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mercoledì, marzo 28, 2007

TESTIMONIANZA: IL PASSATO

alice Età: 33 Caro dottore, vorrei lasciare la mia testimonianza che tanto mi perseguita...sono una ragazza di 33 anni, felicemente sposata con 2 figli e sono siciliana. La mia storia comincia dalla mia nascita, sono l'ultima di tre fratelli, ci togliamo un anno ciascuno...( io sono la figlia indesiderata a detta di mio padre). Mia nonna morì di tumore quando mia madre aveva 15 anni, lei era la più grande di tre fratelli... e per loro fece da mamma e contemporaneamente cercava di tirare sù suo padre con un po d'allegria, anche se lei piangeva di nascosto per non far capire nulla. Mia madre è cresciuta con una durezza e una mancanza d'affetto incredibile, e l'ha riversata su di noi... il suo matrimonio è andato molto male, ma per una ragione cristiana non ha mai voluto divorziare, le liti a casa mia erano continue ed io ne risentivo, avevo bisogno d'attenzione ma lei non riusciva a darmene, un giorno mia madre volle aiutare mio nonno finanziariamente, dandogli tutti i suoi averi per estinguere un debito con le banche( per lui suo padre era tutto), ma questo mio padre non lo digerì, davanti a noi tentò di strangolarla, io potevo avere 4 anni. Così mia madre cominciò ad uscire dicasa, andava sempre in chiesa e ci lasciava soli. all'età di 5 anni mi mise in punizione fuori dalla porta di casa che dava sulla scala, io pensai che mi avesse abbandonata e quindi uscii e vagai sola per il paese in cerca di una casa nuova, fortunatamente feci un largo giro dell'isolato e da sola senza volerlo tornai a casa...poi non ricordo nulla, mia madre dopo anni disse che mi cercò ed era spaventata. A scuola non ero brava, avevo bisogno di essere seguita, mia madre cominciò ad insegnare e fare doposcuola... ma non con me,tornava la sera stanca e io così andavo sempre peggio. I miei fratelli andavano più che bene, per questo venivo derisa da mio padre davanti a tutti, e visto che loro erano bravi a scuola, io dovevo occuparmi delle faccende domenstiche, nonostante anch'io andassi a scuola. Per farla breve nell'età adolescenziale mi facevo atti di autolesionismo procurandomi piccole ferite sulle mani, ho tentato parecchie volte il suoicidio, mi son tagliata i polsi 2 volte, ma non ho avuto il coraggio di andare fino in fondo tagliarmi le vene, sono stata una fifona, di tutto questo nessuno si è mai accorto di nulla, facevo scioperi della fame (di nascosto)di 3/4 giorni, con la speranza di finire in ospedale...così magari l'infermiere si sarebbe accorto della mia presenza!!! Poi ho incontrato lui... l'attuale marito che per me è stato come un angelo venuto dal cielo, è splendido e mi vuole un bene dell'anima e anch'io gliene voglio, mi ha sostenuta e confortata, io vivo solo grazie a lui, però mi sento sempre una bambina incapace...tutti i parenti mi trattano da tale, solo mio marito mi tratta bene e cerca di darmi incoraggiarmi, solo che quando entro in stati depressivi continua a sentirmi sola, e mi sembra brutto dirgli che voglio una dose exstra di affetto e attenzioni, lui crede che ormai tutto è risolto... ma ogni tanto il passato ritorna e credo che a causa del mio passato di non riuscire a dare l'affetto ai miei figli come vorrei. Non nascondo ches pesso penso se dovesse succedere qualcosa a mio marito...la farei finita! ciao Alice

USCIRNE ?

