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martedì, luglio 07, 2009

NON HO MAI AVUTO UN BUON RAPPORTO CON MIO PADRE

Butterfly Salve, sono una ragazza di 21 anni.Se devo fare una descrizione di me, posso dire che sono carina, simpatica,intelligente, matura, grande osservatrice, selettiva, responsabile, seria, caparbia, coraggiosa e tenace, un poco permalosa, a volte impulsiva ed un poco aggressiva. Vivo in casa con i miei genitori, sono figlia unica, frequento l'università. Con mio padre non ho mai avuto un buon rapporto: non mi ha mai stretto a se,non mi ha mai dato una carezza, un bacio, un abbraccio, non mi ha mai fatto un complimento, non mi ha quasi mai fatto gli auguri di buon compleanno (se non era mia madre a ricordarglierlo), raramente mi è stato d'aiuto e di conforto: il più delle volte è stato una grande delusione e fonti di rinfacci, problemi e sofferenze.Penso che non mi abbia mai accettata per come sono: molte volte infatti mi poneva come modello a cui raffrontarmi delle mie cugine, che secondo lui, erano femminili, graziose, ma soprattutto silenziose e succubi alla volontà dei genitori: loro erano il modello a cui io dovevo aspirare. Io invece sono sempre stata l'opposto: capelli corti, jeans, felpa, scarpe da ginnastica, amante della musica, un poco anticonformista (nel senso buono del termine), molto diretta nei modi, sincera, ambiziosa (obbiettivi di vita e realizzazione parlando), sensibile e mai succube.Il suo modo di manifestarmi l'affetto è materiale: ti mantengo e per questo ti voglio bene.Ma per me non è così: penso che i figli non sono di chi li fa, ma di chi li cresce con amore e affetto.Mio padre nella sua vita non ha mai ricevuto amore: a 11 anni è stato mandato in collegio e ha fatto ritorno alla casa paterna all'età di 20 anni.In quegli anni ha ricevuto pochissime visite dai parenti, mai fatto un Natale ed una Pasqua in famiglia, mai ricevuto gli auguri di compleanno. Ha abbandonato l'università (media del 27) non per volere suo, ma perchè lasua famiglia glielo ha impedito: l'hanno costretto a lavorare 14-16 ore algiorno, portandolo al collasso, ad un anno di ospedale e alla rinuncia ai suoi studi.Di amici non ne ha mai avuti, se non uno solo, che purtroppo è morto 13 annifa.Le persone che conosce sono solo conoscenze, più che amicizie.Non è soddisfatto di ciò che ha raggiunto nella sua vita.Ha spesso compiuto degli errori, che hanno messo a dura prova (economicamente ea livello di armonia parlando) il nostro nucleo familiare: quasi sempre sonostata io a porre rimedio ai suoi errori, a fare da spalla morale a mia mamma, afar andare avanti la carretta con lei.Per di più mio padre rinfaccia a me e a mia madre, qualsiasi cosa gli passa perla testa, ma soprattutto i suoi errori.L’ultima cosa che mi ha rinfacciato è l’università, perché durante questo annoho messo un freno ed ho assistito la famiglia, causa problemi di saluti vari dimia nonna materna, e mi ha detto a gran voce che questa non è casa mia ma sua ele valigie posso farle quando voglio.La cosa che mi da più fastidio è il fatto che mette sempre davanti a tutto lamorale cattolica, anche se lui non la mette in pratica, dimostrandosicontraddittorio.Io non mi faccio influenzare da ciò, anche perché credo in qualcuno lassù nelcielo blu, ma senza avere il paraocchi.In questi ultimi 6-8 anni sono sempre stata la ragazza tutta di un pezzo,quella con le palle, quella che ha rinchiuso tutte le sue emozioni in unbunker, con tanto di combinazione segreta, per potere andare avanti sulla suastrada, per evitare nuovi problemi e nuove grandi delusioni. A causa dei suoi errori io ho compiuto delle rinunce che vanno dalle piùsemplici come le uscite con gli amici, a quella più grande: avere paura diavere accanto un amore, per la paura di incappare in una delusione tale e qualea mio padre.Faccio molta fatica a relazionarmi con l’altro sesso: ho paura, ed è come se inconsciamente, io vedessi la figura di mio padre in ogni uomo.Con mia madre il rapporto è l'inverso: lei ha cercato di darmi non solo il suo amore ed il suo affetto, ma anche quello che sarebbe dovuto provenire da mio padre, cosa che non può darmi in quanto lei non è la figura paterna.Mia madre cerca di avere un buon dialogo con me, e ci mette tutta se stessa, equesto lo apprezzo moltissimo, però a volte travalica i confini e diventa unpochino soffocante: lei è conscia del fatto che io soffro per la situazione che c'è con mio padre, e non vuole che soffra ancora di più, e cerca in tutti imodi di proteggermi da tutti i possibili pericoli che si mettono sulla miastrada, soprattutto in campo amoroso. Lei ha sposato per amore mio padre, e per amore gli sta vicino, sperando diaiutarlo ad aprirsi e a cambiare, ma ormai mio padre invece di andare avanti,sembra solo regredire.Facendo questo però non mi aiuta a prendere il volo, ma mi tarpa le ali: non mipermette di compiere quegli “errori” e quelle esperienze (se così si possono chiamare) che mi permettono di crescere, di aprirmi alla vita.Poco tempo fa ho conosciuto un uomo di 12 anni più grande di me, con cui sto bene: quando sono con lui mi sento serena, rilassata, felice.Con lui ho avuto i miei primi approcci sessuali, ma mai il rapporto completo,perchè mi salgono un angoscia ed un ansia indescrivibili al solo pensiero, e misorge il dubbio che questo possa derivare dal cattivo rapporto affettivo chec’è con mio padre.Inoltre non riesco a lasciarmi andare, e voglio tenere tutto sotto controllo,perché ho paura che la persona dall’altra parte mi voglia prendere in giro.Per quanto riguarda la vita sessuale quindi mi trovo ad avere dei problemi: mi sento inibita e combattuta tra il fatto che io sento il desiderio di avere lapersona che mi piace, ma non posso per questa folle angoscia, ed inoltre misento combattuta perchè in casa mio padre in silenzio mi osserva e mi giudica,e mia mamma continua a negare il fatto di poter vivere una passione in modosereno e libro. Ho paura di sentirmi giudicata e questo non mi fa vivere l’esperienza nel modocorretto.Ormai è diventato difficile, pesante, riuscire a vivere in questa casa e conquesta situazione, però devo tener duro, perchè il mio obbiettivo è finire l'università e poi fare la valigia e andarmene via, per poter finalmente farela mia vita, senza sensi di colpa.

