Lala. Età: 15 Salve. Sono una ragazzina di 15 anni. Ho apperentemente una vita perfetta, con genitori non molto presenti ma che mi amano e fanno di tutto per rendermi felice. Mi piace studiare seppur detesti la scuola comeistituzione, per questo non ho nessun tipo di problemi scolastici a parte in alcune materie, ma non si tratta comunque di qualcosa di preoccupante. Ho amici, i quali fingono di volermi bene. Ho un ragazzo che finge di amarmi. Sono frustrata e senza voglia di vivere. Molti mi dicono che è una crisi adolescenziale e che alla mia età non si è in grado d'amare, ma vivo i miei sentimenti in modo totalmente diverso dai miei coetanei. Ero amica di una ragazza, vivevo in sua dipendenza, avrei dato la vita per lei. Ci siamo innamorate dello stesso ragazzo. Non ci siamo prese una cotta, ci siamo INNAMORATE, come fanno le persone adulte, non le ragazzine la cui infatuazione passa in circa due mesi. Pensavo che l'affetto che io nutrivo per lei fosse superiore a tutto, ed effettivamente lo era. Ho cercato di farli stare insieme per farla felice, e non le ho mai detto esplicitamente di provare determinati sentimenti per lui. Non so dire precisamente quando, ma un bel giorno i miei sentimenti sono diventati troppo palesi. Domande, liti, conseguenziale perdita di fiducia da parte degli amici ai quali non avevo detto nulla del mio amore per questo ragazzo. Il ragazzo in questione, forse rendendosi conto che la mia non era amicizia, ha deciso di stare con me. Sapevo, avevo la certezza che non mi amasse, era troppo immaturo per amare, ma non se ne rendeva conto nemmeno lui, essendo più sensibile e più propenso a dare importanza ai sentimenti,rispetto agli altri ragazzi. Ciò gli impediva di considerare come infatuazione quella che provava per me. Abbiamo deciso di stare insieme. La relazione era all'inizio perfetta. Avevo perso non solo la mia migliore amica, ma anche le altre amiche, arrabbiate e offese perchè tenute all'oscuro per un anno di tali sentimenti, per quanto palesi. Un giorno il mio ragazzo mi chiese di procurargli 150 euro. Per amore lavorai giorno e notte, e gli diedi quei soldi. Mi promise che me li avrebbe restituiti, ma non li rivolevo indietro: ciò mi avrebbe fatto sentire una sorta di banca, la quale effettua prestiti su prestiti giorno dopo giorno. La mia migliore amica diventò la migliore amica del mio ragazzo, decidendo, forse incosciamente o forse fin troppo consapevolmente, di farci lasciare, e di distruggere la mia vita sociale. Il rapporto con il mio ragazzo è diciamo rovinato. Di recente mi ha chiesto di nuovo di procurargli 75 euro, e di nuovo sto operando per accontentarlo. Lo amo, e lui dice che sono la cosa più importante per lui, ma giorno dopo giorno mi ritrovo a piangere, sempre più spesso e sempre più disperatamente, perchè mi accorgo che la mia amica, che pensavo non mi avrebbe mai tradito, sta operando per una sorta di distruzione di me, e ci sta, con mio grande dispiacere, riuscendo. Sono autolesionista nonostante odi esserlo. Non mangio moltononostante non abbia nessun disturbo alimentare [i miei genitori non meritano tale dispiacere e disonore: avere una figlia anoressica li distruggerebbe.], e ho una depressione non particolarmente grave ma per la quale dovrei prendere dei farmaci, che effettivamente non prendo per mancanza di volontà. Voglio morire semplicemente perchè non vedo motivo per vivere. A 15 anni il suicidio èun qualcosa che non dovrebbe sfiorarmi. Dovrei divertirmi, ridere con gli amici e passare di ragazzo in ragazzo riuscendo a non innamorarmi. Per favore, miconsigli un metodo per guarire, o in alternativa, un modo per morire senzadestare particolare clamore. Dare nell'occhio è l'ultimo dei miei desideri.Nonostante sia un'autolesionista, ho paura del suicidio che causa dolore fisico particolarmente forte. Quello dell'autolesionismo è un dolore limitato, sia in quanto intensità che in quanto durata. Prima o poi finisce. Desidero morire senza provare nulla. Senza pensare. Senza pentirmene durante l'atto. Non mi dica di aspettare, per favore. L'adolescenza è brutta per tutti, ma io non ce la faccio più ad aspettare. Grazie mille per l'attenzione e per l'eventuale aiuto che mi sarà fornito.Cordiali saluti.