elpasam N° di riferimento: 931735572 Età: 36 Buon giorno Dottore seguo molto spesso il suo bellissimo sito e davvero complimenti per il bel lavoro che fate, detto questo volevo una consulenza riguardo alla mia ex. Sonostato fidanzato per 3 anni con una ragazza che e'stata anoressica da piccola e adesso che e'circa 2 anni che non stiamo piu' insieme, ci sentiamo spesso siamo rimasti in buoni rapporti... mi dice che senza di me non puo stare e piange spesso al telefono mi fa sentire una m...a. di uomo dicendo che e'colpa mia perche vuole l'amore ,una famiglia e figli e spesso per questa causa svuota il suo frigorifero affogando la sua rabbia nel cibo non vomitando, e'bulimia ugualmente o fame nervosa? mentre anche quando stavamo insieme era uguale magari non si faceva vedere!! e allora perche'da la colpa a me come se fossi la causa di tutto? era cosi anche prima e come e'possibile che non si rende conto dell'evidenza, non ritengo nonostante tutto che io l'adori come donna ,possa essere la persona della mia vita purtroppo,ho molta paura,e credo che forse era meglio una separazione netta!!Vorrei un consiglio da lei per cercare di uscirne in maniera BELLA dalla sua vita io voglio molto bene a lei,ma che futuro mi aspetterebbe? meglio cambiare area anche se con molto dispiacere LA PREGO MI RISPONDA...E mi dica come posso comportarmi,GRAZIE davvero di cuore....
La sua ex è probabile che sia affetta da un Disturbo da Alimentazione Incontrollata. Per quanto rigurda la separazione, ritengo che se decidesse in tal senso, dovrebbe avvenire in maniera netta, immediata. Non può pretendere in queste circostanze di uscirne in maniera 'bella', ma meglio un 'dolore che urla che una ferita sempre aperta. Cordiali saluti.

giovedì, marzo 08, 2007

TESTIMONIANZA: LA VITA E' BELLA


michelle* Età: 21 Il mio più grande desiderio: essere perfetta..no forse no..ricominciamo..il mio più grande desiderio: essere amata..amata davvero..sono stata anoressica..e adesso sono bulimica--sento che non esiste alcuna via di uscita..sono forse condannata? voglio guarire..e già..voglio guarire..perchè anche se nessuno se ne accorto sono malata..ho tantisogni, progetti.. l'anno prossimo mi trasferirò a parigi, nella meravigliosa parigi..sono felice.. ma mi sento sola..eppure di fatti non lo sono..vivo con sei persone e tutti mi vogliono bene..ma in tutta la mia vita non misono mai sentita veramente amata...ho bisogno di dare e ricevere amore...ho un curriculum universitario di tutto rispetto..molti mi giudicanocarina,intelligente,simpatica,brillante..ma io non mi sento soddisfatta..sono infelice..volevo essere perfetta..voglio essere perfetta..adesso sono grassa, omeglio mi sento tale..vivo in un corpo che non sento mio..ho perso il controllodella mia vita ma nessuno sembra essersene accorto..voglio guarire, voglio guarire..ma mi sento terribilmente sola in questa battaglia contro il mio male, contro me stessa... mi sento in colpa verso i miei amici e genitori che mi hanno data fiducia e che adeso si ritrovano con una figlia malata che finge d'esserlo..la mia vita non è altro che una finzione verso me stessa e verso gli altri...simulazione di una esistenza normale...voglio, desidero essere felice,accettarmi, credere in me stessa, acquisire autostima..credo di non averevalore...sono stanca..ho paura..la mia è una richiesta di aiuto e di amore..voglio aiutare me stessa e gli altri...e riniziare a vivere...perchè in fondo...la vita è bella!

