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giovedì, febbraio 08, 2007

SENSI DI COLPA

Gentilissimo dottore, mi chiamo Flavio e sono uno studente di 22 anni. Le scrivo perchè la mia vita è diventata un inferno, da quando una mia ex coinquilina si è suicidata più di un anno fa, gettandosi dal balcone di casa del suo ragazzo. Dal giorno che ho saputo la notizia, ho molti sensi di colpa causati da un enorme dubbio. Volevo innanzitutto, spiegarle quello che mi è stato raccontato da un amico della vittima. La mia ex coinquilina, il giorno del suo 30° compleanno si trovava in bar, era completamente ubriaca, ha fatto "casino" (secondo me col suo ragazzo, che magari è andato al bar per impedirle di bere) e al ritorno a casa ha compiuto il gesto. Cosa posso centrare io in tutto questo? Glielo spiego subito.
Voglio premettere che la mia ex coinquilina aveva problemi di alcolismo e depressione. Il giorno del suo compleanno, come farebbe una persona gentile, le ho mandato un semplicissimo augurio di buon compleanno tramite sms.
La paranoia che mi sono fatto è questa:
-lei è tornata a casa tutta ubriaca;
-il cellulare è rimasto a casa perchè magari lo aveva dimenticato e sul display c'era il mio sms;
-il cellulare, squilla per avvisare che c'è un messaggio non letto (i cellulari di ultima generazione come quello che possedeva lei, avvisano della presenza di un messaggio non letto ad esempio ogni 5 minuti);
-lei pensa che in quel sms ci sia scritto che il suo ragazzo la vuole lasciare e presa da un raptus, incapace di intendere e di volere perchè ubriaca, si lancia dal balcone.
Dato che mi sono fatto questo film nella testa e visto che non ho certezza su come sono andate veramente le cose, mi tormento e penso che se non avessi mandato quel sms lei non sarebbe morta e soprattuto non troverò una risposta al mio dubbio. E' possibile secondo lei che una persona si suicidi nella maniera che le ho raccontato? Perchè devo farmi delle colpe che a detta di amici e genitori sono inutili.
La prego mi aiuti.
La ringrazio anticipatamente ed attendo una sua risposta.
Lei ha costruito nella sua mente un "castello fobico", cioè la ricostruzione immaginaria e del tutto distaccata dalla realtà, della paura di essere il responsabile del suicidio della vicina di casa. Andrebbero analizzate le cause che la portano ad avere tali infondati sensi di colpa. Può darsi che lei sia in generale un soggetto che tende a colpevelizzarsi. Tenga presente che depressione ed alcolismo sono fortemente correlati con tentativi di suicidio. La limitatezza della consulenza online e la delicatezza dell'argomento trattato m'impediscono di esserle maggiormente d'aiuto. Cordiali saluti

