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domenica, febbraio 20, 2011

HO INCONTRATO UN UOMO SADOMASOCHISTA E BISESSUALE

panterarosa Età: 36
Sono una donna di 36anni,abbastanza colta e di bella presenza.Ho conosciuto un uomo di 33 anni; fra noi c'è molta simpatia ma anche molta diversità(credo comunque di tenere molto a lui)(fra noi non c'è stata ancora nessuna relazione intima).
Sono rimasta shoccata quando mi ha detto di essere attratto dal sadomasochismo (come personalità dominante) e,soprattutto,di aver avuto esperienze bisessuali.Mi ha detto di essere attratto solo dalle donne (ne ha avute moltissime e di questo non ne dubito affatto)e di vedere le sue esperienze omo(sempre come passivo)(non so se completamente passate o meno,non ho voluto chiedere)solo come un "giochino"(ha poi completato il concetto dicendo di voler provare in ogni campo della vita ogni esperienza).Egli è inoltre in una situazione di pausa con la sua ex ragazza (alla domanda se l'amasse ancora mi ha detto di non sapermi dare una risposta a riguardo).
Per quanto Le è possibile mi può tracciare, a livello generale, un quadro della personalità di quest'uomo in relazione ai suoi gusti sessuali e alle sue esperienze omo?
E quale comportamento Lei mi consiglierebbe di tenere a riguardo?(sono molto tentata di chiedere dei chiarimenti direttamente a lui,ma ho paura di allontanarlo..visto che ci conosciamo comunque da troppo poco tempo).
grazie anticipatamente