mercoledì, marzo 07, 2007

AUTOLESIONISMO

..Salve.Mi chiamo Elena.Sono una ragazza di 18 anni,vivo in un paese di una provincia del nord-Italia.Sono all'ultimo anno del liceo socio psico pedagogico,e a scuola ho un rendimento abbastanza soddisfacente.La mia vita è divisa fra danza,scuola,e quando il tempo c'è amici.Sto scrivendo perchè sto riattraversando un periodo non proprio bello della mia"vita".Non so a cosa sia dovuto..è la 3 volta che mi capita nel giro di pochi anni.La prima volta che mi sono sentita in queste condizioni è stato all'inizio della 2 superiore,in seguito ad un incidente di un mio amico,ho cominciato a domandarmi se vivere avesse veramente un senso.Non trovavo risposte e questo mi struggeva abbastanza.Poi,verso la fine dell'anno stesso è pasato tutto.L'anno scorso mi è ricapitata quella che io chiamo la mia crisi,,in seguito ad una gita scolastica che per me è stata stupenda,è cambiato qualcosa.Tornata da Napoli ho mollato il mio ragazzo e ho scombussolato la mia vita:ho ripreso a fumare,ho cominciato a fregarmene di tutto,tutti mi dicevano che io ero cambiata e più me lo dicevano,più io mi comportavo da stronza(scusate il termine).Ciò è inziato tutto verso inzio aprile ed si è attenuato quando è finita la scuola e sono andata al mare,cioè a fine giugno.In questo periodo avevo pensato spesso al suicidio e avevo cominciato ad esprimere la mia tabbia facendomi dei graffi sulle braccia.In seguito,questa estate ho conosciuto un ragazzo col quale ho avuto una storia durata 5 mesi..con lui andava bene(o almeno fino ai 3 mesi)..mi sentivo felice e finalmente potevo riversare il mio amore su qualcuno,e sembrava per di più che questo qualcuno contraccambiasse.Ma anche allora c'era qualcosa che non andava..ogni volta che litigavamo,ogni volta che io soffrivo dei miei complessi d'inferiorità nei confronti della sua migliore amica,ogni volta che c'era qualcosa che non andava io mi tagliavo.Ho trovato delle lamette qui in casa,ed ho inziato a tagliarmi.Su tutte le braccia ed infine sui polsi.Ora è da qualche tempo che non mi taglio più,anche se ho una voglia matta di farlo..solo che mia madre se n' accorta delle cicatrici e no nvoglio che creda che io sia pazza.Solo che in questo periodo sto vivendo una situazione d'ambiguità e di stress,e sono ricaduta in crisi.Mi sento divisa a metà:una parte di me buona e una cattiva,autodistruttiva.E questa trionfa sempre.Spesso penso che se mi uccidessi darebbe meglio..riempirei con la mia morte un vuoto che sento dentro.Questo mio senso di essere sbagliata e di non andare bene.Mangio in modo spropositato ultimamente,ho sempre fame.Non ho voglia di studiare,di uscire.Non riesco a vivere bene neanche con le altre persone.. Cosa posso fare er migliorare?e per cacciare una volta per tutte quella parte autolesionista che spesso,indipendentemente dalle situazioni,torna a farsi sentire? grazie.

Il tuo, come da tua stessa autodiagnosi, è un comportamento autolesionistico. Per autolesionismo s'intende il tentativo di causare intenzionalmente un danno al proprio corpo, lesionandosi in modo di solito abbastanza grave da provocare danni ai tessuti o agli organi. Vari possono essere i motivi che ti possono avere indotto a questo comportamento. - Per scaricare lo stress: autolesionarsi ed il dolore fisico correlato placano lo stress. Tutto il disagio interiore che non si è in grado di gestire viene tramutato in sofferenza fisica, quindi più facilmente gestibile e più reale della sofferenza emozionale che è impalpabile. Per un po' ci si occupa solo del dolore fisico, distogliendosi temporaneamente da quello interiore
Per mostrare agli altri che si sta davvero soffrendo, offrendo loro qualcosa di concreto e di comunementeaccettato come "dolore". Così si esiste agli occhi degli altri. Le cicatrici sulla pelle rendono visibile esteriormente la sofferenza che si ha dentro, è un modo per comunicare agli altri il proprio dolore .I comportamenti autolesivi sono una richiesta di aiuto.
- Ci si sente talmente morti dentro, talmente apatici dal ricercare nella sofferenza fisica una prova che si è ancora vivi.Non si è in legame con il proprio corpo e il dolore fisico è l'unico modo che si ha per sentire di esistere, per percepire il proprio corpo.
- Come sostituto di un desiderio di suicidio.
- Per punirsi di proprie azioni o sensi di colpa .
- Io amo riassumere le possibili cause di un comportamento autolesionista in questa frase: "Si preferisce provare un dolore fisico per non provare un più profondo e doloroso dolore interiore"
Indicazioni utili: - Non isolarti ma fai presente la problematica ad una persona a te significativa al fine che possa diventare un "sos" nei momenti di crisi acuta. - Nel momento in cui si manifesta la crisi acuta svolgi un'attivita "lesionistica" rivolta ad un oggetto esterno, quale "picchiare" un oggetto morbido al fine di "scaricare" la rabbia. - Esci immediatamente di casa . - Nei momenti non di crisi acuta pratica un'attività fisica che "svuota" in qualche maniera della rabbia accumulata.- Esprimere la propria rabbia anche attraverso qualche forma artistica, come dipingere e disegnare ad esempio. Ma soprattutto non devi vergognarti di ammettere di esserti volutamente ferita, per timore di non essere capita, di essere giudicata negativamente o di essere considerati pazza. Invece non c'è motivo di cui vergognarti, sia perché gli autolesionisti non sono pazzi, sia perché tale fenomeno è più comune di quanto si creda, in forma più o meno patologica . Se la buonavolontà personale di combattere il tuo autolesionismo non produce significativi miglioramenti devi chiedere, senza esitazione, timore e vergogna, aiuto ad un'esperto. Saluti