CONSEGUENZE DI UNA VIOLENZA SESSUALE

anna Età: 23 Ho 23 anni, qualche anno fa ho subito una violenza sessuale ma non l'ho raccontato a nessuno perchè non ne ho avuto il coraggio nè la forza. Da quell'episodio ho la paura al contatto, sia che a toccarmi fosse una donna che un uomo.Con il passare del tempo riesco a controllare di più la situazione, ho imparato a vivere con il minimo contatto, e con i miei cari e i miei amici ho superato la paura, ma solo fino ad un certo punto perchè se qualche amico mi abbraccia un pò di più mi irrigidisco comunque. Non sono più riuscita ad avere una relazione con un ragazzo, ci ho provato più volte ma ogni volta che i ragazzi si sono avvicinati un pò di più io mi irrigidivo e mi scostavo e poi mi tremavano le mani e le gambe; questo mi ha portato ad essere sempre più fredda e distaccata, lo sono diventata così tanto che nessun ragazzo si avvicina più. Non so come fare per uscire da questa specie di cappa di freddezza che ho creato intorno a me. Io vorrei riavere un rapporto con ragazzo e lasciarmi andare ma credo che i paletti che ho messo intorno a me si vedano anche dall'esterno e anche a distanza.

IN FONDO LA BULIMIA E' UNA CONSEGUENZA

soffocata Età: 18 Ho 18 anni, da qualche anno soffro di bulimia nervosa. all'inizio è stato davvero difficile da accettare, da credere; ma qualche mese fa sono arrivata ad un punto molto critico di questa "malattia". mi hanno dovuto ricoverare. dopo 40 giorni di degenza, mi sentivo forte, imbattibile,credevo finalmente di essere guarita. invece era solo un'illusione, ci sono ricasata, di nuovo.la MIA BULIMIA, è stupida, com'è stupida quella parte di me che ogni volta che si abbuffa deve andare a vomitare o andare a prendere 4,5 scatole di lassativi.fa male sentirsi in colpa, f male non riuscire a controllarsi, fa male vivere.adesso, dopo nanche 4 mesi dal ricovero, verrò ancora ricoverata, stavolta in un ospedale dove la degenza è piu' lunga. da sola una bulimica non ce la fa, e io non ce la faccio. non voglio l'aiuto della famiglia, perchè quell'aiuto è soffocante. Voglio rimanere da sola, e voglio guarire, perchè così io non voglio andare avanti. lo sfondo, le cause della mia bulimia le conosco. non posso cambire il passato, ma non resco nemmeno ad accettarlo, e così facendo mi auto-distruggo, ne sono cosciente.un domanda che mi pongo sempre, e che pongo anche alla mia psicologa è "ma io,che dico di voler guarire in realtà da cosa voglio guarire?", in fondo la bulimia è una conseguenza. in realtà non voglio guarire, voglio cancellare quel passato.

STO MALE A CAUSA DI UNA STORIA INIFINITA

Età: 26 Argomento: salve,le scrivo perchè sto male a causa di una storiafinita dopo 6 anni.Ma sento che il mio disagio risale molto più indientro.dapiccola son sempre stata una bambina molto timida,che tendeva a chiudersi e chefaceva fatica a relazionarsi con i compagni,ne ho sempre soffertomolto,piangevo perchè mi sentivo sola e perchè mi sembrava che gli altri miisolassero.poi mi sono legata a due ragazze del mio paese e abbiamo passatoalcuni anni da vere amiche,ci vedevamo spesso,facevamo un diario in cuiscrivere i nostri pensieri,ci confidavamo le prime cotte..poi per uno stupidomalinteso ci siamo divise,io sono stata incolpata di qlcosa che non avevo dettoda una delle due, l'altra ritrovandosi tra due fuochi non è venuta in mio aiutoe è "passata" dalla parte dell'altra,io sono stata molto dura e mi sentivoferita,ho tagliato da subito i rapporti e col senno di poi mi son pentita diaverlo fatto.alle superiori nn mi sn mai inserita bene nella mia classe,hosempre fatto fatica ad espormi e a parlare davanti agli altri,mi son isolataancora una volta.in più cominciavo ad avere paura di andare a scuola per nnessere interrogata,il mio andamento è sempre stato altalenante finchè sonoscoppiata nel periodo della maturità:gli ultimi mesi mi rifiutavo di andare a scuola,fingevo malori per nn andare e per nn affrontare le prove,poi a casapassavo il tempo a dormire e a guardare la tv in apatia totale.mia mamma èarrivata al punto di prendermi