna al suo fianco. Riuscì ad avere relazioni solo di sesso con diverse donne, prostitute e anche una relazione di qualche mese con una straniera che lo lasciò perché aveva capito che lui non teneva veramente a lei. Una notte lo sentivo ansimare e credendo che stesse male mi sono alzata per andare a vedere. Ci siamo incrociati nel corridoio mentre andava in bagno e capii che era in preda ad altri suoi sfoghi sessuali. Sembrava in pena o forse era solo in estasi. Io lo salutai e tornai subito a letto e lui mi seguì e si sdraiò al mio fianco implorando il mio aiuto con tono disperato. Io gli chiesi come avrei potuto e lui voleva che gli dessi solo un dito, me lo prese e cercò di portarlo verso il suo pene ma io mi arretrai, lui insisteva, mi chiedeva aiuto, si avvicinava ai miei capelli per annusarli e accarezzarli. Ma io ero sconcertata e contrariata, credevo stessi sognando e lo respingevo e gli dicevo di andare via e che lo avrei denunciato alle autorità. Poi credo che abbia eiaculato e se ne tornò nella sua camera da letto. Il giorno dopo mi sono confidata con zie paterne, nonna, zia materna, chiedendo loro aiuto, consigli su come dovevo reagire, avevo due fratelli piccoli a casa e temevo per loro. Ma non l’ho denunciato, anche le zie paterne e la nonna non credevano fosse la soluzione migliore; era sempre stato un pò “stupido”, sciocco, dissennato ma non aveva mai usato violenza fisica, non credevamo potesse sbagliare di più, che potevamo risolvere stando più attenti mentre ci proposero di trasferirci da loro; io rifiutai perché non volevo che ci allontanassimo dalla ns casa, dove avevamo vissuto felici con la mamma e nonostante tutto volevo bene a papà, volevo che stesse bene, che continuasse a cantare e suonare, volevamo una famiglia normale, volevo aiutare papà a capire che doveva reagire diversamente ai problemi, che non doveva farsi schiavizzare da bisogni sessuali e di guardare chi stava affrontando gli stessi problemi in modo sano e sereno, che avrebbe potuto contare su di me. Ho avvertito i miei fratelli di fare attenzione e di confidarsi non appena avessero sospettato o notati comportamenti strani di papà sotto l’aspetto sessuale. Sono trascorsi parecchi anni da quegli avvenimenti (7/8 anni) durante i quali papà non ha più manifestato quelle tendenze fino all’anno scorso, quando la figlia di mio fratello di soli 5 anni, sconvolta, corse giù dal piano di sopra dove era stata con lui da sola che si era abbassato le mutande e le aveva chiesto più volte di toccargli il pene col dito. Erano tutti a tavola per il pranzo e rimasero scioccati dalle parole della bambina. Quando scese mio padre gli chiesero spiegazioni e lui rispose che non era vero, che stava giocando mentre aveva il pantalone bucato. Non era chiaro nel parlare, diceva che la bambina lo aveva trovato con la mutanda bucata e che si era incuriosita ed ebbi la sensazione che intendeva giocare con la bambina col pene come se fosse una qualsiasi altra parte del corpo, che non doveva avere paura. Io raccontai la mia esperienza a mio fratello (che era l’unico a cui non avevo raccontato quello che mi era successo perché era stato tanti anni fuori e solo a causa della crisi circa 18 mesi fa decise di tornare e mio padre lo stava ospitando) .
Mio fratello decise di allontanarsi dalla casa di papà e prese in affitto un appartamento, stare alle dovute distanze da lui, non si fidava di lui. Ma non sapevamo bene quali provvedimenti adottare verso di lui, eravamo tutti confusi, mio padre si era comportato così stranamente ma lo conoscevamo da sempre, era stato sempre strano, con la sua sensibilità, vittimismo, vicissitudini, ma sempre con la voglia di fare musica, le sue belle canzoni, il suo continuo giocherellare, essere bambino, la sua mansuetudine, non violenza. Eravamo tutti addolorati e confusi. 