PHRONEMOFOBIA E PHAGOFOBIA

Salve a tutti, mi chiamo Renato, ho 20 anni e sono grazie al vostro sito, venuto a conoscenza di essere affetto da tali fobie :
Phronemofobia phagofobia ( quando ero piccolo) (per il significato di tali fobie vedi http://www.iltuopsicologo.it/Fobie.asp
In questo periodo sto soffrendo della prima, e mi accorgo che è decisamente insolita, stupida e fastidiosa, e mi mette a disagio da un paio di settimane e non riesco a scrollarmela di dosso. Ho chiesto a mio padre di aiutarmi a cercare uno psicologo (non dicendogli di essere infetto di tali fobie per paura di contagiarlo...) e mi ha consigliato prima di rivolgermi ad uno psicologo, di consultare il mio medico. Vi chiedo aiuto, perchè durante gli attacchi di panico che mi porta la Phronemofobia la prima cosa che penso è il suicidio...insomma sto proprio male... ma si puo' guarire da questi stati d'ansia???
Cordiali saluti...

Salve Renato. Si può guarire dalle sue fobie. Senta il suo medico curante che le potrà consigliare qualche bravo psicologo. Sarebbe utile, nel caso delle fobie, un approccio terapeutico di tipo cognitivo-comportamentale. Cordiali saluti Dott. Roberto Cavaliere

DIPENDENZA AFFETTIVA

Mi chiamo Flavia, ho 34 anni da poco compiuti. Avrei necessità di capire ad un certo punto della mia vita cosa sto sbagliando.In breve racconto il punto della situazione ma devo partire comunque da lontano.Ho due fidanzamenti alle spalle: 1°( 8 anni) ero giovane, siamo cresciuti insieme avendo una vita irregolare.Quando ci siamo ripresi abbiamo capito; più lui che non era il caso di continuare.2°( 7 anni) avevo comprato anche casa ; ma la vita di relazione sessuale era finita da un po' per il resto tutto ok.Quando poi ho conosciuto un ragazzo che mi ha fatto particolarmente perdere latesta.La nostra storia è incominciata qui.Lui 44 anni con una storia alle spalle di "playboy" ed una relazione con unaragazza ex sposata semiconvivente con un altro ed una figlia. Lei estetista; lui era cliente e si frequentavano da circa 2 anni; lui andava acasa da lei e ci dormiva anche quando l' altro era via per lavoro.Nel frattempo lui ha messo su un centro estetico chiedendo a lei di andare a lavorare per lui , lei si rifiuta, ma ci va una sua collega che avra' a sua volta una piccola relazione poi scoperta dal marito.( Tutto finisce).Poi eccomi io: la nostra storia incomincia e Mario mi dice di questa relazione: lui continua a vederla e vede anche me. Piano piano lui decide e si stacca da lei .Lui ce l'ha con lei per il fatto dello smacco del lavoro .A distanza da un anno circa; lei si è rifatta viva e preme .Soprattutto perchè ora vuol andare a lavorare da lui.Lui non vede l'ora .Lui mi dice che devo dormire su due guanciali ma io non penso proprio.Per lui ho fatto di tutto ; visto come ci ho perso la testa.Mi sembra quasi di essere instabile anche caratterialmente.Il suo compartamente comunque è abbastanza ambiguo...non parla molto è un tipo taciturno però non pare mi nasconda niente.Ma io vivo nell' ossessione pura.NOn riesco a vivere in pieno e godermi lui in modo naturale senza pensieri .Ho sempre un senso di malessere .Mi sento sconfitta dal mondo intero.Mi sento completamente una frana .Non riesco a tenermi una persona con me e che mi faccia "star bene".Sarebbero tante altre le cose da dire ma volevo essere sintetica.