per i capelli e percuotermi per farmi reagire emi ha portato anche in un consultorio per 2 volte.alla fine passata per unpelo.ho subito cercato lavoro come insegnante di sc.materna, all'inizio avevo problemi a relazionarmi con gli altri,poi un pò alla volta con l'esperienza e il fare da sola sono un pò migliorata.il mio lavoro mi piace e non ci sono grossi problemi,unica cosa mi sento ancora poco sicura quando dialogo coi genitori.ora sono ricaduta nel baratro...la storia con questo ragazzo è sempre stataaltalenante fin dal primo anno,ogni anno una crisi che ci vedeva separati persettimane-mesi a causa di sciocchezze,sosprattutto i miei impegni a cui io nnvolevo rinunciare,lui dice che si è sempre sentito uno dei miei tanti impegni,un tappabuchi.sn consapevole che il nostro nn era un rapportoidilliaco,entrambi molto permalosi e orgogliosi,ogni volta che si litigava eraper qalcosa che io avevo-nn avevo fatto,ma io sn sempre andata a cercarlo.inquei momenti mi colpevolizzavo molto,dicendo che ero io che nn andavo bene e chiedendogli scusa,anche se sapevo inconsciamente che anche lui aveva dellecolpe.stavo a casa a piangere di continuo.e gli amici erano sempre piùrari.ultimamente lui ha cominciato a prendersi degli impegni fuori dallavoro,cosa che prima aveva mai fatto,dicendomi che era stanco di come andavanole cose e cosi mi avrebbe fatto capire cosa aveva provato lui in questianni.dopo un periodo altalenante ci siamo lasciati,ma io lho ricercatochiedendogli di poter chiarire e di cercare di risolvere le cose parlando insieme.in mezzo c'era anche la questione convivenza,lui era convinto mentre io son caduta nel panico,paure e ansie e insicurezze..lui mi dice che pensava che il nostro rapporto fosse in fase matura e pronto per concretizzarsi in qlcosa.io ho avuto paura e ho passato mesi con l'ansia da una parte della risposta da dargli e se ne fossi stata capace e dallaltra di perderlo e rimanere sola.dentro di me sentivo che qsto cambiamento alla mia vita mi faceva paura,in più perchè lui nn voleva star vicino ai miei,alla fine ci siamo lasciati,ma io nn son per nulla convinta del passo fatto.sto malissimo,anche se faccio la dura,ho sempre tirato su qsta maschera da acida e un pò aggressivacon gli altri per non far vedere la mia parte debole e timida.la sto prendendo proprio male,perchè ho un sacco di brutti pensieri,gli stessi che facevo nelperiodo della maturità:pochissima autostima di me,che non valgo nulla e nn sn buona di far nulla,ho un brutto carattere,che sono sola e nn mi vuolenessuno,che nn ce la faccio senza di lui,continuo a dirmi che è tutta colpamia, e so che nn è cosi ma nn riesco a convincermene.piango,son apatica, credo che la gente mi disprezzi e qindi la evito,sto al max con due amiche con cui misn confidata,loro mi dicono che non sn cosi come mi vedo,ma io nn riesco acrederci,perchè?? perchè nn riesco a pensare positivo?? nn è solo una questionelegata a qsto momento,io sento di nn avere la forza di modificare un pò la miavisione di me,vorrei accettarmi e imparare a relazionarmi senza ansie con glialtri.sbaglio lo so nel sperare in un ricongiungimento con lui, perchè ci siamo ripromessi di nn allontanarci, sappiamo entrambi che ci vogliamo ancora bene,lasperanza alimenta qlcosa che invece deve aver tempo di sedimentare lo so.continuo a dirmi che voglio cercare aiuto,magari tornare al consultorio da uno psicologo..ma nn so se ci riesco...cosi scrivo qui..almeno è un primo passo.quando cado nel baratro,nn so se è depressione o meno,capisco di nn essere lucida, mi piango addosso e sn disperata,apatica e il mio fisico nerisente,sn sempre stanca e dopo il lavoro nn riesco a far nulla,il sonno èaltalenante.Quando invece mi riprendo e sono impegnata nel lavoro o altrocapisco che ce la posso fare,che nn sn cosi sola e inutile..ma poi mi manca sempre qel qlcosa per crederci davvero e andare avanti. Mi piacerebbe frequentare anche qualche corsi di rilassamento emeditazione,poichè son sempre molto nervosa..spero di ruscire a fare almeno una di queste cose che mi propongo!