Lo criticammo fortemente esprimendogli il nostro dolore e disaprovvazione ma anche quella volta lo perdonammo, permettendogli di riavvicinarsi a noi. È passato un anno da quel giorno e qualche giorno fa, mentre la figlia di mio fratello giocava al cavalluccio sul divano, raccontò alla mamma il modo in cui aveva giocato al cavalluccio col nonno qualche tempo prima. Disse che erano in bagno, con le mutande abbassate ed il nonno era appoggiato dietro di lei e si muoveva come un cavalluccio. Disse che una volta c’era anche mia figlia. 
Questo racconto ha riaperto in noi le ferite e le paure e la confusione. Non capivamo come avessero potuto ripetersi quei fatti dato che eravamo stati ben attenti a non lasciare più le bambine sole con lui se non per pochissimi minuti. Rimane il dubbio che questi nuovi fatti raccontati dalla bambina siamo avvenuti precedentemente il primo episodio ma che la bambina non avesse raccontato a suo tempo perché dimenticato o sfuggito e le sia venuto in mente solo adesso. Oppure è possibile che la bambina se lo sia inventato, sognato, o che siano implicate altre persone come i suoi compagni di asilo e che faccia lei stessa confusione, volontariamente o inconsciamente? Mia cognata e mio fratello, dopo il racconto della bambina, sono corsi subito da mio padre ad insultarlo e minacciarlo di non avvicinarsi più alla loro famiglia. 
Siamo affranti. Cosa ci consiglia di fare per risolvere questi problemi?? Quali i provvedimenti da adottare verso mio padre? Potrà guarire se preso in cura da uno psicologo o psichiatra? Dovremmo denunciarlo sebbene non avesse mai agito con violenza fisica? Rappresenta un potenziale pedofilo? C’è pericolo che si scateni in lui la violenza?
Intanto continua a scrivere canzoni ed incidere dischi….

mercoledì, marzo 07, 2007

AUTOLESIONISMO

..Salve.Mi chiamo Elena.Sono una ragazza di 18 anni,vivo in un paese di una provincia del nord-Italia.Sono all'ultimo anno del liceo socio psico pedagogico,e a scuola ho un rendimento abbastanza soddisfacente.La mia vita è divisa fra danza,scuola,e quando il tempo c'è amici.Sto scrivendo perchè sto riattraversando un periodo non proprio bello della mia"vita".Non so a cosa sia dovuto..è la 3 volta che mi capita nel giro di pochi anni.La prima volta che mi sono sentita in queste condizioni è stato all'inizio della 2 superiore,in seguito ad un incidente di un mio amico,ho cominciato a domandarmi se vivere avesse veramente un senso.Non trovavo risposte e questo mi struggeva abbastanza.Poi,verso la fine dell'anno stesso è pasato tutto.L'anno scorso mi è ricapitata quella che io chiamo la mia crisi,,in seguito ad una gita scolastica che per me è stata stupenda,è cambiato qualcosa.Tornata da Napoli ho mollato il mio ragazzo e ho scombussolato la mia vita:ho ripreso a fumare,ho cominciato a fregarmene di tutto,tutti mi dicevano che io ero cambiata e più me lo dicevano,più io mi comportavo da stronza(scusate il termine).Ciò è inziato tutto verso inzio aprile ed si è attenuato quando è finita la scuola e sono andata al mare,cioè a fine giugno.In questo periodo avevo pensato spesso al suicidio e avevo cominciato ad esprimere la mia tabbia facendomi dei graffi sulle braccia.In seguito,questa estate ho conosciuto un ragazzo col quale ho avuto una storia durata 5 mesi..con lui andava bene(o almeno fino ai 3 mesi)..mi sentivo felice e finalmente potevo riversare il mio amore su qualcuno,e sembrava per di più che questo qualcuno contraccambiasse.Ma anche allora c'era qualcosa che non andava..ogni volta che litigavamo,ogni volta che io soffrivo dei miei complessi d'inferiorità nei confronti della sua migliore amica,ogni volta che c'era qualcosa che non andava io mi tagliavo.Ho trovato delle lamette qui in casa,ed ho inziato a tagliarmi.Su tutte le braccia ed infine sui polsi.Ora è da qualche tempo che non mi taglio più,anche se ho una voglia matta di farlo..solo che mia madre se n' accorta delle cicatrici e no nvoglio che creda che io sia pazza.Solo che in questo periodo sto vivendo una situazione d'ambiguità e di stress,e sono ricaduta in crisi.Mi sento divisa a metà:una parte di me buona e una cattiva,autodistruttiva.E questa trionfa sempre.Spesso penso che se mi uccidessi darebbe meglio..riempirei con la mia morte un vuoto che sento dentro.Questo mio senso di essere sbagliata e di non andare bene.Mangio in modo spropositato ultimamente,ho sempre fame.Non ho voglia di studiare,di uscire.Non riesco a vivere bene neanche con le altre persone.. Cosa posso fare er migliorare?e per cacciare una volta per tutte quella parte autolesionista che spesso,indipendentemente dalle situazioni,torna a farsi sentire? grazie.