UNA "DIVERSA LETTURA" DELL'AUTOLESIONISMO

Di seguito riporto una "diversa" lettura dell'autolesionismo pervenutami da una visitatrice del sito. "Diversa lettura" che non condivido ma che pubblico perchè può aiutare a capire perchè un adolescente arrivi a tali comportamenti. Personalmente rimango dell'idea che il dolore fisico indotto dall'autolesionismo serve a non sentire un più profondo e dilaniante dolore interiore.
1-La causa unica e assoluta dell'autolesionismo è lo sbaglio non proprio ma di una o più persone che si ha accanto, quello di farci del male. Al contrario di quello che sembra, non serve reiterare uno sbaglio mentale nei confronti di una persona sensibile per squilibrare l'intero mondo che le unisce. Ad esempio: mi hanno insegnato da quando avevo sei anni compiuti che dai 10 ai 19 non avrei capito più un cazzo della vita grazie all'adolescenza. A dir la verità io le cose le vedo sempre nello stesso modo di prima, e le faccio anche nello stesso modo di prima, e dico sempre le stesse cose di prima, e soprattutto sono sempre io. La cultura dell'adolescenza però è tanto forte nei miei genitori che insistono a fare come se vicino a loro ci fosse il caso tipo del quindicenne appartenente alla relativa cultura.Primo: non sono io. Non importa cosa o chi credano di guardare i miei genitori, ma scelgono deliberatamente di NON guardare me. Sono loro figlio, quindi ne hanno il dovere. Secondo: recitano. Il fenomeno stesso del recitare nasce dal rifiuto della realtà che si ha intorno, quindi sempre volontariamente e senza alcunchè di realmente tangibile come giustificazione, mi stanno trattando come una merda per avere finalmente la gratificazione di aver creduto in idee giuste. QUALCUNO, vicino a me, tiene più in conto le sue idee che me. 2-Io non sono un cretino. Col mio corpo ci faccio quello che mi pare, e non perchè qualcun altro è d'accordo, ma perchè IO sono d'accordo sapendo benissimo che IO sono l'autorità giudicante più importante di questo pianeta, cosa che semmai sono proprio LORO ad essersi dimenticati. I tagli saranno proprio i segni del male che LORO mi hanno fatto, e dovrannno essere visti solamente da LORO quando avranno la sanità mentale di capire quello che succede. Primo: se tu in quanto personaggio della tua vita fai una puttanata, devi essere al corrente del fatto che tu in quanto tu e basta ne pagherai le complete conseguenze. Cosa che NOI adolescenti, parlo di quelli che hanno 15-19 anni adesso, né più, né meno, sappiamo benissimo e che loro a quanto pare non hanno pensato.Secondo: A me non fa proprio male sfarmi i pugni contro i muri. Se no non lo farei. Non mi fa male vedere il mio sangue dipingermi le braccia, perchè è il MIO sangue, e sono i MIEI pugni. Farà male a loro. 3-Proprio i miei genitori sono convintissimi che noi giovani si vada in discoteca perchè va di moda. E loro, che sanno tutto del mondo, sanno anche benissimo che è una merda, pericolosa, ecc. ecc.Noi ci andiamo PERCHE' è pericolosa. Noi ci caliamo in discoteca perchè ci pulsano le vene e ci fanno male le tempie. Perchè balliamo come degli idioti. e quando usciamo ci pensiamo e se ci vediamo ballare alla luce scoppiamo a ridere. Noi beviamo e fumiamo di tutto non perchè pensiamo sia bello ma in realtà, inconsciamente, sappiamo che....Noi sappiamo soltanto che quello che loro chiamano inconsciamente è ciò che nella loro piccola parte quotidiana, nella recita, nel loro personaggio, non esiste. Non c'è NIENTE di inconscio per noi, adesso. Perchè sappiamo perfettamente quello che ci passa per la testa. Che lo vogliamo dire o accettare o meno, è un altro discorso. NOI beviamo fumiamo ci caliamo andiamo fuoi di noi con tutti i mezzi possibili PERCHE' fa male. E' una vendetta, letteralmente. Ma noi, noi che lo facciamo, ne siamo completamente estranei. E' bene che questo sia chiaro.Se serve un'altra testimonianza, ho la mia.

martedì, dicembre 26, 2006

PANICO E....