lunedì, giugno 22, 2009

MIO FRATELLO E' MORTO IN UN INCIDENTE

Età: 33 Lo scorso marzo mentre avevo invitato tutta la mia famiglia a casa mia per una pizza, è arrivata la notizia che i carabinieri ci cercavano.
Mi sono sentita subito morire,ho avuto un attacco di panico senza sapere ancora nulla.
Mio fratello era morto per un incidente. A 17 anni anni dalla morte di mio padre per un brutto incidente ora quella di mio fratello proprio non mi ci voleva. Siamo una famiglia numerosa, ci stiamo aiutando l'un l'altro ma io penso di non farcela. Mi manca troppo. In + mi sono sentita abbandonata anche dal mio convivente che inizialmente mi era vicino e poi sentitosi messo da parte si è allontanato. Ho ripreso la mia vita lavorativa, dopo molti litigi anche quella affettiva ma mi sento così sola in certi momenti che vorrei troncare tutto. Il pensare che non rivedrò + mio fratello mi fa stare troppo male. Mi è rimasto il suo telefonino per sentire la sua voce che è registrata. E' un incuboForse dovrei farmi aiutare da qualcuno. Quando mi sforzo ed esco di casa, il vedere le altre persone in giro che sorridono mi fa stare male perchè penso che mio fratello non potrà +farlo........