Il tuo, come da tua stessa autodiagnosi, è un comportamento autolesionistico. Per autolesionismo s'intende il tentativo di causare intenzionalmente un danno al proprio corpo, lesionandosi in modo di solito abbastanza grave da provocare danni ai tessuti o agli organi. Vari possono essere i motivi che ti possono avere indotto a questo comportamento. - Per scaricare lo stress: autolesionarsi ed il dolore fisico correlato placano lo stress. Tutto il disagio interiore che non si è in grado di gestire viene tramutato in sofferenza fisica, quindi più facilmente gestibile e più reale della sofferenza emozionale che è impalpabile. Per un po' ci si occupa solo del dolore fisico, distogliendosi temporaneamente da quello interiore
Per mostrare agli altri che si sta davvero soffrendo, offrendo loro qualcosa di concreto e di comunementeaccettato come "dolore". Così si esiste agli occhi degli altri. Le cicatrici sulla pelle rendono visibile esteriormente la sofferenza che si ha dentro, è un modo per comunicare agli altri il proprio dolore .I comportamenti autolesivi sono una richiesta di aiuto.
- Ci si sente talmente morti dentro, talmente apatici dal ricercare nella sofferenza fisica una prova che si è ancora vivi.Non si è in legame con il proprio corpo e il dolore fisico è l'unico modo che si ha per sentire di esistere, per percepire il proprio corpo.
- Come sostituto di un desiderio di suicidio.
- Per punirsi di proprie azioni o sensi di colpa .
- Io amo riassumere le possibili cause di un comportamento autolesionista in questa frase: "Si preferisce provare un dolore fisico per non provare un più profondo e doloroso dolore interiore"
Indicazioni utili: - Non isolarti ma fai presente la problematica ad una persona a te significativa al fine che possa diventare un "sos" nei momenti di crisi acuta. - Nel momento in cui si manifesta la crisi acuta svolgi un'attivita "lesionistica" rivolta ad un oggetto esterno, quale "picchiare" un oggetto morbido al fine di "scaricare" la rabbia. - Esci immediatamente di casa . - Nei momenti non di crisi acuta pratica un'attività fisica che "svuota" in qualche maniera della rabbia accumulata.- Esprimere la propria rabbia anche attraverso qualche forma artistica, come dipingere e disegnare ad esempio. Ma soprattutto non devi vergognarti di ammettere di esserti volutamente ferita, per timore di non essere capita, di essere giudicata negativamente o di essere considerati pazza. Invece non c'è motivo di cui vergognarti, sia perché gli autolesionisti non sono pazzi, sia perché tale fenomeno è più comune di quanto si creda, in forma più o meno patologica . Se la buonavolontà personale di combattere il tuo autolesionismo non produce significativi miglioramenti devi chiedere, senza esitazione, timore e vergogna, aiuto ad un'esperto. Saluti

martedì, luglio 25, 2006

HO BISOGNO D'AIUTO

Paola N° di riferimento: 153313107 Età: 22 Buon giorno.Mi riesce difficile anche scrivere, perche 'mi vien subito da piangere. Sono una persona molto seria per la mia eta' e lo son sempre stata,questo per me e' insopportabile.La mia familia ha sempre sofferto una condizione economica non piacevole, mia madre in maggior modo e anche mia sorella,da quando io ricordo hanno sempre sofferto di depressione ed e' per questo che io ho sempre cercato di essere diversa.Mio fratello al quale sono affezionata in modo particolare,ha un carattere molto chiuso, so