Non puoi insegnare nulla ad un uomo, puoi solo aiutarlo a scoprire ciò che ha dentro di sè.
lunedì, giugno 22, 2009
EIACULAZIONE PRECOCE
Salve dottore,stavo facendo una ricerca su internet e ho trovato il suo sito.
Io sono una ragazza di 24 anni,e il mio compagno ne ha 35.La nostra attività sessuale è alquanto soddisfacente,ma pultroppo il più delle volte c'è un piccolo problema...lui non riesce a trattenere l'eiaculazione, nonostante i nostri movimenti sono lenti durante il rapporto,o molte volte evitiamo la posizione del missionario,ma sembra che ciò serva solo fino a un certo punto.
Su quel sito c'è anche scritto che più è lungo il periodo trascorso dall’ultima eiaculazione,più è veloce il tempo in cui si raggiunge l’orgasmo, ma il "problema" si presenta anche quando facciamo l'amore tutte le sere,o solo dopo aver dormito solo 5-6 ore e fatto l'amore
Io questo non lo ritengo un problema per me,perchè sono molto comprensiva nei suoi confronti, penso che magari è stressato dal lavoro,o da altre tipologie di problemi,però non so fino a che punto queste cose influiscono,perchè come le ripeto io sono soddisfatta della nostra intimità.
Noto comunque con dispiacere che quando ciò accade,lui ci resta male,e quasi deluso da sè stesso.
Per il momento considero il ricorrere a farmaci una soluzione abbastanza drastica,anche perchè non siamo over cinquantenni. Quindi le vorrei chiedere se c'è qualcosa che potremmo fare della serie "fai da te" o dobbiamo rivolgerci necessariamente a chi di competenza?
Le premetto anche che non prendiamo precauzioni,e quindi è esclusa l'idea di usare profilattici ritardanti o usarne addirittura due insieme,le i mi dirà che la cosa è rischiosa,ma io ho avito delle reazioni allergiche in passato.
Noi due non abbiamo tabù,pratichiamo anche sesso anale,e orale.
Io mi chiedo anche se il problema è proprio questo:FORSE SIAMO TALMENTE TROPPO INTIMI CHE NON C'è PIù QUEL DESIDERIO DI SCOPRIRE IL CORPO DEL PROPRIO PARTNER?
Stiamo insieme da 10 mesi,e mi sembra un pò impossibile che già ci siamo stancati...anzi ogni giorno,mi sono accorta che c'è sempre più desiderio...confido in una sua risposta molto celere,la ringrazio anticipatamente.
Distinti saluti
Io sono una ragazza di 24 anni,e il mio compagno ne ha 35.La nostra attività sessuale è alquanto soddisfacente,ma pultroppo il più delle volte c'è un piccolo problema...lui non riesce a trattenere l'eiaculazione, nonostante i nostri movimenti sono lenti durante il rapporto,o molte volte evitiamo la posizione del missionario,ma sembra che ciò serva solo fino a un certo punto.
Su quel sito c'è anche scritto che più è lungo il periodo trascorso dall’ultima eiaculazione,più è veloce il tempo in cui si raggiunge l’orgasmo, ma il "problema" si presenta anche quando facciamo l'amore tutte le sere,o solo dopo aver dormito solo 5-6 ore e fatto l'amore
Io questo non lo ritengo un problema per me,perchè sono molto comprensiva nei suoi confronti, penso che magari è stressato dal lavoro,o da altre tipologie di problemi,però non so fino a che punto queste cose influiscono,perchè come le ripeto io sono soddisfatta della nostra intimità.
Noto comunque con dispiacere che quando ciò accade,lui ci resta male,e quasi deluso da sè stesso.
Per il momento considero il ricorrere a farmaci una soluzione abbastanza drastica,anche perchè non siamo over cinquantenni. Quindi le vorrei chiedere se c'è qualcosa che potremmo fare della serie "fai da te" o dobbiamo rivolgerci necessariamente a chi di competenza?