PROBLEMATICHE E DIPENDENZE AFFETTIVE E RELAZIONALI

manuel74 Età: 35
Salve, cercherò di raccontare la mia storia anche se è un po' articolata. Spero di farmi capire...
Dà un paio d'anni conosco una ragazza, c'è stata sempre una certa complicità ma non mi sono mai spinto altre nella conoscenza..ma da un paio di mesi ci siamo visti (da soli) parecchie volte, attrazione,passione,complicità, sorrisi e desiderio di sfuggire dalla realtà...
la realtà è che lei ha un fidanzato da 11 anni, convivono da 5 e da 3 il loro è un rapporto fratello/sorella.
mi spiego meglio, quando si sono conosciuti lei stava uscendo dà una sofferta relazione, aveva cambiato città,lavoro, questo ragazzo e la sua famiglia le sono stati d'aiuto per superare le sue sofferenze.dopo un po' di anni, lei ha ritrovato se stessa , la salute e la voglia di vivere....a quel punto si è resa conto di non amare piu questo ragazzo o di non averlo mai amato..
da 3 anni vivono come fratello e sorella, ma lui non vuole lasciarla, dice che ha bisogno di lei etc.etc (Lei è stata la sua prima e unica ragazza)
Le ho detto perchè non è lei a lasciarlo, ma non ne ha il coraggio o la forza.
ha paura di farlo soffrire, e acnhe la famiglia di lui fà pressioni in tal senso.Le ho chiesto se rimane con lui solo per compassione ..mi ha risposto di si.
ora le mie domande, qual'è la soluzione? come mai un uomo accetta questa situazione di dipendenza affettiva(anche umiliante)? certo Lei dovrebbe avere coraggio e lasciarlo e non aspettare che sia lui ha farlo. Ma lei ha paura di "ricominciare" da capo.. ma ha il suo lavoro qu dovrebbe allontanarsi ancora una volta da una realtà che la fà soffrire.spero di essere stato chiaro, grazie per l'eventuale e competente risposta
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ele Età: 28
Buongiorno, ho un problema e non so propio come fare , da quasi 4 mesi esco con un ragazzo che ha un anno in piu di me. stiamo bene ci vogliamo bene ma ho un problema per il mio ragazzo sono la sua prima donna.. non hA MAI AFFRONTATO il discorso ma quando vorrei stare da sola con lui , ecco che inizia ad avitare e dire che e stanco che vuole andare a casa , io premetto che aBITO DA SOLA l'ho invitato a dormire a casa ma nulla quindi presumo lui non abbia mai avuto rapporti sessuali come faccio a superare tutto cio ???
grazie
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ela Età: 23
Gentile Dott. Cavaliere
Sono una studentessa universitaria, piena di interessi e di idee, mi cimento in moltissime attività da quelle fisiche sportive, alla pittura, ai viaggi, la lettura, la politica. etc. poco meno di un anno fa ho conosciuto il mio attuale ragazzo, più giovane di me di un paio d'anni. E' un buon ragazzo, l'ho sentito fin da subito, ma mi sono accorta di quanto l'ambiente esterno lo influenzi: le mode, gli amici.. un modo di vivere che è in contrasto con quello che prova. Io sono una ragazza dalla chiacchiera facile, sono molto intrattenitrice ma soprattutto riflessiva. Nel mio dialogo con lui ho sempre cercato di scavare a fondo e capire se lui fosse veramente superficiale come voleva dimostrare o se là sotto in realtà ci fosse ben altro. Lui con il passare del tempo si è aperto sempre più in confidenze inerenti la sua famiglia totalmente disfunzionale. Forse un classico per le famiglie qui del nord, ma io provenendo da una famiglia multiculturale di una certa istruzione la vedo per quello che è: il padre è il tipico "workaholic" ha una sua attività nella quale spende la maggior parte del tempo, ha trascurato moltissimo il figlio, mentre ha favorito molto la sorella. la madre ha sofferto per moltissimi anni di depressione, ha rapporto altamente conflittuale con la figlia, e col figlio ha un rapporto un pò morboso sotto certi aspetti, ma lo ha totalmente trascurato quando era piccolo nei suoi bisogni sia primari che secondari.
Questo ragazzo è cresciuto un po in balia di se stesso e un po sotto l'ala della sorella che è per lui molto importante. La sorella è stata in terapia per un certo periodo e anche lei ha notato che il fratello vive un diasgio. Io aggiungerei molto profondo: prova molta invidia per chi ha più di lui, ma non un'invidia perfida, ma di chi davvero si sente di esser stato privato dell'affetto e delle attenzioni. E' un bel ragazzo, un po narcisista ma in realtà non credo si accetti per quello che è, la sua è una continua lotta per essere più bello, socialmente accettabile: ha fatto grandi sacrifici per avere una bellissima macchina, quando capita che qualche suo amico abbia ottenuto con piu facilità una macchina ancora più bella si strugge. Si guarda allo specchio e dice "cosa posso migliorare di me?" io glie l'ho detto che quello che dovrebbe cambiare è il suo atteggiamento verso la vita, ritrovare la passione in qualcosa, qualche attività.. cerco di dargli molti stimoli, di incuriosirlo ma sembra che fino ad ora l'unica cosa che abbia migliorato è l'aprirsi con me e raccontarmi quello che sente, che prova.. il che sicuramente lo ha aiutato. Sento che vuole dare una svolta alla sua vita, ma lui parla sempre di se come se fosse troppo tardi, ormai ha fatto delle scelte sbagliate e non si torna più in dietro etc. credo che questa sensazione di fine imminente di impossibilità di redenzione glie l'abbia attaccata la madre, e il sentirsi incapace (da li il voler dimostrare di essere capaci in tutto, o che potenzialmente lui sa fare tutto) il padre che lo sminuisce spesso e volentieri di non essere capace a fare nulla. Ha un lavoro stabile, una paga bassa ma nonostante ciò si sente insoddisfatto. Gli ho consigliato di studiare, prendere la maturità.. magari ottenere un risultato così potrebbe aiutarlo sotto l'aspetto dell'autostima etc.
Non lo so, in lui mi spaventa questa mancanza di interessi, che non siano il temporaneo palliativo come un videogioco e un pochetto di musica. E non è la mancanza di attività, non voglio assolutamente renderlo un mostro iperattivo come me, ma semplicemente vedere che la mattina si sveglia perchè ha un motivo per farlo. mi ha molto spaventata una frase, detta davvero seriamente: che io sono la cosa più importante che ha, che senza di me un ponte non glie lo toglierebbe nessuno. Io lo amo moltissimo, vedo in lui un potenziale ENORME, e una persona dal cuore grande e buono. Ma la vita può essere imprevedibile: la mia vita è costellata di disgrazie familiari, e così sentendo quelle parole penso che se dovesse succedere qualcosa a me, lui cosa farebbe? si butterebbe giù da un ponte? cadrebbe in depressione? il pensiero di ciò mi fa stare davvero male. Mi fa male vederlo così insoddisfatto di quello che ha e di quello che non ha. Secondo lei come posso aiutarlo? devo aiutarlo? o forse mi sto comportando come una madre che non ha e rischio di creare un rapporto di dipendenza in cui io penso per lui e lui non può fare a meno di me? voglio vederlo camminare con le sue gambe, non per me, per lui.
La ringrazio moltissimo, colgo l'occasione per porgerle i miei più cordiali saluti
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antonella Età: 48
Separazione dal coniuge dopo trent'anni di matrimonio.L'ho sempre perdonato, mi tradisce dopo tre anni di matrimonio e lo perdono. L'anno scorso mi confessa che tutti i nostri risparmi di trent'anni non ci sono piu'. Ha pagato una multa grossa ma non mi da nessun resoconto di ricevuta. In seguito mi confessa di aver giocato ai cavalli.E' sempre stato bugiardo la sua infanzia è terribile.Figlio di separati con una mamma che si prostituisce per soldi. Vive l'infanzia in collegio e a 16 anni si arruola in marina. La mia storia con lui inizia da quando io avevo 13 anni, mi innamoro e lui entra nella mia famiglia. E' accolto bene ed io aspetto un figlio da lui all'eta' di 16 anni. Papa' mi regala l'appartamento e lui lavora come militare . Non ci manca nulla . Lui non è mai presente nella nostra vita familiare dice di lavorare sempre e mi lascia spesso sola. Dopo tre anni di matrimonio mi lascia per pochi mesi perchè si innamorara di una donna. Ritorna a casa dopo un mese viene perdonato e riaccettato dai miei genitori. Il nostro matrimonio prosegue diciamo tranquillamente per ben vent'anni . Lui sempre assente dice che lavora ed io serena a crescere i miei figli
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fabio Età: 42
Salve Dottore, mi chiamo Fabio e ho un problema con mia moglie. Fidanzati da 7 anni e sposati da 5 con 2 figli piccoli ci siamo amati,dimostrandolo in modi diversi (io più romantico lei più d'atteggiamento) senza mai avere una flessione. Ora circa 1 mese fa, sentendola distante, ho richiesto più attenzioni e lei mi ha risposto che avendo passato con me circa un anno di difficoltà legate al mio lavoro (ma che non avrei mai creduto potesse influire cosi tanto nel menàge visto che nonostante alcuni momenti di amarezza da parte mia non ho mai smesso di dimostrarle amore) e che ora si sente bloccata..Premettendo che mia moglie è figlia unica di madre vedova con un carattere opprimente vs la figlia e che io probabilmente ho contribuito a questa oppressione con le mie, non ossessive sottolineo,richieste d'aiuto ,, ho pensato che forse si stia ribellando ad uno status di mamma,moglie figlia facendo di me però l'unico bersaglio. Voglio ripeterlo, per non creare dubbi, che sono stato sempre presente e premuroso anche nei momenti più duri legati al mio lavoro.tra l'altro quando io cerco di parlarle (mai litigando lo giuro, sempre con toni pacati e commossi..) lei non riesce ad esprimersi ma questo è sempre stato cosi anche quando andava tutto bene. L'ho già detto io sono più per le cose eclatanti, io le comunico cosa provo, lei me lo trasmette e ci è sempre riuscita. Inoltre non credo, (ma chi lo può dire realmente?) che lei sia attratta da un' altra persona ma se cosi fosse vorrei provare comunque a salvare il mio matrimonio. Aggiungo che lei a casa è serena (sembra,ma non ha mai finto e non vedo perchè una persona debba cambiare cosi nettamente), mi chiama, a volte,amore, fa battute che prevedono un futuro..ma non è come prima.
Mi aiuti la prego ad acquisire un atteggiamento positivo per poterla riconquistare perchè mi sto lacerando e non voglio che i bambini ne soffrano.
Grazie anticipatamente
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Invito tutti coloro che pongono come richiesta di consulenza online una problematica affettiva o relazionale a porre quest'ultime all'interno del forum del sito www.maldamore.it ( http://www.maldamore.it/public/FORUM/ ) dove si troverà ascolto e sostegno da parte degli altri utenti