Ho trovato interessante il suo sito,anche per le belle immagini. Ebbene, sono un pò sconfortata perchè da anni convivo con ansia e attacchi di panico, tenendo però la situazione sotto controllo: farmaci, psicoterapia a mediazione corporea, molta riflessone e preghiera, arte 8dipingo porcelana e icone) danza, massaggi ecc. Solo chela vita è veramente, oggettivamente stressante, la mia come quella di altri. nel mio caso anni ed anni ad accudire genitori malati con limitati mezzi economici e quindi poche possibilità di avere aiuti, genitori con malattie neurologiche progressive che forse mi hanno trasmesso geneticamente un sistema nervoso più fragile. un lavoro, l'insegnamento, che detesto ogni giorno di più e che risucchia le mie energie e da cui non posso prescindere perchè rappresenta la mia sussitenza, una età, 46 anni, in cui si fanno bilanci ed iniziano le turbative ormonali della menopausa...tutto fa. per fortuna la vita affettiva e di relazione va bene ma... mi sento murata viva in una vita che non è certo quella che vorrei e che cerco di arricchire con hobby, interessi, cose positive, che contrastino il resto. Tant'è mi sento imprigionata, come un albero che non riesce a fiorire, che non ha terreno favorevole.C'è da meravigliarsi se soffro di claustrofobia? Veramente sono nata con la claustrofobia e la nictofobia perchè già da lattante non sopportavo il buio, dormivo di giorno e vigilavo di notte a quanto dicono i genitori, sono n ata ansiosa e paurosa, in una famiglia funestata da malattie e disgrazie, con un forte senso di insicurezza e una fede cattolica calvinista, dove si pensava che siamo nati solo per soffrire. un pessimismo di fondo, tipico di certo mondo contadino, che ho assorbito con il latte materno. Eppure io sono socievole di carattere, amo gli altri, mi adatto facilmente, mi piace stare in gruppo, sono abbastanza assertiva e piena di interessi. La claustrofobia mi ha dato poco fastidio fino ad alcuni anni fa perchè vivo in campagna e quindi non ho ascensori da prendere e dispongo di ampi spazi e la folla non mi dà troppo fastidio. dal 1987 non ho èpiù preso ascensori, così, da un giorno all'altro... ma ripeto, non è stato un grosso problema. Gli attacchi di panico peggiori che ho avuto comunque all'aperto, risalgono al 2002, dopo un'estate tremenda ed insonne per il peggioramento di mio padre, parkinsoniano. il primo è stato terribile, pensavo che sarei morta lì sul balcone di casa mia, tra i gerani e le peonie, mentre finivo di diopingere l'icona di
Silvana la ringrazio per la significativa testimonianza che pubblicherò nel blog nei prossimi giorni. Circa la sua ansia, per la durata e l'intensità con cui si manifesta, deve conviverci e cercare un equilibrio con essa. Quello che le è successo in treno è solo un "pretesto" che ha trovato il suo "panico" per uscire fuori. Esso arriva quando uno meno l'aspetta e nelle occasioni più insolite. L'unica soluzione in questi casi, per quanto dura sia, è lasciarlo manifestarsi perchè comunque và via. Le auguro un buon Natale ed un anno nuovo con meno panico (anche se mi auguro per lei il miracolo che il panico scompaia del tutto.) Saluti.

lunedì, novembre 20, 2006

ANSIA E DEPRESSIONE


Mi scuso già in partenza perchè il mio messaggio sarà prolisso e logorroico. soffro di ansia e depressione da circa 7 anni.
tutto è cominciato un'estate, l'estate dei miei 20 anni, quando avevo deciso di andare all'università e di fare un viaggio ad Ibiza con amici e fidanzato. Vabbè, solita storia, attacchi di vomito, che cos'è. gastroscopia, e via dicendo. Università a Milano uno schifo, mollo l'appartamento e torno a casa da mammà. Prima psichiatra dell'usl, poi privato, grosse spese (circa 60 euro a seduta); stavo meglio, poi ricaduta nell'estate del 2003, poi psicologa, ipnosi, rilassamento, yoga etc etc etc
Mollo il ragazzo dopo 7 anni, mi riiscrivo all'uni e genova, passo uno splendido anno, poi trovo l'amore. Finisco l'uni (devo laurearmi tra 13 giorni) e via con gli attacchi di panico...
adesso devo cominciare a vivere...ma come?
sottolineo il fatto che ho preso ansiolitici e antidepressivi per ben 7 anni, sebbene dosi minime.
quest'estate ho deciso di smetterli e sto uno schifo; e quasi tutti i giorni uno xanax da 0.25 me lo devo prendere.
io lo so quali sono i miei problemi:
non riesco a staccarmi da mia madre
mi attacco troppo alle persone
non ho voglia di vivere e mi arrendo subito
che faccio?