Salve Flavia. Mi scuso per il notevole ritardo con cui le rispondo. La sua situazione è abbstanza complessa e richiederebbe un analisi più approfondita. La invito a visitare il sito http://www.maldamore.it ed il relativo forum. Sarebbe utile se potesse partecipare ad uno dei prossimi seminari sul Mal d'Amore (vedi http://www.maldamore.it/Progetto%20Mal%20d%27Amore.htm) Rimango a sua disposizione e le progo cordiali saluti. Dott. Roberto Cavaliere

giovedì, febbraio 08, 2007

SENSI DI COLPA

Gentilissimo dottore, mi chiamo Flavio e sono uno studente di 22 anni. Le scrivo perchè la mia vita è diventata un inferno, da quando una mia ex coinquilina si è suicidata più di un anno fa, gettandosi dal balcone di casa del suo ragazzo. Dal giorno che ho saputo la notizia, ho molti sensi di colpa causati da un enorme dubbio. Volevo innanzitutto, spiegarle quello che mi è stato raccontato da un amico della vittima. La mia ex coinquilina, il giorno del suo 30° compleanno si trovava in bar, era completamente ubriaca, ha fatto "casino" (secondo me col suo ragazzo, che magari è andato al bar per impedirle di bere) e al ritorno a casa ha compiuto il gesto. Cosa posso centrare io in tutto questo? Glielo spiego subito.
Voglio premettere che la mia ex coinquilina aveva problemi di alcolismo e depressione. Il giorno del suo compleanno, come farebbe una persona gentile, le ho mandato un semplicissimo augurio di buon compleanno tramite sms.
La paranoia che mi sono fatto è questa:
-lei è tornata a casa tutta ubriaca;
-il cellulare è rimasto a casa perchè magari lo aveva dimenticato e sul display c'era il mio sms;
-il cellulare, squilla per avvisare che c'è un messaggio non letto (i cellulari di ultima generazione come quello che possedeva lei, avvisano della presenza di un messaggio non letto ad esempio ogni 5 minuti);
-lei pensa che in quel sms ci sia scritto che il suo ragazzo la vuole lasciare e presa da un raptus, incapace di intendere e di volere perchè ubriaca, si lancia dal balcone.
Dato che mi sono fatto questo film nella testa e visto che non ho certezza su come sono andate veramente le cose, mi tormento e penso che se non avessi mandato quel sms lei non sarebbe morta e soprattuto non troverò una risposta al mio dubbio. E' possibile secondo lei che una persona si suicidi nella maniera che le ho raccontato? Perchè devo farmi delle colpe che a detta di amici e genitori sono inutili.
La prego mi aiuti.
La ringrazio anticipatamente ed attendo una sua risposta.
Lei ha costruito nella sua mente un "castello fobico", cioè la ricostruzione immaginaria e del tutto distaccata dalla realtà, della paura di essere il responsabile del suicidio della vicina di casa. Andrebbero analizzate le cause che la portano ad avere tali infondati sensi di colpa. Può darsi che lei sia in generale un soggetto che tende a colpevelizzarsi. Tenga presente che depressione ed alcolismo sono fortemente correlati con tentativi di suicidio. La limitatezza della consulenza online e la delicatezza dell'argomento trattato m'impediscono di esserle maggiormente d'aiuto. Cordiali saluti