MIO PADRE CHE E' LONTANO DA ME' E' MORTO

anonimo Età: 30
Ciao.Mio papi e morto il 23 gennaio di quest'anno.E stato il giorno piu brutto che ho avuto.Lui con mio fratello vivono in Polonia,sono lontani da me...ma spesso andavo a trovarli insieme a mia famiglia(mio compagno e miei 2 bimbi). Mio papi aveva il cancro della ghiandola,che ha scoperto 1 anno fa,faceva le chemio e tutte altre cure che erano da fare..aveva soltanto 60 anni.Era papa meraviglioso,,aveva sempre tante persone intorno a se,perche era di compagnia.Appena ho saputo ho comprato subito il biglietto e sono andata al funerale.AVREI PREFERITO A VEDERLO NELLA BARA,PER ULTIMA VOLTA...Oggi ancora non riesco a immaginare che lui non c'e piu,che l'anno prossimo non potra' ad accompagnarmi sul altare,non potra' veder a crescere i suoi nipotini,che lui adorava tanto e loro a lui.Sono tante cose che non potra' fare,e che io non riesco mettermi in testa che lui non c'e piu'...sono poco affettuosa con mio compagno e con i miei bimbi,il piu' grande va seguito ha 7 anni,e a scuola non va molto bene,e' ancora non sa che il nonno non c'e piu'...ho tante cose brutte per la testa,a volte me ne vorrei andare via da qui...cosa devo fare e come devo fare? Qualcuno sa aiutarmi?Aspetto la vs. risposta.Grazie mille.
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La invito a leggere la seguente testimonianza
Saluti

CATTIVO RAPPORTO COL PADRE

anna Età: 34
Gentile Dottor Cavaliere, le scrivo per raccontarle la storia di una persona per me molto importante che vorrei riuscire ad aiutare in qualche modo ma non ho gli strumenti adatti per farlo e spero che lei possa darmi un aiuto o un suggerimento.
La persona di cui le voglio parlare si chiama Matteo, ha 34 anni; all'età di sette anni i suoi genitori si sono separati suo padre è andato via di casa e non si è fatto vedere per quasi un anno, poi è ricomparso improvvisamente per comunicare al figlio che a breve avrebbe avuto un fratellino.
Nel frattempo Andrea viveva con la mamma che lavorava tutto il giorno e quindi spesso nonostante la giovane età andrea si è trovato da solo in casa, spesso si preparava i pasti da solo ed è cresciuto tra il padre assente e la mamma che spesso aveva crisi di depressione e non si voleva neppure alzare dal letto.
Quando parla della sua infanzia alterna i racconti dei suoi giochi preferiti, le marachelle con gli amici, insomma ricordi piacevoli a racconti di solitudine come quando speravo di trovare il papà all'uscita della scuola e non succedeva. Ha sentito molto la mancanza del padre e si è sentito responsabile per la madre, si preoccupava per lei e si prendeva cura di lei mentre avrebbe avuto bisogno di qualcuno che si occupasse di lui.
Oggi è un uomo, intellligente pieno di interessi e passioni. Ma è irrequieto vorrebbe una famiglia ma allo stesso tempo la famiglia per lui rappresenta responsabiltà e non si sente pronto.
Cerca di allontanarsi dal padre ma ogni volta che lo sente va in crisi perchè continua a non sentirsi considerato vorrebbe trascorrere più tempo con lui vorrebbe che il padre riuscisse ad avere con lui il rapporto che ha con il fratellastro. Un rapporto quotidiano, pranzano insieme fanno attività insieme..
La mamma continua ad essere una figura da aiutare che gli vuole bene lo coccola ma non è il riferimento che lui vorrebbe.
Io vorrei aiutarlo in qualche modo, per affrontare questo suo disagio, può aiutarmi?
Grazie della sua attenzione...buon lavoro.

domenica, gennaio 23, 2011

ORRIDI SOGNI

purple Età: 20
Salve, mi rivolgo a lei in merito a uno strano sogno che sta diventando, purtroppo, ricorrente. Il primo lo feci circa un mese fa: era una specie di fine del mondo in cui uno strano virus faceva diventare le persone cannibali e aggressive. In questo riuscivo a scappare e nascondermi, però vedevo i miei amici diventare mostri, e alla fine venivo presa e mangiata.
Nel secondo che ho fatto invece, ed è stato stanotte, anche i miei genitori diventavano dei mostri e non riuscivo a scappare, anzi tentavano di far diventare così anche me, o mi avrebbero mangiato, e io non volevo...I sogn erano entrambi molto violenti, e avevo molta paura, solo l'ambientazione era diversa ma le sensazioni erano le stesse, compresa una sorta di nausea che ho avuto tutte e due le volte successive al risveglio, ripensando al sogno. Io sono una ragazza allegra, intelligente, simpatica, carina, certe volte anche troppo sincera...prima ero più depressa e più "affamata d'affetto" però dopo un anno che sono andata da uno psicologo ho capito che il mio problema era il mio rapporto con gli altri e mi sono data da fare per costruirne di veri, e in questi ultimi due anni ci sono davvero riuscita con delle splendide persone, mi sono aperta, sono davvero più me stessa e mi voglio bene così come sono. Con la mia famiglia non ho grandi attriti, i soliti che si possono avere a quest'età..un tempo li accusavo della loro anaffettività quando ero bambina, ma ho passato anche questo e il nostro rapporto è abbastanza buono. Non credo di avere grossi problemi di sorta, tento e riesco a fidarmi delle persone con cui mi sono aperta, tenendo a bada le paranoie, al momento non ho una relazione affettiva stabile con nessuno ragazzo ma va bene così, l'università va relativamente bene, non ho avuto traumi infantili particolarmente rilevanti, ho un ottimo rapporto con il cibo....e allora perchè faccio questi orridi sogni???
La prego mi dia una risposta. Grazie mille.
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Saluti

LA PORNODIPENDENZA MI DISTRUGGE COME L'EROINA O LA COCAINA

Egregio Dott. Cavaliere,

mi chiamo Rosario, ho 24 anni e da troppo tempo ormai guardo molto spesso video, film e altro materiale pornografico, più o meno da quando ho attivato la connessione ad Internet.