piu' cose di estranei che di lui, puo' essere che sia perche' ha sempre vissuto lontano.Cmq,tornando a me,questi ultimi 3 anni per me sono stati un inferno:mi son lasciata coinvolgere da mio pàdre in un affare che ci ha fatto perdere gli ultimi spiccioli rimasti,e per me anche la possibilita' di pagare l'universita', per l'ennesima volta.Nel lavoro sono sempre andata bene, forse l'unico problema e' la lentezza in tutto,e la bassa retribuzione. da un po'di tempo ho iniziato a notare un certo coinvolgimento con l'alcool, non riesco a dire di no,o a smettere quando devo,anche se puo' capitare solo una volta mese(non sempre pero'). Nel periodo in cui sono stata piu' coinvolta dall'alcool,ho avuto seri problemi col mio ragazzo,perche' come si sa le reazioni sono amplificata,o meglio peggiorate.La relazione con lui era morta per me in quel periodo,anche perche' non mi curavo piu': sopracciglia cresciute,in un anno sono ingrassata di 15/20 kg,non uscivo piu', cosa assurdaper quanto invece mi piace farlo.Cmq,potrei continuare cosi all'infinito,pero' ho bisogno di un aiuto ora,sto troppo male,ora non mi và nemmeno di mangiare.Ieri non ho toccato cibo e ora nemmeno
Si, hai bisogno d'aiuto. E come sei riuscita a scrivere questa significativa email, a cui spero qualcuno lasci un commento, t'invito a chiedere aiuto ad una delle persone più significative per tè. Ci sono momenti nella vita di ognuno di noi che non possiamo farcela da soli, ma abbiamo bisogno di sostegno. Ti allego una storia su cui riflettere:
" L'AMICIZIA Un giorno, ero un ragazzino delle superiori, vidi un ragazzo della mia classe che stava tornando a casa da scuola. Il suo nome era Tom e sembrava stesse portando tutti i suoi libri. Dissi tra me e me:"perché mai uno dovrebbe portarsi a casa tutti i libri di venerdì? deve essere un ragazzo strano." Ho scrollato le spalle e mi sono incamminato. Mentre stavo camminando vidi un gruppo di ragazzini che correvano incontro a Tom . Gli corsero addosso facendo cadere tutti i suoi libri e lo spinsero facendolo cadere nel fango ed isuoi occhiali volarono via, e li vidi cadere nell'erba un paio di metri più in la. Lui guardò in su' e vidi una terribile tristezza nei suoi occhi. Mi rapì il cuore! Così mi incamminai verso di lui mentre lui stava cercando i suoi occhiali e vidi una lacrima nei suoi occhi. Raccolsi gli occhiali e glieli diedi dicendogli: quei ragazzi sono proprio dei selvaggi, dovrebbero imparare a vivere. Tom mi guardò e disse:grazie! C'era un grosso sorriso sul suo viso, era uno di quei sorrisi che mostrano vera gratitudine.Lo aiutai a raccogliere i libri e gli chiesi dove viveva. Scoprii che viveva vicino a me così gli chiesi come mai non lo avessi mai visto prima, lui mi spiegò che prima andava in una scuola privata. Prima di allora non sarei mai andato in giro con un ragazzo che frequentava le scuole private.Parlammo per tutta la strada e io lo aiutai a portare alcuni libri. Mi sembrò un ragazzo molto carino ed educato così gli chiesi se gli andava di giocare a football con i miei amici e lui disse di si. Andammo in giro tutto il week end e più lo conoscevo più Tom mi piaceva così come piaceva ai miei amici. Arrivò il lunedì mattina ed ecco Tom con tutta la pila dei libri ancora. Lo fermai e gli dissi: ragazzo finirà che ti costruirai dei muscoli incredibili con questa pila di libri ogni giorno! Egli rise e mi passo la metà dei libri.