Le premetto anche che non prendiamo precauzioni,e quindi è esclusa l'idea di usare profilattici ritardanti o usarne addirittura due insieme,le i mi dirà che la cosa è rischiosa,ma io ho avito delle reazioni allergiche in passato.
Noi due non abbiamo tabù,pratichiamo anche sesso anale,e orale.
Io mi chiedo anche se il problema è proprio questo:FORSE SIAMO TALMENTE TROPPO INTIMI CHE NON C'è PIù QUEL DESIDERIO DI SCOPRIRE IL CORPO DEL PROPRIO PARTNER?
Stiamo insieme da 10 mesi,e mi sembra un pò impossibile che già ci siamo stancati...anzi ogni giorno,mi sono accorta che c'è sempre più desiderio...confido in una sua risposta molto celere,la ringrazio anticipatamente.
Distinti saluti
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Salve, la problematica dell'eiaculazione precoce è complessa e richiede un analisi approfondita. La invito a afr effettuare al suo ragazzo il seguente test http://www.iltuopsicologo.it/test_sulla_eiaculazione_precoce.htm e valutare un consulto specialistico. Non sottovalutate il problema.
Saluti
Dott. Roberto Cavaliere
lunedì, giugno 15, 2009
SPERO CHE CHI MI HA FATTO DEL MALE LEGGA
antonella83 Età: 25 Tra qualche giorno compirò 26 anni e devo dire che ne sento sulle spalle almeno 80. Vivo da sola dopo che mio padre mi ha buttata fuori di casa solo per avergli impedito di picchiare per lennesima volta mia madre. Come sono riuscita ad andare avanti? la persona di cui sono innamorata mi sostiene in tutto e per tutto. Ho perso il lavoro e dopo suo consiglio abbiamo cercato di avviare un'attività commerciale ma ad oggi per i gravi problemi ecomici è rimasto bloccato. ma questo è solo il "contorno" mi sento estemamente sola. Non ho amici. ne vita sociale di alcun genere. Passo le mie giornate in casa elemosinando di stare con lui in quanto vive in un'altra città ed è separato in casa con 2 figli miei coetanei. Ho tentato iù volte di venirne fuori ma la solitudine, la depressione mi uccide. Penso notte e giorno di farla finita ed ho deciso di uccidermi appena realizzerò un sogno per l'unica persona che mi ama da sempre la mia sorellina di 18anni. Voleva andare a parigi ed il 9/6 si parte. Le regalo quest'ultimo sogno poi il 15 lo faccio.
Non so perchè sto qui a raccontarlo... forse ho la speranza che un gorno chi mi ha fatto del male si trovi a leggere... chissà? In ogni caso chiedo scusa pe il tempo che certamente vi farò perdere. Antonella
Non so perchè sto qui a raccontarlo... forse ho la speranza che un gorno chi mi ha fatto del male si trovi a leggere... chissà? In ogni caso chiedo scusa pe il tempo che certamente vi farò perdere. Antonella
FETICISMO
ikaros Età: 46 Salve. Ho 46 anni e per circa 7, da quando ne avevo 37, ho seguito un percorso di psicoterapia con diversi terapeuti e accompagnato da varie attività esperienziali. La molla che inizialmente mi ha spinto ad avviarmi su questo cammino è stata una depressione reattiva da separazione coniugale. La crisi si era verificata, anche, per gli effetti nefasti della mia parafilia feticistica che nelle mie precedenti relazioni era rimasta piuttosto defilata, più che altro per mia timidezza nel manifestarla. Invece in quei 12 anni di relazione avevo assillato la mia ex partner, sommergendola di stivali, procurati e proposti a raffica, con cui volevo si calzasse permanentemente sia nella vita quotidiana, sia nei nostri rapporti sessuali. Per quanto riguarda la mia sessualità, specifico che la presenza del mio "feticcio" non è mai stata indispensabile né all'erezione, né all'orgasmo. La mia vita sessuale, quindi ha un ampio margine di autonomia dalla presenza del feticcio che risulta compulsiva per la sua cronicizzazione, ma non in quanto indispensabile e vincolante. Con le partner successive ho riproposto questa mia predilezione, ovviamente con una consapevolezza ed una capacità di gestione della stessa affinate dalla psicoterapia in corso. In un caso ho trovato compiacenza pressoché totale, che però risultava anche della dipendenza che questa donna aveva nei miei riguardi. Con la partner successiva la condivisione e la disponibilità ad assecondarmi è stata più limitata, anche perché lei aveva sue
predilezioni e fantasie personali che finivano per prevalere sulle mie, ribaltando i rapporti di dipendenza che esistevano con chi l'aveva preceduta.