Ma vorrei descrivermi un po: come detto, ho 24 anni, studio Biologia presso l'Ateneo di Palermo, abito in un paesino di circa 6000 abitanti, in provincia di Palermo. Sono un ragazzo generoso, studioso, timido, fragile, sensibile, con poca fiducia in sè stesso e che la cerca nelle parole e negli apprezzamenti delle altre persone. Mi occupo di politica nel mio paesino e fino a qualche mese fa ero fidanzato da quasi 8 anni con una ragazza della quale sono ancora innamorato e credo che la mia pornodipendenza abbia molto contribuito a rovinare la mia relazione amorosa.

Come detto, ho cominciato a vedere materiale erotico e pornografico nell'adolescenza, un po per curiosità .

In realtà secondo me tutto comincia una sera, all'età di 12 anni, sul mio letto, quando per gioco cominciai a simulare un rapporto sessuale, cosa che non avevo mai fatto prima. Dopo un po di movimenti su e giùcon il mio pene sul materasso, sentii come un improvviso stimolo di minzione, ma ovviamente non era minzione bensìa mia prima eiaculazione. La vergogna, inizialmente, fu enorme e ovviamente non avevo il coraggio di dirlo a nessuno, ricordo che vissi quella situazione con notevole imbarazzo, perchè entivo che quell'pisodio era il primo vero segreto intimo che non avevo il coraggio di rivelare ad alcuno.

Però ualche giorno dopo, ricominciai questo gioco, che, tutto sommato, mi dicevo, era piacevole e gratificante; quasi ogni sera per circa due settimane facevo questo gioco che, puntualmente, finiva con un'iaculazione imbrattando le mutandine per evitare di lasciare tracce. Dopo qualche tempo, però venni assalito da profondi sensi di colpa cosicchècercavo di fermare questi giochi, interrompendo il coito virtuale o proprio trattenendo i muscoli pubici per impedire l'iaculazione, ma i risultati erano ampiamente mediocri.

Successivamente, continuai a simulare questi rapporti sessuali, quasi sempre la notte, poco prima di addormentarmi, ma cominciavo a rendermi conto che non era più n gioco bensì una necessità, un rito di cui avevo bisogno altrimenti non riuscivo a prendere sonno. Ebbene - questo sempre a 12, 13 anni - per mantenere l'erezione e dare seguito a questi amplessi virtuali immaginavo di fare sesso con le mie compagne di scuola più carine o con donne famose, di toccarle i seni, i glutei, di baciarle finchè arrivava l'eiaculazione nelle mie mutande.

Io vivevo abbastanza male questa situazione, ma spesso capitava di parlare con i miei amici o compagni di sesso perchè forse a quell'età  la curiosità di sapere qualcosa di più sul sesso, e arrivavo alla conclusione, ogni volta che ero assalito dai sensi di colpa, che fosse comunque normale, che non stessi facendo nulla di male; però sovente si ripeteva questo circolo vizioso di colpa, rassegnazione ed accettazione. Poco dopo scoprii che durante la notte le tv locali pubblicizzavano i servizi erotici annessi ai numeri a pagamento 166 o 899 facendo vedere donne che si spogliavano, si toccavano, si eccitavano e facevano eccitare, così mi ritrovavo a masturbarmi guardando quelle immagini stando attento che nessuno, mio fratello o i miei genitori, mi scoprisse. Ovviamente quando arrivava il massimo piacere (mediamente dopo un’ora o due), spegnevo tutto e andavo a letto e a volte continuavo a letto con i miei rapporti sessuali virtuali fino a giungere ad un’ulteriore eiaculazione. Questo “rito notturno” a letto continuò all’incirca fino all’età di 15 anni, quando, finalmente mi decisi a non fare più questi “stupidi giochi da bambino” che mi facevano sentire sempre più in colpa, ma a questo punto cominciai ad “usare le mani” masturbandomi quando mi capitava, durante la giornata, sempre continuando a pensare di fare sesso con belle donne famose o con le belle compagne di liceo; la cosa strana è che, comunque, pur desiderando di avere una ragazza, non la volevo solo per fare sesso e quindi realizzare quei sogni erotici, perchè questo lo consideravo una cosa meschina, che non avrei mai fatto, ma la volevo per amarla e coccolarla. Mi dicevo che nel momento in cui avrei avuto una ragazza avrei smesso di masturbarmi o di simulare i rapporti sessuali a letto. Quindi continuavo a masturbarmi, a guardare nel weekend gli spettacolini promozionali delle tv locali e ad immaginare i rapporti sessuali durante la masturbazione. Ricordo che arrivavo persino a scrivermi delle liste di donne dello spettacolo e di ragazze reali (compagne di scuola, conoscenti, amiche, sconosciute) che avrei voluto portarmi a letto e che quei pensieri mi eccitavano: ma quando finalmente arrivavo al pieno godimento, il mio umore crollava e venivo travolto dal senso di colpa, di vergogna, di sfiducia. Nonostante questi continui sensi di colpa per i miei vizietti, a scuola andavo benissimo e non avevo alcun problema, anzi ero il più bravo della classe (tant'è vero che mi sono diplomato con 100/100 e menzione): cominciavo a rassegnarmi all’idea che forse non sarei mai guarito e cominciavo a capire che forse era una malattia quella che avevo. Finalmente a 16 anni e mezzo mi fidanzai con la ragazza di cui ho detto nell’introduzione, l’unica che abbia mai avuto, colei che mi ha fatto diventare uomo e che mi ha dato l'affetto che nessuno è riuscito a darmi in 24 anni di vita, colei di cui sono ancora perdutamente innamorato... non appena cominciai a conoscerla, come d'incanto smisi di masturbarmi e di pensare ad altre donne in termini di oggetto del desiderio, insomma stavo mantenendo la promessa che mi ero fatto, cioè di farla finita con questi giochi sporchi appena mi sarei fidanzato. E così fu in effetti, per un anno abbondante e forse anche di più... perché, pur non avendo rapporti sessuali, io e la mia ragazza simulavamo dei rapporti senza far venire a contatto i genitali. Ogni tanto, quando pensavo alla mia ragazza, capitava di masturbarmi e anche di simulare un rapporto sessuale a letto, ma questo lo vedevo come una cosa permessa perchè stavo comunque pensando a lei. Solo che non mi piaceva associare la mia ragazza con quei riti e un minimo di senso di colpa lo avvertivo anche in quelle occasioni.