Nei successivi quattro anni io e Tom diventammo amici per la pelle. Una volta adolescenti cominciammo a pensare al college, Tom decise per Columbia Universitye io per Georgetown. Sapevo che saremmo sempre stati amici e che la distanza non sarebbe stata un problema per noi. Tom sarebbe diventato un dottore mentre io mi sarei occupato di scuole di football. Tom era il primo della nostra classe e io l'ho sempre preso in giro per essere un secchione.Tom doveva preparare un discorso per il diploma. Io fui molto felice di non essere al suo posto sul podio a parlare. Il giorno dei diplomi vidi Tom, aveva un'ottimo aspetto. Lui era uno di quei ragazzi che aveva veramente trovato se stesso durante le scuole superiori. Si era un po' riempito nell'aspetto e stava molto bene con gli occhiali. Aveva qualcosa in più e tutte le ragazze lo amavano. Ragazzi, qualche volta ero un pò geloso! Oggi era uno di quei giorni, vidi che era un po' nervoso per il discorso che doveva fare, così gli diedi una pacca sulla spalla e gli dissi: "hei, ragazzo te la caverai alla grande!" Mi guardò con uno di quegli sguardi (quelli pieni di gratitudine) e sorrise mentre mi disse: "grazie".
Iniziò il suo discorso schiarendosi la voce: "nel giorno del diploma si usa ringraziare coloro che ci hanno aiutato a farcela in questi anni duri. I genitori, gli insegnanti, gli allenatori ma più di tutti i tuoi amici. Sono qui per dire a tutti voi che essere amico di qualcuno è il più bel regalo che voi potete fare. Voglio raccontarvi una storia". Guardai il mio amico Tomincredulo non appena cominciò a raccontare il giorno del nostro incontro. Lui aveva pianificato di suicidarsi durante il week end. Egli raccontò di come aveva pulito il suo armadietto a scuola,così che la madre non avesse dovuto farlo dopo, e di come si stava portando a casa tutte le sue cose. Tom mi guardò intensamente e fece un piccolo sorriso. "ringraziando il cielo fui salvato, il mio amico mi salvò dal fare quel terribile gesto". Udii un brusio tra la gente a queste rivelazioni. Il ragazzo più popolare ci aveva appena raccontato il suo momento più debole. Vidi sua madre e suo padre che mi guardavano e mi sorridevano, lo stesso sorriso pieno di gratitudine. Non avevo mai realizzato la profondità di quel sorriso fino a quel momento."


domenica, marzo 14, 2010

NON SO' PIU' CHE FARE

MELANIA Età: 20
Salve mi chiamo melania le ho già scritto una settimana fa però non ho trovato alcuna risposta,siccome ho veramente bisogno d'aiuto le scrivo di nuovo spiegandole nel dettaglio la situazione.Ho 19 anni,20 tra qualche mese.Sono nata ad r. ed ho sempre vissuto in un piccolo paesino di provincia fino all'estate 2007 in cui mi sono trasferita a m..
Il motivo per cui mi rivolgo a lei è perchè sto vivendo una situazione strana e
non riesco a venirne a capo anche perchè quando espongo il mio problema a
qualcuno tipo mia madre mi vengono addossate tutte le colpe senza risolvere
alcun problema anzi complico solo ulteriormente la situazione.