Dalla donna con cui ho convissuto negli ultimi quattro anni e da cui adesso mi sto separando, la mia parafilia è stata inizialmente accettata come forma di gioco da condividere con complicità, per poi essere gradualmente rifiutata fino ad essere uno dei motivi della crisi che ci ha condotto alla separazione. Lei afferma che la sua sessualità, a sua detta "sana" e animale (che la porta ad aborrire, tra l'altro, la penetrazione anale che io invece integro tranquillamente tra le modalità di coito gradevoli ed ammissibili, e per questo sono stato da lei tacciato di avere una pulsione distruttiva e umiliante verso il genere femminile), mal si adatta a quella mia con le sue "mentalizzazioni" e complessità "estetiche". In tutto ciò torno a specificare che la presenza di stivali sulla scena dell'amplesso, o addosso alla partner, continua a non costituire la mia unica ed esclusiva modalità di eccitazione sessuale, convivendo con una normale attenzione e reattività a parti del corpo femminili, effusioni e situazioni ortodossamente erogene. Nel mio percorso terapeutico, durante il quale sono emersi aspetti e ramificazioni psichiche da sindrome di abbandono e dipendenza affettiva, che costituiscono alcuni dei nuclei del mio complesso psichico, sono transitato da un iniziale rifiuto della mia parafilia, che la psicoterapia doveva aiutarmi a debellare definitivamente, ad una sua graduale accettazione nel tentativo di individuare un modus vivendi, o meglio cum-vivendi, passando attraverso una presa di coscienza e una capacità di gestione che mi permettessero di "agire" consapevolmente la mia peculiarità, in modo da non renderla insostenibile a chi amavo, come accadeva quando ne ero completamente "agito". Insomma, godermela piacevolmente senza trasformare la vita altrui, e di conseguenza anche la mia, in un inferno.
predilezioni e fantasie personali che finivano per prevalere sulle mie, ribaltando i rapporti di dipendenza che esistevano con chi l'aveva preceduta.
Dalla donna con cui ho convissuto negli ultimi quattro anni e da cui adesso mi sto separando, la mia parafilia è stata inizialmente accettata come forma di gioco da condividere con complicità, per poi essere gradualmente rifiutata fino ad essere uno dei motivi della crisi che ci ha condotto alla separazione. Lei afferma che la sua sessualità, a sua detta "sana" e animale (che la porta ad aborrire, tra l'altro, la penetrazione anale che io invece integro tranquillamente tra le modalità di coito gradevoli ed ammissibili, e per questo sono stato da lei tacciato di avere una pulsione distruttiva e umiliante verso il genere femminile), mal si adatta a quella mia con le sue "mentalizzazioni" e complessità "estetiche". In tutto ciò torno a specificare che la presenza di stivali sulla scena dell'amplesso, o addosso alla partner, continua a non costituire la mia unica ed esclusiva modalità di eccitazione sessuale, convivendo con una normale attenzione e reattività a parti del corpo femminili, effusioni e situazioni ortodossamente erogene. Nel mio percorso terapeutico, durante il quale sono emersi aspetti e ramificazioni psichiche da sindrome di abbandono e dipendenza affettiva, che costituiscono alcuni dei nuclei del mio complesso psichico, sono transitato da un iniziale rifiuto della mia parafilia, che la psicoterapia doveva aiutarmi a debellare definitivamente, ad una sua graduale accettazione nel tentativo di individuare un modus vivendi, o meglio cum-vivendi, passando attraverso una presa di coscienza e una capacità di gestione che mi permettessero di "agire" consapevolmente la mia peculiarità, in modo da non renderla insostenibile a chi amavo, come accadeva quando ne ero completamente "agito". Insomma, godermela piacevolmente senza trasformare la vita altrui, e di conseguenza anche la mia, in un inferno.