Le cose precipitarono nel 2004 quando la mia famiglia fece il primo abbonamento ad Internet; così spinto dalla curiosità dei racconti dei miei compagni di scuola, cominciai a cercare i siti di materiale pornografico, ma la lentezza della connessione 56k mi portava a cercare in maniera ossessiva del materiale quando mi rendevo conto che non riuscivo a scaricare il video che volevo vedere: questa ricerca spasmodica dei video porno continua per un lungo periodo di tempo e per molte ore al giorno fino all'esplosione nelle mie mutande e all’implosione del mio umore; ma non riuscendo a vedere un video come si deve ogni giorno cercavo e ricercavo, finchè un giorno arriva la chiamata della Telecom che segnalava un consumo abnorme dell’utenza di casa: fu il campanello d’allarme che mi fece fermare in quanto i dialer che ogni volta installavo inconsapevolmente ci facevano spendere cifre elevatissime. Mi sentivo profondamente in colpa, non tanto per aver visto i video porno ma per aver fatto arrivare la bolletta del telefono a cifre elevatissime; decisi che era arrivato il momento di smettere di vedere quelle che cominciavo a definire porcate. E così fu per qualche mese, addirittura non mi connettevo più se non per necessità ; pian piano, però, mi ritornò il desiderio di vedere quei maledetti video e così ricominciai, con una frequenza di una volta a settimana, facendo attenzione a non farmi installare dialer e virus, per poche ore al giorno, mi dedicavo alla ricerca del piacere illusorio, pur avendo una ragazza che soddisfaceva i miei desideri, visto che avevamo anche cominciato ad avere rapporti sessuali. Quando le bollette, però, tornarono ad essere salate allora decisi che dovevo assolutamente smettere di vedere quei video perché stavano distruggendo me e la mia famiglia. Devo comunque sottolineare che questi video cercavo di vederli di nascosto e soprattutto quando ero solo a casa, anzi spesso con una scusa rimanevo a casa così potevo “gustarmi” da solo i video porno. E di nuovo per un po’ di tempo, adducendo come scusa le bollette e la lentezza della connessione, non volli più vedere i video porno, ma non volli neanche più masturbarmi o altro, anche se in realtà capitava qualche volta che mi lasciassi andare... non mi rendevo conto che così stavo meglio, che i rapporti sessuali con la mia ragazza erano fantastici, che la mia relazione con lei e con gli altri ne traevano giovamento: nonostante i miglioramenti continuavo a masturbarmi.