UNA "DIVERSA LETTURA" DELL'AUTOLESIONISMO

Di seguito riporto una "diversa" lettura dell'autolesionismo pervenutami da una visitatrice del sito. "Diversa lettura" che non condivido ma che pubblico perchè può aiutare a capire perchè un adolescente arrivi a tali comportamenti. Personalmente rimango dell'idea che il dolore fisico indotto dall'autolesionismo serve a non sentire un più profondo e dilaniante dolore interiore.
1-La causa unica e assoluta dell'autolesionismo è lo sbaglio non proprio ma di una o più persone che si ha accanto, quello di farci del male. Al contrario di quello che sembra, non serve reiterare uno sbaglio mentale nei confronti di una persona sensibile per squilibrare l'intero mondo che le unisce. Ad esempio: mi hanno insegnato da quando avevo sei anni compiuti che dai 10 ai 19 non avrei capito più un cazzo della vita grazie all'adolescenza. A dir la verità io le cose le vedo sempre nello stesso modo di prima, e le faccio anche nello stesso modo di prima, e dico sempre le stesse cose di prima, e soprattutto sono sempre io. La cultura dell'adolescenza però è tanto forte nei miei genitori che insistono a fare come se vicino a loro ci fosse il caso tipo del quindicenne appartenente alla relativa cultura.Primo: non sono io. Non importa cosa o chi credano di guardare i miei genitori, ma scelgono deliberatamente di NON guardare me. Sono loro figlio, quindi ne hanno il dovere. Secondo: recitano. Il fenomeno stesso del recitare nasce dal rifiuto della realtà che si ha intorno, quindi sempre volontariamente e senza alcunchè di realmente tangibile come giustificazione, mi stanno trattando come una merda per avere finalmente la gratificazione di aver creduto in idee giuste. QUALCUNO, vicino a me, tiene più in conto le sue idee che me. 2-Io non sono un cretino. Col mio corpo ci faccio quello che mi pare, e non perchè qualcun altro è d'accordo, ma perchè IO sono d'accordo sapendo benissimo che IO sono l'autorità giudicante più importante di questo pianeta, cosa che semmai sono proprio LORO ad essersi dimenticati. I tagli saranno proprio i segni del male che LORO mi hanno fatto, e dovrannno essere visti solamente da LORO quando avranno la sanità mentale di capire quello che succede. Primo: se tu in quanto personaggio della tua vita fai una puttanata, devi essere al corrente del fatto che tu in quanto tu e basta ne pagherai le complete conseguenze. Cosa che NOI adolescenti, parlo di quelli che hanno 15-19 anni adesso, né più, né meno, sappiamo benissimo e che loro a quanto pare non hanno pensato.Secondo: A me non fa proprio male sfarmi i pugni contro i muri. Se no non lo farei. Non mi fa male vedere il mio sangue dipingermi le braccia, perchè è il MIO sangue, e sono i MIEI pugni. Farà male a loro. 3-Proprio i miei genitori sono convintissimi che noi giovani si vada in discoteca perchè va di moda. E loro, che sanno tutto del mondo, sanno anche benissimo che è una merda, pericolosa, ecc. ecc.Noi ci andiamo PERCHE' è pericolosa. Noi ci caliamo in discoteca perchè ci pulsano le vene e ci fanno male le tempie. Perchè balliamo come degli idioti. e quando usciamo ci pensiamo e se ci vediamo ballare alla luce scoppiamo a ridere. Noi beviamo e fumiamo di tutto non perchè pensiamo sia bello ma in realtà, inconsciamente, sappiamo che....Noi sappiamo soltanto che quello che loro chiamano inconsciamente è ciò che nella loro piccola parte quotidiana, nella recita, nel loro personaggio, non esiste. Non c'è NIENTE di inconscio per noi, adesso. Perchè sappiamo perfettamente quello che ci passa per la testa. Che lo vogliamo dire o accettare o meno, è un altro discorso. NOI beviamo fumiamo ci caliamo andiamo fuoi di noi con tutti i mezzi possibili PERCHE' fa male. E' una vendetta, letteralmente. Ma noi, noi che lo facciamo, ne siamo completamente estranei. E' bene che questo sia chiaro.Se serve un'altra testimonianza, ho la mia.

martedì, dicembre 26, 2006

PANICO E....