L'ultimo terapeuta a cui mi sono rivolto, mi chiese, nell'ottica di un rapporto non conflittuale con me stesso e rispettoso di tutta la mia personalità, perché non cercavo le mie partner tra donne che condividessero la mia stessa passione. Ho rifiutato quest'ipotesi - tra l'altro del tutto fuori luogo in quella fase, visto l'amore, l'attaccamento e la seduzione che provavo per la mia partner di quell'epoca - sia perché mi è sembrata limitante delle mie scelte sentimentali, oltre che artificiosa (francamente, trovo un po' ridicoli e patetici i vari ghetti virtuali o reali in cui, tra internet e club esclusivi, si rinchiudono certi cultori di emozioni particolari), sia perché la mia aspirazione, dopo l'iniziale ripulsa, sarebbe quella di "normalizzare" la mia predilezione integrandola in una sessualità non predeterminata e iperconnotata e vivendola in una dimensione di compartecipazione giocosa con chi condivide con me i piaceri del sesso. Insomma vivere la mia attrazione per rapporti sessuali con donne che indossano stivali come un aspetto ed una possibilità tra le tante, come d'altronde nella mia psico-fisiologia sessuale avviene. Aggiungo che a tutto ciò si accompagnano pratiche da feticismo di travestimento che in periodi di solitudine o di relazioni insoddisfacenti mi vedono a masturbarmi calzato, questa volta io stesso, delle fatidiche calzature. Superata la fase in cui questa abitudine mi ha creato qualche
perplessità di tipo identitario, adesso conosco benissimo l'effetto ansiolitico e compensativo psico-ormonale di questa pratica, che tra l'altro ha fatto, non deliberatamente ma con effetto catalizzatore, da sfondo alla mia prima eiaculazione quando avevo 11 anni, e che non ha nulla a che vedere con il travestitismo o la transessualità. Credo quindi che sia strettamente legata a periodi di stress da relazione in crisi o da assenza di relazione, con valore transizionale. Ma per tutto il resto, cosa fare? L'idea di riprendere un trattamento psicoterapeutico cognitivo-comportamentale o di qualunque tipo mi uggia (in linea con la componente ego-sintonica del mio "vizietto").
D'altronde sono stanco della compulsività e dei condizionamenti che, malgrado i miei tentativi di sana gestione, continuano a verificarsi nella mia vita sentimentale e di relazione, con le crisi che ne conseguono. Provo una certa invidia per chi può affermare di essere libero da particolari fantasie o preferenze impersonali, che non siano quindi strettamente individuate nella persona del partner sessuale, anche se siffatte affermazioni mi lasciano alquanto perplesso sapendo, tra l'altro, che il principale organo sessuale (e sessuogeno) dell'essere umano è .... il cervello, con tutte le sue creazioni.
Grazie per l'attenzione.
perplessità di tipo identitario, adesso conosco benissimo l'effetto ansiolitico e compensativo psico-ormonale di questa pratica, che tra l'altro ha fatto, non deliberatamente ma con effetto catalizzatore, da sfondo alla mia prima eiaculazione quando avevo 11 anni, e che non ha nulla a che vedere con il travestitismo o la transessualità. Credo quindi che sia strettamente legata a periodi di stress da relazione in crisi o da assenza di relazione, con valore transizionale. Ma per tutto il resto, cosa fare? L'idea di riprendere un trattamento psicoterapeutico cognitivo-comportamentale o di qualunque tipo mi uggia (in linea con la componente ego-sintonica del mio "vizietto").
D'altronde sono stanco della compulsività e dei condizionamenti che, malgrado i miei tentativi di sana gestione, continuano a verificarsi nella mia vita sentimentale e di relazione, con le crisi che ne conseguono. Provo una certa invidia per chi può affermare di essere libero da particolari fantasie o preferenze impersonali, che non siano quindi strettamente individuate nella persona del partner sessuale, anche se siffatte affermazioni mi lasciano alquanto perplesso sapendo, tra l'altro, che il principale organo sessuale (e sessuogeno) dell'essere umano è .... il cervello, con tutte le sue creazioni.
Grazie per l'attenzione.