La situazione tornò a precipitare quando passai alla connessione ADSL e per lunghissimi 5 anni, grazie alla velocità della connessione potevo vedere tutti i video che desideravo, navigare in lungo e in largo per tutti i siti porno che volevo, masturbarmi per ore ed ore fino ad eiaculare; questo accadeva a fasi alterne, cioè c’erano periodi nei quali ogni giorno, per ore, rimanevo ore ed ore a vedere quei video e periodi nei quali erano occasionali le mie sedute pornografiche; sono stati 5 anni brutti, disastrosi per il mio umore, per la mia fede cattolica, per il mio rapporto con la mia ragazza, nello studio e nei rapporti interpersonali: notavo un aumento del nervosismo, delle distrazioni, faticavo e fatico a concentrarmi, la mia ragazza non riusciva più ad appagarmi pur sentendo da un lato il dovere di starle accanto e il sentimento di amore vero e forte per lei e dall’altro il bisogno di un affetto che solo lei sapeva darmi; di conseguenza i nostri rapporti sessuali cominciavano ad essere problematici, capitava frequentemente che non riuscissi a mantenere l’erezione, o che raggiungessi subito l’orgasmo e solo il riportare lo schema pornografico alla realtà riusciva a stimolarmi adeguatamente; solo che, preso dall’eccitazione di imitare l’attore porno e di trattare la mia ragazza come un’attrice porno, finivo per raggiungere subito l’orgasmo e non farlo raggiungere alla mia ragazza con conseguenti litigi, crisi di pianti sa parte mia, ma non osavo parlare dei miei vizi che non ho mai rivelato a nessuno ancora oggi. E in quei 5 anni è stato come fare una lotta tra il desiderio di vedere i film porno e il desiderio di avere rapporti sessuali belli ed appaganti con la mia ragazza, però lei era sempre al mio fianco, nonostante la vergogna che nella mia stanza, nel mio letto, nel mio isolamento provavo e le bugie che le dicevo riguardo la visione del porno; lei era sempre lì ad accettarmi anche se ero triste, pessimista, non avevo fiducia in me stesso, anche se la ingannavo dicendole che studiavo ed invece mi masturbavo guardando il porno. La situazione migliorò quando tra la fine del 2007 e la fine del 2008 si ruppe il computer e purtroppo (ma per fortuna se lo mettiamo in relazione al mio disturbo) i miei genitori non potevano provvedere a comprarne un altro, cosicché non potevo più guardare film porno e stavo molto meglio, la vita con la mia ragazza migliorava e davvero mi sentivo infinitamente innamorato di lei; solo che accadeva che ogni tanto, su un computer di riserva un video decidevo di vederlo, ma diciamo che lo consideravo come una piccola licenza, anche se alla fine mi sentivo come quando li vedevo ogni giorno. Finalmente (ma per me disgraziatamente) alla fine del 2008 riusciamo a comprare un nuovo computer e la prima cosa che mi viene in mente di fare non è mica testare il pc, ma andare a vedere i film porno nel mio computer e così riprecipito nel baratro: mi rendo conto che sto tornando a rovinare ciò che stavo migliorando, ma non riesco a venirne fuori. Non solo, ad inizio 2009 compro, grazie a mia nonna, il pc portatile: è il colpo di grazia. Nell’aprile 2009, dopo l’ennesimo esame universitario fallito per aver dedicato più tempo al porno anziché allo studio, avevo deciso che dovevo smetterla una volta e per tutte: avevo sentito parlare di pornodipendenza qualche tempo prima e capii che dovevo porvi rimedio con le mie forze, senza farlo sapere a nessuno perché la vergogna, l’imbarazzo e la frustrazione erano davvero a livelli elevatissimi. Cercai notizie su Internet, mi ritrovai in tutti i sintomi descritti in quei siti, mi iscrissi al gruppo di aiuto “noallapornodipendenza” e per due settimane riuscii a non vedere più alcun video porno ponendomi almeno come obiettivo quello di vedere porno una volta a settimana per un’ora al massimo; purtroppo la dipendenza è una brutta bestia e difficilmente ne puoi uscire da solo, così tornai a cadere nella visione del porno ben oltre la cadenza prestabilita e già allora pensai di rivolgermi ad uno psicologo. Fortunatamente, in quel periodo, avevo molti impegni che mi riuscivano a distogliere dalla visione del porno anche se a volte mi capitava di fissarmi nella mente l’immagine di una bella ragazza del mio paese, di immaginare di portarmela a letto e di masturbarmi pensando a lei; così dopo l’eiaculazione, mi sentivo come un maniaco che guardava passare le ragazze e ne esaminava seni, cosce, glutei, viso, corpo, per giudicare se era meritevole dei miei sogni erotici e mi dicevo che quella era l’ultima volta, che non dovevo farlo più. Va da sé che tutti questi pensieri mi procuravano un fortissimo senso di colpa e di imbarazzo soprattutto nei confronti della mia fidanzata. Tutto sommato, però, il non vedere il porno mi faceva bene nonostante utilizzassi altri metodi di auto-erotismo; purtroppo capitava qualche volte durante i rapporti sessuali con la mia fidanzata che non riuscissi a mantenere l’erezione e che raggiungessi immediatamente l’eiaculazione e non riuscissi a trattenermi in qualche modo per consentire una maggiore durata del rapporto sessuale: ne seguivano litigi, minacce di troncare la relazione perché per la mia (ex) fidanzata il sesso ha un’importanza basilare e secondo lei non avere rapporti sessuali appaganti e soddisfacenti è indice di un malessere nella coppia: adesso le dò ragione perché il malessere era dentro me, ma non potevo dirglielo perché le avevo giurato che non vedevo porno da quando diventai maggiorenne, come facevo a dirle: “Sai, sono un pornodipendente?”. Comunque, riuscii a trovare un equilibrio andando a rileggere qualcosa da quei siti di aiuto per i porno-dipendenti, così riuscii a regolare in qualche modo la visione del porno al computer, e seppure a fatica fui capace di trovare un equilibrio nei rapporti sessuali con la mia ragazza, stando attento ad evitare di riportare gli schemi del film porno nel rapporto con la mia ragazza e facendo di tutto per farle raggiungere l’orgasmo anche a costo di non raggiungerlo io: mi rendo conto solo adesso che non riuscivo a rilassarmi durante quei rapporti, perché avevo paura di fallire e di non soddisfare la mia donna, anche se mi piaceva fare l’amore con lei. Insomma, non ero soddisfatto al 100% perché non mi lasciavo andare del tutto, non mi rilassavo, però ritenevo di non riuscire a dare di più. Nel 2010 la situazione è andata più o meno come le ho descritto da quando ho capito di avere un problema anche se effettivamente non ho fatto nulla per risolverlo: qualche video, qualche sogno erotico; ma la situazione è diventata più frustrante, perché la mia ragazza intanto è partita per lavoro, quindi mi è venuto a mancare il mio grande sostegno affettivo, l’unica donna che mi capisce, dà forza e fiducia e sopperivo alla sua mancanza aumentando le ore di visione del porno ed aumentando le ore di sogni erotici e quindi della masturbazione. La frustrazione è aumentata perché vedo il porno quando mi sento arrabbiato, quando le cose non vanno come vorresti, la mia valvola di sfogo è il porno, ma alla fine mi sento peggio di come mi sentivo prima, perché alla rabbia si aggiunge la vergogna, il sentirsi un fallito, la rassegnazione per il fatto che questo problema non riuscirò mai a risolverlo. E questo senso di sfiducia, di incapacità , di fallimento, più volte avvertito nella mia vita, mi ha portato ad aumentare il nervosismo, a prendermela in un certo senso con la mia ragazza per avermi “abbandonato”, per non essere qui al mio fianco a farmi distogliere l’attenzione dal maledetto porno. E così è diminuita la comunicazione tra noi, la comprensione che già la lontananza contribuiscono a far diminuire, a causa del mio senso di rassegnazione, del mio pessimismo, che secondo me ha la sua origine nella pornodipendenza, e che ha fatto in modo che la nostra relazione finisse, ovviamente anche per altri motivi. Però una cosa che la mia ragazza mi ha rinfacciato dopo aver troncato la nostra relazione è la mancanza di rapporti sessuali sempre soddisfacenti e io so a cosa è dovuto tutto ciò; non mi sono capacitato per tutto ciò e così da quando lei mi ha lasciato sono nuovamente caduto nel tunnel del porno, anche se, in realtà , mi rifugio nel porno solo quando mi sento triste, deluso ed arrabbiato. Se le cose vanno bene non sento il bisogno di vedere porno. E così io e la mia ragazza abbiamo provato a ricominciare la nostra storia quando lei è tornata per le vacanze di Natale: anche lì il fatto che lei ci fosse mi distoglieva dal bisogno di vedere il porno e mi sentivo bene; anche se un giorno per gioco le dissi: perchè non ci guardiamo un video porno? Lei accettA, poco dopo provammo a fare l’amore ma il risultato è stato un assoluto disastro per colpa mia, come sempre. E quello fu l’episodio che fece riaffiorare nella mente della mia ragazza tutte le sensazioni negative riguardo la nostra relazione e che le fecero decidere di lasciarmi. Anche se nei giorni successivi siamo stati alla grande assieme e ovviamente io nutrivo la speranza di tornare insieme a lei, ecco che tornata nella città dove vive adesso, appena una settimana dopo il nostro tentativo di ricominciare e tutti i discorsi che sembravano tendere verso un nostro riavvicinamento, mi comunica che non c'è posto per me nella sua vita, che l'amore è un'altra cosa ecc. ecc., anche se ho motivi di pensare che non è così. Ma io ho chiesto il Suo aiuto, egregio Dottore, per la pornodipendenza: se Lei vorrà e potrà Le racconterà della mia storia d'amore che vorrei tanto ricominciare ponendo rimedio innanzi tutto ai miei problemi, primo fra tutti la pornodipendenza.