Prima di trasferirmi ero felice,conducevo una vita normale,nonostante i contrasti con mia madre.Lei deve sapere che mia madre non è mai stata molto
permissiva anzi molto invasiva direi,io in principio ero convinta che tenerla al corrente di tutto potesse in un certo senso tranquillizzarla e lasciarmi più libera,in realtà,non è andata proprio così.Sin da quando ero bambina mi ha privato di scegliere,in un certo senso di vivere ad esempio non potevo guardare la tv al pomeriggio perchè dovevo studare,non potevo uscire a giocare al parco con le mie cugine,non potevo parlare in dialetto...e l'elenco potrebbe continuare all'infinito.Crescendo però ho cercato di lottare per avere i miei spazi,anche se è stata dura.Pensi che ho lottato per la scelta della scuola superiore da frequentare,può sembrare buffo o incedibilmente ridicolo,ma mia madre nonostante i miei ottimi voti non voleva che frequentassi il liceo classico.Ottenuto ciò ho contiuato a chiedere e a cercare di ritagliarmi degli spazi.In parte ci sono riuscita,a 15 anni ho ottenuto il permesso di poter uscire la sera fino alle 10,30 per 2 volte al mese naturalmente,secondo la sua ottica,o solo il sabato o solo la domenica.Io nonostante tutto ho sempre accettato anche se le sue decisioni mi facevano male,visto che ero l'unica tra le mie amiche ad avere questo tipo di problema,cercavo di non darlo a vedere rispettando sempre mia madre,mettendomi nei suoi panni(quando potevo).Finalmente a 16 ho ottenuto un pò più di libertà,anche se è durata poco;infatti potevo uscire tutti i sabato e domenica ovviamente fino alle 10.30
senza però uscire dal piccolo paesino dove abitavo,senza andare in macchina con i miei amici,senza andare alle feste di compleanno,insomma potevo semplicemente uscire per fare un giro ed andare a mangiare una pizza.Io però,non mi sono mai ribellata e per fortuna nonostante tutto ciò ho sempre avuto tantissimi amici,già forse la mia unica ancora di salvezza.Quando abitavo li avevo una vita attiva,molto attiva:frequentavo il liceo classico,corsi di teatro,aiutavo le catechiste in parrocchia,insomma grazie al mio carattere ho sempre svolto molte attività e conosciuto tante persone.Proprio per il mio carattere ritenuto da tutti i miei amici:forte,sono sempre stata la consigliera di tutti,ed io mi riconoscevo così fino a poco tempo fa...ora non più.
Da quando ho saputo di dovermi trasferire per me tutto è cambiato,mia madre con cui nonostante tutto,le confidavo tutto si è trasformata da amica in nemica;prima di apprendere la notizia della mia partenza(ho saputo di dover partire un mese prima,tutto e tutti sapevano tranne che io) ignara di tutto vivevo la vita tipica di una ragazza di 16 anni,tra le varie cose che mi sono capitate c'è stata anche quella di innamorarmi,infatti intrapresi una relazione con un ragazzo del mio stesso paese più grande di me di un anno,tutto procedeva per il meglio e mia madre era a conoscenza di tutto.Quando mi dissero della partenza mi dissero anche di dover troncare la relazione,io accettai di partire per stare vicino a mio padre che lavora qui,però rifiutai di interrompere la relazione,così i miei cominciarono a seguirmi quando uscivo,fino al punto di inventarsi che il ragazzo avesse un'altra relazione.Io facevo finta di credere a tutto e continuai la relazione,ignara del fatto di essere spiata.Fu così che un giorno i miei mi costrinsero a telefonare con il vivavoce al ragazzo per dirgli di lasciarci.In realtà dopo molto tempo sono venuta a conoscenza del fatto che i miei gli hanno parlato dicendogli che se non mi avesse lasciato lo avrebbero denunciato poichè lui aveva 18 anni ed io
quasi 17.Fui costretta a telefonare poichè fui picchiata;inoltre da quel giorno