MOLESTIE SESSUALI

innocente Età: 37 Conosco lo zio di mio marito da una decina di anni. non vive nella mia città ,ma per una serie di motivi ultimamente lo vediamo più spesso in occasione di pranzi e cene. all'inizio non capivo , ma dopo ho ricollegato.. che tutti i suoi atteggiamenti nei miei confronti non erano dovuti ad una eccessiva forma di "amore" ( tenermi le mani più a lungo, farmi complimenti sulla bellezza..). una sera è capitato che nel salutarci con i classici baci sulla guancia lui mi abbia baciato in bocca (nessuno ha visto però)! subito ho pensato che fosse "successo" uno sbaglio, può capitare massì...sennonchè mi ha pure toccato , sempre per sbaglio il seno.. questo toccare per sbaglio è successo ancora in un altra occasione e da li ho cominciato a provare fastidio verso questa persona. ovviamente ho cambiato il mio atteggiamento nei suoi confronti e comunque ho sempre cercato di comportarmi normalmente ma cercando di evitare ogni occasione di contatto fisico (prendendogli la mano destra mentre ci diamo il bacino dirito gli ho bloccato lo sfioramento del mio seno!) però..lui mi ha chiesto se ce l'avevo con lui una volta e ho fatto finta di cadere dalle nuvole o quasi! speravo che fosse finita , ma l'ultima volta a distanza di settimane , sottovoce mi dice che si vede che ce l'ho con lui e vuole sapere perchè, senza farsi notare da mio marito che era li vicino! io ho fatto finta di non sentire e con la scusa mi sono avvicinata a mio marito.....la cosa mi provoca ansia perchè mi sembra tutto così assurdo! all'inizio pensavo di avere frainteso di avere esagerato, ma poi ogni volta che ci vediamo succede sempre qualcosa che mi agita! a mio marito non ho detto nulla però comincia a vedere che c'è qualcosa che non va . ho paura che se gliene parlassi farei la figura della scema , ma non ce la faccio più a tenermi tutto dentro! cosa posso fare? aiuto! secondo lei sto esagerando?