Mi scusi per la lunghezza della lettera. Le chiedo di aiutarmi per favore. Voglio smettere di guardare il porno, so di essere malato di una malattia subdola, che si insinua come una cosa piacevole ed invece poco a poco ti distrugge, un po' come una droga, come la cocaina o l'eroina.

La prego di volermi aiutare: io vorrei cominciare una nuova vita, vorrei riprendere in mano la mia vita, riconquistare la mia donna, avere fiducia in me stesso e realizzare i miei desideri. Credo di aver bisogno di una psicoterapia, ma non ho il coraggio di dirlo ai miei anche perchè le condizioni economiche della mia famiglia non ce lo permetterebbero e non saprei a chi rivolgermi onestamente qui a Palermo. E per questo sento ancor prima di ricevere una risposta, il bisogno di ringraziarLa per il servizio che rende a noi poveri disgraziati che magari abbiamo tutto dalla vita e lo distruggiamo andando dietro ad un piacere illusorio, effimero, finto, siliconato.

Grazie ancora,

mercoledì, gennaio 12, 2011

FORTE E TIMIDA ALLO STESSO TEMPO

Iridescent Età: 18
Salve, sono una ragazza di 18 anni. Il mio problema più grande è... me stessa. Sono continuamente soffocata da paure che sono creazione della mia mente: ne sono consapevole ma non riesco a sbloccarmi. Sono invasa da una paura che mi blocca, mi freno da sola.
Premetto che sono una ragazza molto, molto timida: ho difficoltà a rapportarmi con persone nuove, mi sento sempre giudicata e sbagliata, non all' altezza, inadeguata. Però se supero la timidezza riesco a mostrarmi per come sono.
Spesso mi è capitato che persone mi dicessero "la prima volta che ti ho vista, mi stavi antipatica, sembravi una snob. Poi ti ho conosciuta e in realtà sei tutto il contrario". Una di queste persone è diventata la mia migliore amica, una persona assolutamente fondamentale nella mia vita, oggi. E' come se nel rapportarmi alle persone nuove (il primo approccio, la prima impressione) io attraverso il mio comportamento, inconsapevolmente, mostrassi il peggio di me.
Mi auto-pongo dei limiti. Questo della timidezza è un problema che sto imparando piano piano a superare (da circa 7 mesi), lottando contro di me e convincendomi che non c'è nulla di cui aver paura. Cerco di recitare, e di non far capire la mia insicurezza (succede che mi venga il batticuore anche quando sono in fila per prendere il pane, e sta per arrivare il mio turno, per esempio). Talvolta quando mi trovo in una situazione con gente nuova, non faccio il primo passo e perciò passo per l' antipatica di turno, ma il motivo per cui non lo faccio è che non penso che qualcuno sia interessato a conoscermi o a parlare con me, mi sento come trasparente. Ciò ha portato ad un altro problema, che è quello che mi pesa di più e non riesco a superare, per quanto lotti: ho 18 anni non ho mai avuto un ragazzo, non ho mai baciato, nonostante io venga reputata una bella ragazza. E' un fardello che mi pesa più che altro perché tutti quelli che mi circondano hanno avuto le loro esperienze, e il fatto che io non le abbia avute mi porta a pensare me stessa come 'inferiore': "non posso fare questo, parlare con quell' altro, se non ho mai avuto una storia". Lo so che è una stupidaggine, ma è ciò che il mio cervello è portato a pensare, una chiusura mentale. Forse è perché ho avuto un infanzia splendida, dove non mi è mai mancato niente, ho una madre che mi ama infinitamente e il fatto di fare questo passo rappresenta il distacco da quella fase della mia vita, che ho paura di lasciare. Ma ora la cosa che voglio di più è stare con il ragazzo che amo, da 3 anni. Siamo amici (il nostro rapporto è sempre stato ambiguo fin da quando ci siamo conosciuti:è successo perché lui mi aveva notata e aveva cominciato a scrivermi. Poi siamo diventati amici e da anni c'è questo rapporto strano tra noi, in bilico tra amicizia, affetto, rispetto reciproco, stima e attrazione fisica)andiamo d' accordo e stiamo benissimo insieme, ma questo mio auto bloccarmi mi impedisce di raggiungere ciò che voglio. Abbiamo anche vissuto assieme per 4 giorni, abbiamo fatto una viaggio in Inghilterra per vedere un concerto di musica rock (del nostro gruppo
preferito), un' esperienza fantastica, ma nonostante tutto tra noi non è successo niente. Ora non ci vediamo da 2 mesi perché abitiamo lontano. Io alzo un muro con i ragazzi. Mi sono sentita dire " io ci avrei provato volentieri con te, ma c' era qualcosa in te che, non so, mi respingeva". Per esempio ieri sera ad una festa tre ci hanno provato, e in particolar modo uno: ho rifiutato senza nemmeno pensarci. Perché? Avrei potuto divertirmi un po', ma il fatto di sprecare il primo bacio con una persona che nemmeno conoscevo mi dava fastidio. Il problema è che ho un carattere in fondo forte e coerente, e se voglio una cosa non vado e me la prendo, ma aspetto con infinita pazienza che accada, non scendendo a compromessi. Però è difficile essere così, perché da un lato conseguo il mio obiettivo, ovvero il ragazzo che amo, dall' altro ho perso l' ennesima occasione, ho continuato a tenere il freno, continuerò a pensare "hai 18 anni e non hai ancora baciato nessuno, non puoi permetterti di fare determinate cose".
Io sono forte ma sono umana. Ogni tanto delle piccole cose,delle mancanze, mi distruggono. Ci sto dannatamente male.
Sempre questo ragazzo della festa, con cui ho parlato e fatto conoscenza, mi ha detto "certo che sei complicata, ragazza!" "ma sei seria!". Si sono seria e complicata non riesco a nasconderlo e vorrei non essere così dato che ho 18 anni e vorrei anche SBAGLIARE, ogni tanto. Ma non me lo permetto. Forse il mio problema è questo, prendo tutto troppo sul serio.