HO VOGLIA DI MORIRE
gilda Età: 28 Sono una ragazza di 28 anni. episodi che piu hanno segnato la mia vita:ho vissuto i primi anni di vita coi nonni e la madre perchè nata fuori dal matrimonio e mio padre aveva già due figli cn prima moglie. dagli 8 ci trasferiamo a casa di mio padre e comincio a conoscerlo. lo temo.mio padre era diventato mio nonnno. mio nonno muore. il fratellastro piu gfrande di me mi prende di mira e abusa sessualmente di me dai 9 anni ai 12. mia mamma lo sa,non dice e non fa nulla. mio padre comicia a bere serioamente. amanti,botte a tutti regolarmente, sperpero di denaro,violenze sicologiche. siamo sul lastrico e non capiamo perchè.passano gli anni. adolescente scappo di casa due o tre volte. incontro le droghe. a 20 me ne vado via di casa.a 24 torno. mio padre muore. i rapporti in famiglia non sono buoni.Qualunque lavoro io inizi, lo lascio a metà.qualunque amicizia io inizi,la lascio a metà. qualunque realzione amorosa la lascio a metà. sono sola.non voglio nessuno attorno. e se anche volessi, non sarei in grado di mantenere in vita nulla.a 28 anni sono niente.dormo più che posso per dimenticarmi di esistere. ho voglia di morire. sono stanca. non ho soldi per psicologi.
venerdì, maggio 22, 2009
ALIMENTAZIONE INCONTROLLATA E VOMITO
occhiblu Età: 23 In presenza degli altri faccio un'alimentazione correttissima... Ma quando sto da sola è una tragedia. Mangio di tutto, senza controllo, dal dolce al salato, dagli avanzi a qualcosa che preparo appositamente. Durante queste performances non godo per niente del cibo cheassumo, ma avverto un forte senso di vergogna. Mi viene quasi da piangere, ma sento di non riuscire a smettere. Vado in bagno e vomito. Mi premo le dita suuna linguetta che sento all'inizio dell'esofago, in gola... Ultimamente anchesenza aspettare che si svuoti casa.I miei non ci fanno manco più caso. Mio padre mi ha sempre vista grassa, mia madre non se ne frega proprio,2 anni fa ledissi che era un po'che avevo cominciato a indurmi il vomito, più volte le ho pianto i miei disagi addosso, ma lei ha interpretato tutti questi segnali come capricci momentanei. Non posso colpevolizzarla perchè sono pure grossicella e lei è una donna che lavora molto.In ogni caso soffro di questo disturbo da più o meno 3 anni,quasi tutti i giorni.Tutte le settimane.Ho un disperato bisogno di consigli per smettere, ma anche di informazioni, più che sulle conseguenze fisiche del mio disturbo ( di cui ne ho già tante provesu me stessa), su come porre rimedio agli effetti collaterali di quello che mi sono fatta finora. Basta smettere per ritornare a digerire bene? Io faccio tanto sport, vado a correre la sera, faccio danza, ma nonostante questo non riesco a dimagrire. Ho provato anche abinando tutto ciò a una dieta. Dopo 1 mese di dieta, senzaperdere peso, è subentrato l'avvilimento e sono ricaduta nel vizio delleabbuffate con vomitate al seguito. La mia richiesta è come smettere. Come guarire l'esofago, come velocizzare la digestione.
BULIMIA
Vivillepk Età: 18 Sarò la centesima persona che intitola una richiesta "Disturbi alimentari".Volevo sapere.IO programmo le mie abbuffate. Nel senso, mi abbuffo, e poi scelgo un altrogiorno, a distanza di almeno dieci giorni, in cui mi riabbufferò. Così riesco a resistere e a dimagrire.Aggiungo che il giorno in cui mi abbuffo, beh, è la morte.Si può dire che sono bulimica? Cioè, ancora bulimica? Un passato anoressico e poi bulimico l'ho avuto, volevo sapere se è possibile che ne stia uscendo.