Ho trovato interessante il suo sito,anche per le belle immagini. Ebbene, sono un pò sconfortata perchè da anni convivo con ansia e attacchi di panico, tenendo però la situazione sotto controllo: farmaci, psicoterapia a mediazione corporea, molta riflessone e preghiera, arte 8dipingo porcelana e icone) danza, massaggi ecc. Solo chela vita è veramente, oggettivamente stressante, la mia come quella di altri. nel mio caso anni ed anni ad accudire genitori malati con limitati mezzi economici e quindi poche possibilità di avere aiuti, genitori con malattie neurologiche progressive che forse mi hanno trasmesso geneticamente un sistema nervoso più fragile. un lavoro, l'insegnamento, che detesto ogni giorno di più e che risucchia le mie energie e da cui non posso prescindere perchè rappresenta la mia sussitenza, una età, 46 anni, in cui si fanno bilanci ed iniziano le turbative ormonali della menopausa...tutto fa. per fortuna la vita affettiva e di relazione va bene ma... mi sento murata viva in una vita che non è certo quella che vorrei e che cerco di arricchire con hobby, interessi, cose positive, che contrastino il resto. Tant'è mi sento imprigionata, come un albero che non riesce a fiorire, che non ha terreno favorevole.C'è da meravigliarsi se soffro di claustrofobia? Veramente sono nata con la claustrofobia e la nictofobia perchè già da lattante non sopportavo il buio, dormivo di giorno e vigilavo di notte a quanto dicono i genitori, sono n ata ansiosa e paurosa, in una famiglia funestata da malattie e disgrazie, con un forte senso di insicurezza e una fede cattolica calvinista, dove si pensava che siamo nati solo per soffrire. un pessimismo di fondo, tipico di certo mondo contadino, che ho assorbito con il latte materno. Eppure io sono socievole di carattere, amo gli altri, mi adatto facilmente, mi piace stare in gruppo, sono abbastanza assertiva e piena di interessi. La claustrofobia mi ha dato poco fastidio fino ad alcuni anni fa perchè vivo in campagna e quindi non ho ascensori da prendere e dispongo di ampi spazi e la folla non mi dà troppo fastidio. dal 1987 non ho èpiù preso ascensori, così, da un giorno all'altro... ma ripeto, non è stato un grosso problema. Gli attacchi di panico peggiori che ho avuto comunque all'aperto, risalgono al 2002, dopo un'estate tremenda ed insonne per il peggioramento di mio padre, parkinsoniano. il primo è stato terribile, pensavo che sarei morta lì sul balcone di casa mia, tra i gerani e le peonie, mentre finivo di diopingere l'icona di
Silvana la ringrazio per la significativa testimonianza che pubblicherò nel blog nei prossimi giorni. Circa la sua ansia, per la durata e l'intensità con cui si manifesta, deve conviverci e cercare un equilibrio con essa. Quello che le è successo in treno è solo un "pretesto" che ha trovato il suo "panico" per uscire fuori. Esso arriva quando uno meno l'aspetta e nelle occasioni più insolite. L'unica soluzione in questi casi, per quanto dura sia, è lasciarlo manifestarsi perchè comunque và via. Le auguro un buon Natale ed un anno nuovo con meno panico (anche se mi auguro per lei il miracolo che il panico scompaia del tutto.) Saluti.

lunedì, novembre 20, 2006

ANSIA E DEPRESSIONE


Mi scuso già in partenza perchè il mio messaggio sarà prolisso e logorroico. soffro di ansia e depressione da circa 7 anni.
tutto è cominciato un'estate, l'estate dei miei 20 anni, quando avevo deciso di andare all'università e di fare un viaggio ad Ibiza con amici e fidanzato. Vabbè, solita storia, attacchi di vomito, che cos'è. gastroscopia, e via dicendo. Università a Milano uno schifo, mollo l'appartamento e torno a casa da mammà. Prima psichiatra dell'usl, poi privato, grosse spese (circa 60 euro a seduta); stavo meglio, poi ricaduta nell'estate del 2003, poi psicologa, ipnosi, rilassamento, yoga etc etc etc
Mollo il ragazzo dopo 7 anni, mi riiscrivo all'uni e genova, passo uno splendido anno, poi trovo l'amore. Finisco l'uni (devo laurearmi tra 13 giorni) e via con gli attacchi di panico...
adesso devo cominciare a vivere...ma come?
sottolineo il fatto che ho preso ansiolitici e antidepressivi per ben 7 anni, sebbene dosi minime.
quest'estate ho deciso di smetterli e sto uno schifo; e quasi tutti i giorni uno xanax da 0.25 me lo devo prendere.
io lo so quali sono i miei problemi:
non riesco a staccarmi da mia madre
mi attacco troppo alle persone
non ho voglia di vivere e mi arrendo subito
che faccio?

Quello che non ha fatto fino ad adesso. Cercare di non dipendere più dagli altri. Impossibile mi dirà. Almeno inizi le rispondo. E questa volta non deleghi tutto a farmaci e terapeuti, ma prenda in mano la sua vita. La saluto con un significativo aforisma che le sarà utile:

"La lezione più importante che l'uomo possa imparare in vita non è che nel mondo esiste la paura ma che dipende da noi trarne profitto e che ci è consentito tramutarla in coraggio. (R. Tagore)"