Quello che non ha fatto fino ad adesso. Cercare di non dipendere più dagli altri. Impossibile mi dirà. Almeno inizi le rispondo. E questa volta non deleghi tutto a farmaci e terapeuti, ma prenda in mano la sua vita. La saluto con un significativo aforisma che le sarà utile:

"La lezione più importante che l'uomo possa imparare in vita non è che nel mondo esiste la paura ma che dipende da noi trarne profitto e che ci è consentito tramutarla in coraggio. (R. Tagore)"


E' GELOSIA

mario N° di riferimento: 210362969 Età: 39 Caro Dottore ho seguito sempre con interesse le varie tematiche sul suo sito e credo sia arrivata l’ora di aggiungere anche la mia vicenda alle tante narrate soprattutto per avere un consiglio/aiuto per fare un po’ di chiarezza nella confusione in cui mi dibatto. Mia moglie un anno piu’ piccola di me, sposato da 14, abbiamo 4 stupendi bambini. Bambini venuti al mondo per caso ma una volta scoperta la gravidanza mia moglie ha tentato senza riuscirci di abortire (mi sono opposto in ogni modo soprattutto standole vicino e rassicurandola per qualsiasi cosa) vivendo un dramma ogni volta che aveva notizia di essere incinta, e addossandomi la colpa per “l’incidente”. Ma non è questo il punto. Oltre ad essere diversi come vedute veniamo da due storie differenti: mentre lei che ha una mentalità piu’ libertina proviene da una serie di vicissitudini sentimentali basti considerare che appena conosciuti era legata ad un ragazzo pur frequentando me, io avevo fatto un particolare e profondo cammino spirituale e nessuna vera esperienza sentimentale. L’ho amata da subito, la prima volta che l'ho vista mi è sembrata così piccola ed indifesa, da proteggere ed amare, lei al contrario distaccata nel rapporto meno coinvolta emotivamente, anzi quando stava con me non disdegnava di guardarsi intorno, dando un’occhiata accurata ai ragazzi di passaggio, e questo mi mandava il sangue alla testa e cominciavano le prime litigate. Avevo paura di perderla e nello stesso tempo chiedevo a lei spiegazioni di questi comportamenti e lei puntualmente negava e accusandomi di gelosia improvvisava delle scenate che non facevano altro che accrescere il mio disagio, sopportavo quindi giorni di musi e di silenzi aspettando che gli passasse il nervosismo per potermi riappacificare. La storia è andata avanti per un po’ di mesi fino a quando è rimasta incinta della prima figlia: dramma assoluto per lei (comprensibile se si pensa che stava studiando fuori sede ed i genitori nemmeno sapevano della mia esistenza). In quel particolare momento mi sono dimostrato fortemente vicino rassicurandola che avrei sistemato ogni cosa e di non preoccuparsi che ci saremmo sposati quanto prima, ma nell’esternarle queste mie intenzioni vedevo che rimaneva sempre piu’ turbata e meno convinta. A dire il vero non ero convinto nemmeno io dei suoi comportamenti ma siccome in fondo l’amavo andava bene così. Gli anni successivi le cose non migliorarono anche se nelle varie litigate ed in particolari momenti di rottura ci ha molto aiutato un comune amico