L'IDEA DEL SUICIDIO

sembravero Età: 38
Buonasera, stavo curiosando su internet, dato che negli ultimi 6 mesi ho seriamente considerato l'idea del suicidio. Dalla sua descrizione posso far rientrare la mia giustificazione al suicidio come appunto "esistenziale"...tutto combacia, vorrei solo essere lasciata in pace, sono stanca stanca e stanca. Insofferente e non voglio avere a che fare con niente e nessuno, non ci riesco, non riesco a parlarne con nessuno. Invento bugie su bugie e trovo degli obbiettivi che mi portano a posticipare questo mio piccolo traguardo. Sinceramente mi sento serena, penso di aver già fatto tutto quello che avrei voluto, non devo niente a nessuno e soprattutto sono libera di potermi suicidare senza rovinare nessuna famiglia. Non riesco più ad amare, in primis probabilmente me stessa, lo so bene. Ma non mi interessa, per quale scopo dovrei farlo, sono STANCA e non mi va più di sbattermi. Avevo un buon lavoro, stavo per conto mio, a cosa serve tutto questo benessere se non si è felici. Io ho amato una sola volta circa 15 anni fa, una storia che è durata 6 anni e poi tutto è finito perchè in quel momento non avevamo altra scelta. Ancora oggi ci proclamiamo eterno amore e sappiamo di aver continuato a fare le nostre vite ma sappiamo bene che saremo sempre infelici, eppure continuiamo a non fare niente. Tornando a me, non sono più stata capace di amare, non in quel modo, non con quel legame. Solo relazioni a distanza con persone lontane e che mi lasciassero libera, senza occupare troppo i miei spazi. Tutte storie finite nel giro di 8 mesi o giù di lì, quando ti rendi subito conto che una persona non fa per te, meglio chiuderla senza tante tragedie!! arriviamo al nocciolo della questione quando 3 anni fa ho conosciuto l'uomo capace di farmi amare ancora. Farmi amare alla maniera di Tolstoj, un amore che non provavo da molto molto tempo, mi sono innamorata di un uomo che sa provare dei sentimenti e della passione in ogni cosa che fa. Forse anche io sono così, ormai le persone non sono più in grado di avere delle passioni. Da quando ho conosciuto lui, gli uomini (beh anche prima in verità) mi disgustano. Li trovo sempre più insignificanti e privi di sostanza, bravi solo a volersi fare una s......a di una sera (io sono una bella donna )a bere e fumare..per non dire peggio. Le ho detto quello che provo, la storia sarebbe troppo lunga, sappia che ho dovuto rinunciare a questa persona per motivi familiari gravi di salute di mia madre. Non credo di potermene fare una ragione, ho salvato mia madre e adesso sono io a pagarne le conseguenze. Anzi lo voglio io dato che tutto è finito dopo tre anni di sacrifici....la ringrazio della sua pazienza e comprensione.

martedì, gennaio 11, 2011

AUTOLESIONISMO PER UN RIFIUTO

Sarah Età: 20
Io e L. frequentavamo la stessa spiaggia.
Io sapevo tutto di lui. Lo guardavo, lo ammiravo. Mi piaceva davvero.
Domandai ad un amico comune di presentarci.
Lui rifiutò
Non voleva nemmeno sapere come mi chiamassi.
Non mi voleva, ma certo, ero grassa. Ero una stupida ragazzina grassa. Chi vorrebbe mai conoscere una ragazzina in costume grassa.
Tornai a casa e mi buttai sul letto a piangere.
Ero stata umiliata. Davanti a tutti. Ad amici. Ai genitori.
E il motivo era così evidente. Il mio corpo mi allontanava da tutti.
Così presi le pinzette per le sopracciglia e inizia a rigarmi il braccio. Non erano tagli. Erano più che altro ferite.
Non sapevo cosa stessi facendo. Ma farlo mi faceva stare meglio.
Sono passati quasi 5 anni da quell'estate. Adesso quelle ferite sono diventate tagli. Tagli profondi. E quei tagli ogni volta diventano cicatrici. Il sangue è la mia unica soluzione per riuscire a calmarmi, per smettere di piangere, per
soffocare quelle crisi.
E' autolesionismo? Non lo so. Perchè è questa la soluzione dei miei problemi?
Non lo so.
Sono in questo vortice e non posso uscire.
L'unica cosa certa è che per calmare le mie crisi devo prendere quella lametta, incidere la mia pelle e vedere il sangue sgorgare lungo il mio braccio.

TESTIMONIANZA DAL VIVO SULL'AUTOLESIONISMO

Primaria rivista nazionale mi ha contattato per richiedere una testimonianza sull'autolesionismo.
Chiunque fosse interessato a fornire tale testimonianza può scrivermi a cavaliere@iltuopsicologo.it
La testimonianza verrà pubblicata nel più assoluto anonimato.