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LittleScaramouche Età: 16 Salve...non so nemmeno da che parte cominciare... mi chiamo Giulia, sono bulimica da più di un anno. Quando ero piccola ho avuto problemi di peso,e questo mi rendeva timida e chiusa, mi facevo un sacco di problemi persino a farmi vedere in giro,preferivo rimanere chiusa in casa e non espormi agli sguardi della gente.spesso venivo presa in giro dagli altri, e a volte anche da mio padre, che miparagonava alle altre ragazzine magre e graziose, mi diceva che se continuavo amangiare così tanto da grande sarei stata diversa dalle altre; quando però miamadre lo sentiva scoppiava il finimondo: litigi, insulti, minacce..e io misentivo sempre più colpevole e triste e mi sentivo un peso.a 15 anni ho scoperto un modo per tenere sotto controllo il mio peso senzatroppi sforzi, il vomito autoindotto. all'inizio mi sentivo bene,dimagrivo a vista d'occhio ed ero fiera di me. adesso però sento di non riuscire più a sostenere questa situazione: passo le mie giornate a mangiare e vomitare, non riesco più a passare un pomeriggio senza abbuffarmi ed eliminare quello che mangio. tutti i miei amici continuano a dirmi che sono magra, sono perfetta così come sono e che sono una bella ragazza, e al momento riescono anche a convincermi di quest'idea, ma quando mitrovo da sola davanti ad uno specchio mi vedo così orribilmente grassa...oltre tutto adesso si è aggiunta anche la malattia di mia madre, che ha portato in casa altri litigi per le medicine e cose del genere, e quindi ancora urla, pianti e crisi. mi sento tanto in colpa...mia madre ha già tanti problemi per conto suo, economici, di salute, e in più doveva capitarle anche una figlia bulimica...non voglia farla soffrire, ma non riesco a smettere di mangiare e vomitare, ormai è diventato un appuntamento fisso, vorrei guarire ma è più forte di me... scusate lo sfogo
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lalla84 Età: 24 Soffro di bulimia ormai da 10 anni. Ho provato un'infinità di terapie psicologiche, molti psicofarmaci diversi e anche un anno presso il centro di disturbi alimentari di niguarda a milano...ma il problema sembra non migliorare anzi... a settembre ho preso la dcisione di andarmene di casa per cercare diresponsabilizzarmi e non pesare sempre sulla mia famiglia e oltre a essere peggiorata nelle condotte alimentari sono anche piombata in una depressione incredibile che già avevo sperimentato.non so davvero più che cosa fare, il mio ragazzo non sopporta più i mieicomportamenti che passano da apatia totale a crisi di pianto interminabilie eancora a attimi di isteria incontrollata!continuo a sperimementare un sacco di cure divese ma nessuna funziona...checosa posso fare?questo problema mi ha già portato via 10 anni della mia vita, sono stufa,voglio tornare a vivere! a volte non faccio altro che chiedermi perchè...perchè questo dolore immenso doveva piombare su di me? perchè non posso vivere come tutti i miei coetanei,perchè ogni giorno devo riempirmi di cibo fino a scoppiare??? vi prego almeno voi datemi un consiglio utile!!!grazie. Laura
AUTOLESIONISMO
Età: 21 Argomento: Mi taglio le braccia, non voglio essere malata ma non neposso fare a meno... E non voglio dirlo a nessuno perchè mi prenderebbero perpazza... poi non voglio far preocccupare i miei che adoro!
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PAOALA Età: 36 AIUTATEMI A CAPIRE PERCHEì IERO HO DESTRUTTO MEZZA CASA HO PRESO IN MANO UN PEZZO DI VETRO E HO INCOMINCIATO A TAGLIARMI LE MANI SENZAUN VERO MATIVO HO INSULTATO IL MIO LUI CHE HA PROVATO IN TUTTI I MODI A DARMIUNTAVORE SONO DISPERATA IL GIORNO DOPO NON SO SE IO CHE HO FATTO TUTTO CIO E UNALTRA PERSONA HO PAURA HO UN BAMBINO DI 5 ANNI E PER LUI TEMPO IL PEGGIO VI PREGO SE CI SONO DELLE CURE DITEMELO PER PIACERE MIO FIGLIO HA DIRETTO DI VIVERE ANCHE IO
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alessandra Età: 35 Oggi è l'ennesima volta che con un ago mi ferisco legambe per far uscire un pelo dalla pelle o dalla carne!la mia pelle èdistrutta, è un continuo ferirmi,disinfettare e sperimentare creme nuove.So dirovinarmi, è come se mi volessi punire,ma non so di che esattamente.ovviamentetutta la mia vita ne risente,soprattutto sentimentale.Esternamente nessuno sene accorge e ciò forse mi fa rabbia,una volta ne ho parlato con i miei, mahanno sminuito e a casa non se ne parla più, tanto con pantaloni e trucconascondo bene.éuna spina nel cuore, vorrei uscirne, ma non so da doveiniziare,aiuto,la mia vita è distrutta,io la amo ma mi distruggo con le mie stesse mani.AIUTO mi odio per ciò.