frate (da un po’ di anni defunto) per risolvere le crisi. Siamo andati avanti quindi a litigate, riappacificazioni e figli. A rigor del vero c’è da dire che dopo le litigate ero sempre io che l’andavo a cercare per fare pace anche spingendola a fare l’amore, avevo un bisogno fisico di sentirla, mentre lei al momento della discussione minacciava sempre di andarsene e di volersi separare, a tale scopo una volta ha chiamato anche una sua amica avvocato. Voglio bene anche ai bambini ed ho il terrore di perdere anche loro. Credo che il problema per il quale chiedo un aiuto sia chiaro: l’atteggiamento di mia moglie. Quando vede un uomo che gli interessa và come in ipnosi lo fissa insistentemente fino a cercare lo sguardo e tutto questo anche in mia presenza. Credo puo' capire il mio disagio e l’umiliazione che provo quando vedo l’altra persona che vistasi così bersagliata non solo ricambia conpiacere gli sguardi ma comincia anche ad avvicinarsi. Ora ultimamente cerca di stare un po’ piu’ attenta quando usciamo insieme evitando magari di farsi accorgere di questi suoi atteggiamenti, ma resta comunque in me il dubbio di cosa succede quando non ci sono. Io naturalmente continuo a vivere un incubo tanto che sono terrorizzato dall’idea si uscire insieme, poi la notte sogno continuamente suoi tradimenti e quando cerco ancora oggi di fargli capire il mio stato d’animo e di avere una spiegazione per questi suoi atteggiamenti, la risposta è sempre la stessa e cioè che sono malato di gelosia e devo farmi curare. Sono arrivato a 14 anni di matrimonio e mi trovo a constatare che ancora questo dilemma non sono riuscito a (o forse non ho voluto) risolverlo, amaramente devo ammettere che non conosco ancora mia moglie. Come faccio a capire se è un mio problema o un suo, sento comunque che quel sentimento di amore che era in me sta a poco a poco spegnendosi fiaccato dalla troppa sofferenza, sono piu’ i giorni che siamo litigati che quelli in pace, facciamo l’amore molto raramente e sono sempre io che vado a cercarla e ad insistere.Ultimamente temo proprio che abbia un altro uomo, anche se prove non ne ho.Preferirei, mi creda, sapere che il problema è la mia gelosia, sarebbe tutto piu’ semplice, mi farei curare per salvare il matrimonio. Capisco che non si puo’ con queste due righe inquadrare la situazione perfettamente, ma la prego dottore mi aiuti.
Mi scuso per il ritardo con cui la rispondo. Sono d'accordo con lei quando afferma che sarebbe preferibile se fosse solo un problematica di gelosia. Ma non è così. Sua moglie col proprio atteggiamento seduttivo verso gli altri uomini, vuole inconsciamente vendicarsi di lei. Vuole vendicarsi per averla costretta ad un matrimonio ed alle conseguenti ripetute gravidanze che sua moglie non desiderava. Mi permetta, forse lei, inconsciamente, usava le garvidanze al fine di non perderla. Deve trovare il coraggio d'affrontare, insieme a sua moglie, il futuro della vostra relazione. Continuare ad incentrarsi solo sulla gelosia, serve esclusivamente a prolungare l'agonia. Cordiali saluti.