L'ADOLESCENZA E' BRUTTA PER TUTTI

Lala. Età: 15 Salve. Sono una ragazzina di 15 anni. Ho apperentemente una vita perfetta, con genitori non molto presenti ma che mi amano e fanno di tutto per rendermi felice. Mi piace studiare seppur detesti la scuola comeistituzione, per questo non ho nessun tipo di problemi scolastici a parte in alcune materie, ma non si tratta comunque di qualcosa di preoccupante. Ho amici, i quali fingono di volermi bene. Ho un ragazzo che finge di amarmi. Sono frustrata e senza voglia di vivere. Molti mi dicono che è una crisi adolescenziale e che alla mia età non si è in grado d'amare, ma vivo i miei sentimenti in modo totalmente diverso dai miei coetanei. Ero amica di una ragazza, vivevo in sua dipendenza, avrei dato la vita per lei. Ci siamo innamorate dello stesso ragazzo. Non ci siamo prese una cotta, ci siamo INNAMORATE, come fanno le persone adulte, non le ragazzine la cui infatuazione passa in circa due mesi. Pensavo che l'affetto che io nutrivo per lei fosse superiore a tutto, ed effettivamente lo era. Ho cercato di farli stare insieme per farla felice, e non le ho mai detto esplicitamente di provare determinati sentimenti per lui. Non so dire precisamente quando, ma un bel giorno i miei sentimenti sono diventati troppo palesi. Domande, liti, conseguenziale perdita di fiducia da parte degli amici ai quali non avevo detto nulla del mio amore per questo ragazzo. Il ragazzo in questione, forse rendendosi conto che la mia non era amicizia, ha deciso di stare con me. Sapevo, avevo la certezza che non mi amasse, era troppo immaturo per amare, ma non se ne rendeva conto nemmeno lui, essendo più sensibile e più propenso a dare importanza ai sentimenti,rispetto agli altri ragazzi. Ciò gli impediva di considerare come infatuazione quella che provava per me. Abbiamo deciso di stare insieme. La relazione era all'inizio perfetta. Avevo perso non solo la mia migliore amica, ma anche le altre amiche, arrabbiate e offese perchè tenute all'oscuro per un anno di tali sentimenti, per quanto palesi. Un giorno il mio ragazzo mi chiese di procurargli 150 euro. Per amore lavorai giorno e notte, e gli diedi quei soldi. Mi promise che me li avrebbe restituiti, ma non li rivolevo indietro: ciò mi avrebbe fatto sentire una sorta di banca, la quale effettua prestiti su prestiti giorno dopo giorno. La mia migliore amica diventò la migliore amica del mio ragazzo, decidendo, forse incosciamente o forse fin troppo consapevolmente, di farci lasciare, e di distruggere la mia vita sociale. Il rapporto con il mio ragazzo è diciamo rovinato. Di recente mi ha chiesto di nuovo di procurargli 75 euro, e di nuovo sto operando per accontentarlo. Lo amo, e lui dice che sono la cosa più importante per lui, ma giorno dopo giorno mi ritrovo a piangere, sempre più spesso e sempre più disperatamente, perchè mi accorgo che la mia amica, che pensavo non mi avrebbe mai tradito, sta operando per una sorta di distruzione di me, e ci sta, con mio grande dispiacere, riuscendo. Sono autolesionista nonostante odi esserlo. Non mangio moltononostante non abbia nessun disturbo alimentare [i miei genitori non meritano tale dispiacere e disonore: avere una figlia anoressica li distruggerebbe.], e ho una depressione non particolarmente grave ma per la quale dovrei prendere dei farmaci, che effettivamente non prendo per mancanza di volontà. Voglio morire semplicemente perchè non vedo motivo per vivere. A 15 anni il suicidio èun qualcosa che non dovrebbe sfiorarmi. Dovrei divertirmi, ridere con gli amici e passare di ragazzo in ragazzo riuscendo a non innamorarmi. Per favore, miconsigli un metodo per guarire, o in alternativa, un modo per morire senzadestare particolare clamore. Dare nell'occhio è l'ultimo dei miei desideri.Nonostante sia un'autolesionista, ho paura del suicidio che causa dolore fisico particolarmente forte. Quello dell'autolesionismo è un dolore limitato, sia in quanto intensità che in quanto durata. Prima o poi finisce. Desidero morire senza provare nulla. Senza pensare. Senza pentirmene durante l'atto. Non mi dica di aspettare, per favore. L'adolescenza è brutta per tutti, ma io non ce la faccio più ad aspettare. Grazie mille per l'attenzione e per l'eventuale aiuto che mi sarà fornito.Cordiali saluti.

EIACULAZIONE PRECOCE

Salve dottore,stavo facendo una ricerca su internet e ho trovato il suo sito.
Io sono una ragazza di 24 anni,e il mio compagno ne ha 35.La nostra attività sessuale è alquanto soddisfacente,ma pultroppo il più delle volte c'è un piccolo problema...lui non riesce a trattenere l'eiaculazione, nonostante i nostri movimenti sono lenti durante il rapporto,o molte volte evitiamo la posizione del missionario,ma sembra che ciò serva solo fino a un certo punto.
Su quel sito c'è anche scritto che più è lungo il periodo trascorso dall’ultima eiaculazione,più è veloce il tempo in cui si raggiunge l’orgasmo, ma il "problema" si presenta anche quando facciamo l'amore tutte le sere,o solo dopo aver dormito solo 5-6 ore e fatto l'amore
Io questo non lo ritengo un problema per me,perchè sono molto comprensiva nei suoi confronti, penso che magari è stressato dal lavoro,o da altre tipologie di problemi,però non so fino a che punto queste cose influiscono,perchè come le ripeto io sono soddisfatta della nostra intimità.
Noto comunque con dispiacere che quando ciò accade,lui ci resta male,e quasi deluso da sè stesso.
Per il momento considero il ricorrere a farmaci una soluzione abbastanza drastica,anche perchè non siamo over cinquantenni. Quindi le vorrei chiedere se c'è qualcosa che potremmo fare della serie "fai da te" o dobbiamo rivolgerci necessariamente a chi di competenza?
Le premetto anche che non prendiamo precauzioni,e quindi è esclusa l'idea di usare profilattici ritardanti o usarne addirittura due insieme,le i mi dirà che la cosa è rischiosa,ma io ho avito delle reazioni allergiche in passato.
Noi due non abbiamo tabù,pratichiamo anche sesso anale,e orale.
Io mi chiedo anche se il problema è proprio questo:FORSE SIAMO TALMENTE TROPPO INTIMI CHE NON C'è PIù QUEL DESIDERIO DI SCOPRIRE IL CORPO DEL PROPRIO PARTNER?
Stiamo insieme da 10 mesi,e mi sembra un pò impossibile che già ci siamo stancati...anzi ogni giorno,mi sono accorta che c'è sempre più desiderio...confido in una sua risposta molto celere,la ringrazio anticipatamente.
Distinti saluti
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Salve, la problematica dell'eiaculazione precoce è complessa e richiede un analisi approfondita. La invito a afr effettuare al suo ragazzo il seguente test http://www.iltuopsicologo.it/test_sulla_eiaculazione_precoce.htm e valutare un consulto specialistico. Non sottovalutate il problema.
Saluti
Dott. Roberto Cavaliere