MASTURBAZIONE ED OMOSESSUALITA'
Giovi Età: 23 Sono uno studente di medicina di 23 anni, credente, di buona famiglia. Sono di aspetto medio, ma compenso con carattere, intelligenza,carisma, saldi valori. Tutto ciò mi consente di godere di un'ottima immagine agli occhi degli altri e di avere successo con le ragazze. Da circa 5 anni sto cercando di capire il mio orientamento sessuale. Mi sento infatti attratto più dai ragazzi che dalle ragazze, ma non capisco se si tratta di un attrazione vera o piuttosto di un ripiegamento su me stesso. Per questo motivo, unito ad una ragione di carattere morale (non voglio illudere nessuno, nè sprecare esperienze così rilevanti), non ho mai avuto rapporti sessuali completi nè con ragazze nè con ragazzi, anche se ho avuto una storia di 2 anni e mezzo con una ragazza, per cui provavo sentimenti autentici, finita un mese fa, in cui non sono mancati gli atti sessuali. Sin dall'adolescenza mi masturbo con una frequenza media di 2/3 volte la settimana (in periodi particolarm stressanti otristi anche una volta al giorno) e negli ultimi 2 anni faccio uso di materialepornografico o di foto d uomini nudi, il tutto trovato si internet (non ho maiacquistato giornaletti o dvd pornografici). Vorrei sapere se tale frequenzaalla mia età è considerabile patologica o meno (e in caso vorrei avere qualcheconsiglio per migliorarmi) e se la masturbazione nel mio caso sia legata all'orientamento sessuale: voglio dire, è possibile che io mi masturbi per una non-accettazione di un'eventuale omosessualità? oppure che io sia attratto da persone del mio stesso sesso a causa di un ripiegamento su me stesso che è causa anche della masturbazione?. Inoltre mi piacerebbe conoscere le statistiche relative al rapporto frequenza di masturbazione/età. La ringrazio anticipatamente. Cordiali saluti.
MEGALOFOBIA: PAURA DELLE COSE GRANDI
perla Età: 20 Buona sera dottore, il mio caso le sembrerà forse sciocco, ma ho bisogno di consulenza. ho 20 anni sono una ragazza felice, non ho mai avuto problemi ne familiari, ne economici, ne sociali, è da un periodo però (circa 2 anni) che cominciano a nascere in me delle paure e vari problemi di ogni tipo, quando me ne sono resa conto ho cambiato scuola (da scientifico a psicopedagogico) sperando di riuscire da sola a risolverli, ma è stato inutile, anzi, va sempre peggio. è cominciato tutto da quando ho preso coscienza di avere paura delle cose grandi, ma non cose come palazzi o torri, ma cose ingigantite, come per esempio i gonfiabili o altre attrazioni che riproducono oggetti o persone in scala molto più elevata. poi ho mostrato degli evidenti sintomi di ipocondria, ma non ne ho nessuna certezza medica, in fine ora ho spesso attacchi di panico. devo però fare una premessa, faccio uso frequente di cannabis, saranno almeno5 anni, e ho notato che questi attacchi mi vengono solo quando sono sotto effetto. la cosa che non riesco a capire è "se questi attacchi sono legati alla sostanza, allora perchè non mi era mai successo prima, ma solo da poco tempo?" l'ultimo che mi è successo è stato il peggiore, mi trovavo di sera in macchina senza possibilità di sosta e ho cominciato a sudare e tremare, mi sono spaventata tantissimo perchè avevo paura di provocare un incidente, la cosa strana però è stata che avevo fatto uso di cannabis 4 ore prima e l'effetto era ormai svanito! perchè? ho paura che possa succede ancora... cosa devo fare? in precedenza avevo sempre paura di svenire, tanto che non prendevo piu ne metro ne autobus, ero convinta che se li avessi presi non sarei riuscita a respirare e sarei svenuta, la cosa strana però è che NON MI è MAI SUCCESSO! non so come sia potuta nascere questa convinzione...a, sono una persona ansiosa e soffro spesso di mal di stomaco. grazie in anticipo, spero che possa aiutarmi.
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