CAMMINO CON LA TESTA ABBASSATA

Nico N° di riferimento: 339619696 Età: 18 Salve dott, ho un problema che penso sia di carattere psicologico!!! Allora, quando cammino ho sempre la testa abbassata, la postura inclinata verso il basso!! ho letto sul un libro che questa postura, è tipicadella persona insicura che ha paura degli altri ecc!! Lei concorda?? Un altra cosa, quando sono in tensione, ho emozionato per qalsiasi cosa, ho una speciedi tic nervoso, cioè tendo ad alzare le spalle verso l'alto!! Mi può aiutare a risolvere questi disagi? la ringrazio della risposta!!!
I sintomi che descrivi sono tipici delle persone timide, ansiose, insicure. Per risolvere questi disagi devi prima combattere le cause che ne sono alla base. Inoltre utile è compiere un percorso assertivo. Al riguardo ti consiglio di leggere l'articolo http://www.iltuopsicologo.it/Assertivit%E0.asp. Saluti.

NON RIESCO AD ANDARE A SCUOLA

Rocco N° di riferimento: 606368869 Età: 17 Salve dotto, le scrivo perchè ho un problema, serio!!! Cioè no riesco a studiare, no riesco a mettermi con la testa sui libri, spesso non vado a scuola!!! La cosa grave è questa, cioè che sento il bisogno di interessarmi allo studio, cioè mi piacerebbe avere una bella carriera da studente, e ogni giorno dico: " dalla prossima settimana inizio a studiare", ma all'atto pratico, niente!!!( c'è da dire anche che il rapporto con la classe non è del tutto positivo, ma non penso sia questa la causa prinicipale!!! Non riesco, preferisco fare altro, la cosa ancora più strana, è che quando marino la scuola, dico: " oggi non vado, ma da domani inizio a studiare sul serio", e invece il giorno dopo, niente!!! Come mai dico queste cose? forse quando marino la scuola mi sento in colpa, e per consolare il mio incoscio dico: "da domani inizio a studiare"??, la ringrazio della sua risposta, che credo mi aiuterà certamente!!! Ma lei come ha fatto a diventare psicologo? lo sa che è il mio sogno?? Ma se continuo così addio con lo studio addio!!! Invidio il suo lavoro, siete dei grandi, soprattutto lei lo è, che sfrutta il suo tempo per aiutare persone che hanno bisogno!!! Grazie dicuore!!!
Rocco probabilmente oltre a non essere motivato sufficientemente allo studio, come hai già individuato, ci sono anche problematiche relazionali colla classe. Questo connubbio può essere molto forte da superare. Devi trovare altre motivazioni. Inizia, ad esempio, a studiare le materie che più t'interessano. Quelle umanistiche, ad esempio, che potrebbero essere vicine al tuo modo d'essere. Parla di questo tuo disagio con qualche professore con cui hai un rapporto migliore. Potrebbe aiutarti ad riavvicinarti alla scuola. Saluti.

MASTURBAZIONE INFANTILE

Gaia N° di riferimento: 157013899 Età: 8 Ho una bimba di otto anni che spesso a scuola ha atteggiamenti riconducibili ad una masturbazione. La pediatra ha confermato che non ha sintomi di pubertà precoce. Lo psicologo ha constatato , dopo colloqui e test, che la bimba non ha altri problemi che l'ansia da prestazione. Dato che l'atteggiamento della bimba dà fastidio alle maestre che l'hanno isolata mettendola in fondo alla classe, mi consiglia cosa posso dire alle maestre e come devo comportarmi nei confronti di mia figlia? Grazie, Franca
Và comunicato alle insegnanti di sua figlia che la masturbazione infantile non è da considerare una malattia o qualcosa di "riprovevole". E' un comportamento che può avvenire nel bambino anche molto piccolo a fini di autoesplorazione ma soprattutto di autoproduzione di sensazioni piacevoli, calmanti. Un comportamento "punitivo" da parte delle insegnanti può solo rafforzare il comportamento della bambina. Inoltre vale la pena di domandarsi che funzione può avere mettendolo in relazione con altri comportamenti del bambino stesso (ricerca di relazioni con figure affettive, pianto, etc). In questo caso è utile instaurare un diaologo aperto con sua figlia al fine d'individuare, appunto, problematiche sottese al comportamento masturbatorio. Cordiali saluti. Dott.ssa Rosalia Cipollina