lunedì, giugno 15, 2009

SPERO CHE CHI MI HA FATTO DEL MALE LEGGA

antonella83 Età: 25 Tra qualche giorno compirò 26 anni e devo dire che ne sento sulle spalle almeno 80. Vivo da sola dopo che mio padre mi ha buttata fuori di casa solo per avergli impedito di picchiare per lennesima volta mia madre. Come sono riuscita ad andare avanti? la persona di cui sono innamorata mi sostiene in tutto e per tutto. Ho perso il lavoro e dopo suo consiglio abbiamo cercato di avviare un'attività commerciale ma ad oggi per i gravi problemi ecomici è rimasto bloccato. ma questo è solo il "contorno" mi sento estemamente sola. Non ho amici. ne vita sociale di alcun genere. Passo le mie giornate in casa elemosinando di stare con lui in quanto vive in un'altra città ed è separato in casa con 2 figli miei coetanei. Ho tentato iù volte di venirne fuori ma la solitudine, la depressione mi uccide. Penso notte e giorno di farla finita ed ho deciso di uccidermi appena realizzerò un sogno per l'unica persona che mi ama da sempre la mia sorellina di 18anni. Voleva andare a parigi ed il 9/6 si parte. Le regalo quest'ultimo sogno poi il 15 lo faccio.
Non so perchè sto qui a raccontarlo... forse ho la speranza che un gorno chi mi ha fatto del male si trovi a leggere... chissà? In ogni caso chiedo scusa pe il tempo che certamente vi farò perdere. Antonella