non mi fecero uscire più di casa,mi fu sequestrato il cellulare e mi accompagnavano loro a scuola ed assistevano per ore alle lezioni di teatro
affinchè non potessi rimaner sola.Rivolgendomi al mio parroco e ad un mio professore volevo denunciare l'accaduto,ma quando seppi che potesse andar di mezzo anche mio fratello più piccolo di me di 5 anni,decisi di non far nulla,poichè lui è fragile e molto legato a mia madre.Inoltre speravo che a 18
anni avessi potuto ottenere quella libertà tanto sperata e sognata,ma ciò non è stato.Passato un mese,segregata in casa,senza poter salutare i miei amici, mi trasferì in questa città.Magari città,abito in un piccolo paesino di montagna
dove per certi versi non fa caldo neanche in estate.Da quando sono qui ho perso tutte le libertà che avevo sudato.Sono quasi 3 anni che non esco nè al
pomeriggio,nè alla sera,nè in settimana,nè nei giorni festivi.All'inizio che arrivai qui uscivo con la figlia di un collega di mio padre,ma ho interrotto l'amicizia perchè mi ha offerto una canna,inutile dire che i miei nn mi hanno
mai creduta,ma ci sono abituata.Ora solo a volte ho il permesso di pranzare con una mia compagna di classe,ma naturalmente accade così raramente che non la considero neanche un'uscita.Passo notte e giorno a studiare e quando ho un pò di tempo libero o sono al pc,naturalmente controllata da mia madre,oppure ascolto la musica.Devo dire però che molto spesso parlo a telefono con i miei amici,dato il fatto che la mia camera è su in mansarda,però naturalmente sono costretta a mettere giù quando mia mamma sta per sale.Io non chiedo molto anzi credo che sia normale per una ragazza di quasi 20 anni uscire,avere un ragazzo,praticare un attività.A tutto ciò devo aggiungere il rapporto negativo che ho con questa città.Il primo anno che ho frequentto la scuola qui,è stato durissimo, "una lotta contro la sopravvivenza",io che ho sempre avuto tanti amici mi sono trovata da sola in un banco vicino alla cattedra ed il mio nome è diventato ''terrona'',così io che ho sempre avuto ottimi voti sono stata bocciata; è stato l\'anno più brutto della mia vita accusata di esser ladra,umiliata,presa in giro per l'accento partenopeo,la cosa che mi ha fatto più male è stato il fatto che mia madre fino al giorno in cui una mia prefessoressa glielo dicesse in faccia che il problema era la provenienza partenopea,lei non mi credeva e mi accusava di inventarmi tutto.Inutile nasconderle che solo a pensare qualche episodio,mi viene da piangere.
Questi problemi non li ho esposti mai così apertamente,ho sempre preferito tenermi tutto per me,avendo come unico sfogo il pianto,infatti tutte Le sere prima di andare a dormire con la bocca sul cuscino per evitare che qualcuno mi ascolti e mi dica che sono una bambina,piango fino a quando non mi addormento.Ormai sono quasi 3 anni che vivo così,il problema è che adesso non ne posso più,non mi basta piangere per un'ora la sera,adesso mi vengono crisi di pianto in ogni momento anche se sono in mezzo alla gente; a ciò si sono aggiunti anche dei disturbi fisici:ho sempre forti mal di testa che mi tormentano,ho avuto un calo della vista,perdo peso e capelli,inoltre sto accusando da qualche settimana forti dolori alla colite e ho il ciclo che va e viene continuamente,non so più che fare prima riuscivo a nascondere tutto adesso non più,per questo ho chiesto un suo parere,perchè ho bisogno di aiuto.NON SO PIù CHE FARE.INOLTRE DA QUALCHE MESE MI TORMENTA IL PENSIERO DI UN SUICIDIO E IN QUELLE POCHE VOLTE CHE SONO SOLA IN CASA SENTO IL FORTE DESIDERI DI FARLO MA NON HO ANCORA TROVATO IL CORAGGIO.L'UNICA COSA DI CUI SONO SICURA è CHE IL MONDO DELLA MIA ASSENZA NON PIANGEREBBE NEANCHE UN Pò....