mercoledì, novembre 01, 2006

MI SEMBRA TUTTO COSI' NERO E DISASTROSO

Valentina N° di riferimento: 633733748 Età: 21 ...sono una ragazza di 21 anni che si sente una merda, un'incapace... odio questa vita... non faccio che pensare al suicidio come unica soluzione (1> volta ci ho già provato tentando di avvelenarmi).... lavoro da più di 2 anni in una fabbrica come progettista, ho un ragazzo da quasi sei anni che dice di amarmi ma non ne sono sicura per niente.... non c'è mai per me, nemmeno nel momento del bisogno... è un egoista che pensa solo a se stesso ed hai suoi hobby... tutti mi ritengono fortunata... ma io questa fortuna proprio non la vedo! la mia famiglia: 7 persone...1 sorella con un figlio, 2 fratelli, mia madre e mio padre anziano ... mia sorella mi odia, mi invidia...e io da quando sono nata sono la sua schiavetta... vivo in un piccolo paese dal quale vorrei andarmene... non mi va più questa situazione... a casa non si fa che litigare...con il mio ragazzo non faccio che litigare ma non riesco a lasciarlo... sono sempre seria educata a posto... non sgarro mai sempre ubbidiente.... mai nessuno però mi guarda negli occhi e mi dice : "ti voglio bene" mai nessuno e ora che ho trovato la persona giusta della mia vita...cosa faccio? non riesco a lasciare Cristian e allora facccio solo guai e casini...quindi meglio morire.... è l'unica soluzione... sono sempre triste... " vorrei volar come volan le rondini"... non so più nemmeno quello che voglio dala vita... Valentina N° di riferimento: 633733748 Età: 21 Argomento: > ...sono una rgazza di 21 anni che si sente una merda,un 'incapace... odio questa vita... non faccio che pensare al suicidio come unica soluzione (1> volta ci ho già provato tentando di avvelenarmi)....> lavoro da più di 2 anni in una fabbrica come progettista, ho un ragazzo da> quasi sei anni che dice di amarmi ma non ne sono sicura per niente.... non c'è mai per me, nemmeno nel momento del bisogno... è un egoista che> pensa solo a se stesso ed hai suoi hobby...> tutti mi ritengono fortunata...ma io questa fortuna proprio non la vedo! la mia famiglia: 7 persone...1 sorella con un figlio, 2 fratelli, mia madre e mio padre anziano ... mia sorella mi odia, mi invidia...e io da quando sono nata sono la sua schiavetta... vivo in un piccolo paese dal quale vorrei andarmene... non mi va più questa situazione... a casa non si fa che litigare...con il mio ragazzo non faccio che litigare ma non riesco a lasciarlo... sono sempre seria educata a posto... non sgarro mai sempre ubbidiente.... mai nessuno però mi guarda negli occhi e mi dice : "ti voglio bene" mai nessuno e ora che ho trovato la persona giusta della mia vita...cosa faccio? non riesco a lasciare Cristian e allora facccio solo guai e casini...quindi meglio morire.... è l'unica soluzione... sono sempre triste... " vorrei volar come volan le rondini"...non so più nemmeno quello che voglio dala vita...mi sembra tutto così nero e disastroso... bo...
Le sembra tutto nero e disastroso, ma in lei una tenue luce c'è. E' questo anelito di vita che l'ha spinta a scrivermi ed a chiedere, attraverso un apparente sfogo aiuto. Trasformi il suo dolore in una "risorsa". In tal senso le invio un significativo aforisma:
"Un'uomo può compiere imprese stupefacenti e assimilare una grande quantità di conoscenze, eppure non avere alcuna comprensione di sé. Ma la sofferenza spinge un uomo a guardarsi dentro. Se vi riesce, ecco che là, dentro di lui, comincia il suo apprendimento. (S.Kierkegaard)

OSSESSIONE PER LO SPECCHIO

francesca N° di riferimento: 926136096 Età: 24 Salve, sono una ragazza di 24 anni ossessionata dallo specchio..mi specchio in continuazione per ricevere conferme. Per un pò sto bene, poi sento il bisogno di riandarci. .a volte capita che non mi piaccio, allora mi resta una sensazione di tristezza che condiziona i miei comportamenti e tutta la mia giornata...la prego di darmi un consiglio e nell'attesa di una sua risposta la ringrazio infinitamente.Francesca
La sua ossessione potrebbe originare da una cattiva "percezione" corporea e da una bassa autostima. Queste due cause la conducono a guardarsi ripetutamente allo specchio per avere conferma del suo "corpo" e trovare conferma alla sua bassa autostima. L'alternativa è solo un rafforzamento della propria autostima e della percezione "interna" del proprio corpo non di quella "esterna". Purtroppo la limitatezza della consulenza online m'impedisce di darle ulteriori indicazioni. Saluti