FETICISMO

ikaros Età: 46 Salve. Ho 46 anni e per circa 7, da quando ne avevo 37, ho seguito un percorso di psicoterapia con diversi terapeuti e accompagnato da varie attività esperienziali. La molla che inizialmente mi ha spinto ad avviarmi su questo cammino è stata una depressione reattiva da separazione coniugale. La crisi si era verificata, anche, per gli effetti nefasti della mia parafilia feticistica che nelle mie precedenti relazioni era rimasta piuttosto defilata, più che altro per mia timidezza nel manifestarla. Invece in quei 12 anni di relazione avevo assillato la mia ex partner, sommergendola di stivali, procurati e proposti a raffica, con cui volevo si calzasse permanentemente sia nella vita quotidiana, sia nei nostri rapporti sessuali. Per quanto riguarda la mia sessualità, specifico che la presenza del mio "feticcio" non è mai stata indispensabile né all'erezione, né all'orgasmo. La mia vita sessuale, quindi ha un ampio margine di autonomia dalla presenza del feticcio che risulta compulsiva per la sua cronicizzazione, ma non in quanto indispensabile e vincolante. Con le partner successive ho riproposto questa mia predilezione, ovviamente con una consapevolezza ed una capacità di gestione della stessa affinate dalla psicoterapia in corso. In un caso ho trovato compiacenza pressoché totale, che però risultava anche della dipendenza che questa donna aveva nei miei riguardi. Con la partner successiva la condivisione e la disponibilità ad assecondarmi è stata più limitata, anche perché lei aveva sue
predilezioni e fantasie personali che finivano per prevalere sulle mie, ribaltando i rapporti di dipendenza che esistevano con chi l'aveva preceduta.
Dalla donna con cui ho convissuto negli ultimi quattro anni e da cui adesso mi sto separando, la mia parafilia è stata inizialmente accettata come forma di gioco da condividere con complicità, per poi essere gradualmente rifiutata fino ad essere uno dei motivi della crisi che ci ha condotto alla separazione. Lei afferma che la sua sessualità, a sua detta "sana" e animale (che la porta ad aborrire, tra l'altro, la penetrazione anale che io invece integro tranquillamente tra le modalità di coito gradevoli ed ammissibili, e per questo sono stato da lei tacciato di avere una pulsione distruttiva e umiliante verso il genere femminile), mal si adatta a quella mia con le sue "mentalizzazioni" e complessità "estetiche". In tutto ciò torno a specificare che la presenza di stivali sulla scena dell'amplesso, o addosso alla partner, continua a non costituire la mia unica ed esclusiva modalità di eccitazione sessuale, convivendo con una normale attenzione e reattività a parti del corpo femminili, effusioni e situazioni ortodossamente erogene. Nel mio percorso terapeutico, durante il quale sono emersi aspetti e ramificazioni psichiche da sindrome di abbandono e dipendenza affettiva, che costituiscono alcuni dei nuclei del mio complesso psichico, sono transitato da un iniziale rifiuto della mia parafilia, che la psicoterapia doveva aiutarmi a debellare definitivamente, ad una sua graduale accettazione nel tentativo di individuare un modus vivendi, o meglio cum-vivendi, passando attraverso una presa di coscienza e una capacità di gestione che mi permettessero di "agire" consapevolmente la mia peculiarità, in modo da non renderla insostenibile a chi amavo, come accadeva quando ne ero completamente "agito". Insomma, godermela piacevolmente senza trasformare la vita altrui, e di conseguenza anche la mia, in un inferno.
L'ultimo terapeuta a cui mi sono rivolto, mi chiese, nell'ottica di un rapporto non conflittuale con me stesso e rispettoso di tutta la mia personalità, perché non cercavo le mie partner tra donne che condividessero la mia stessa passione. Ho rifiutato quest'ipotesi - tra l'altro del tutto fuori luogo in quella fase, visto l'amore, l'attaccamento e la seduzione che provavo per la mia partner di quell'epoca - sia perché mi è sembrata limitante delle mie scelte sentimentali, oltre che artificiosa (francamente, trovo un po' ridicoli e patetici i vari ghetti virtuali o reali in cui, tra internet e club esclusivi, si rinchiudono certi cultori di emozioni particolari), sia perché la mia aspirazione, dopo l'iniziale ripulsa, sarebbe quella di "normalizzare" la mia predilezione integrandola in una sessualità non predeterminata e iperconnotata e vivendola in una dimensione di compartecipazione giocosa con chi condivide con me i piaceri del sesso. Insomma vivere la mia attrazione per rapporti sessuali con donne che indossano stivali come un aspetto ed una possibilità tra le tante, come d'altronde nella mia psico-fisiologia sessuale avviene. Aggiungo che a tutto ciò si accompagnano pratiche da feticismo di travestimento che in periodi di solitudine o di relazioni insoddisfacenti mi vedono a masturbarmi calzato, questa volta io stesso, delle fatidiche calzature. Superata la fase in cui questa abitudine mi ha creato qualche
perplessità di tipo identitario, adesso conosco benissimo l'effetto ansiolitico e compensativo psico-ormonale di questa pratica, che tra l'altro ha fatto, non deliberatamente ma con effetto catalizzatore, da sfondo alla mia prima eiaculazione quando avevo 11 anni, e che non ha nulla a che vedere con il travestitismo o la transessualità. Credo quindi che sia strettamente legata a periodi di stress da relazione in crisi o da assenza di relazione, con valore transizionale. Ma per tutto il resto, cosa fare? L'idea di riprendere un trattamento psicoterapeutico cognitivo-comportamentale o di qualunque tipo mi uggia (in linea con la componente ego-sintonica del mio "vizietto").
D'altronde sono stanco della compulsività e dei condizionamenti che, malgrado i miei tentativi di sana gestione, continuano a verificarsi nella mia vita sentimentale e di relazione, con le crisi che ne conseguono. Provo una certa invidia per chi può affermare di essere libero da particolari fantasie o preferenze impersonali, che non siano quindi strettamente individuate nella persona del partner sessuale, anche se siffatte affermazioni mi lasciano alquanto perplesso sapendo, tra l'altro, che il principale organo sessuale (e sessuogeno) dell'essere umano è .... il cervello, con tutte le sue creazioni.
Grazie per l'attenzione.